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27 febbraio 2026
È pura angoscia vedere il nostro atto sacro dell’esistere, lo scrivere, perdere dignità in tempi come questi, quando il linguaggio stesso viene svuotato di senso e le parole restano inerti sul freddo della terra, scavate di tutto ciò che un tempo custodivano, come gusci abbandonati, non diversamente da ciò che sta accadendo a noi. Si potrebbe dire che ogni tentativo di scrittura, in tempi simili, sia di per sé una forma di vergogna. Eppure credo che il linguaggio sia tutto ciò che ci resta, la nostra unica arma. Per questo cerco di trattenere la verità prima con gli occhi, e se possibile anche con il cuore, e poi di tradurne, per quanto imperfettamente, dei frammenti in parole, sperando che possano salvare ciò che rimane di me, o almeno una parte.
Da oltre un mese sono ridotta a essere nient’altro che uno sguardo. Non ho fatto altro che osservare, e ora provo a raccontare, anche se è quasi impossibile raccontare un vuoto: un vuoto generato da un blackout digitale totale su scala nazionale, che lascia filtrare solo lampi sparsi della violenza che racchiude lo schianto di ogni virtù umana e l’incarnazione vivente del male. Ho visto persone riversarsi nelle strade a milioni con un coraggio indicibile. Le ho viste stare una accanto all’altra e l’una per l’altra, spezzando la lunga continuità dell’oppressione con una dignità così profonda da togliere il respiro.
"Ho visto l’umanità elevarsi e crollare nello stesso istante, nella sua luce più intensa e nella sua ferocia più estrema"
Poi ho visto il male prendere il sopravvento con i suoi soldati degeneri, avvolti in una fo-schia oscura. Ho visto mitragliatrici squarciare i corpi. Ho visto sangue, un mare di sangue, scorrere sulla superficie fredda del mio schermo e colare lungo il mio volto. Ho visto cumuli di corpi, privati del respiro ma non dell’amore. Ho visto genitori piangere i propri figli, amanti chiamarsi per nome tra i morti. Ho visto lacrime senza fine e voci in-numerevoli, diverse per forma e colore, eppure fuse in un’unica voce. Ho visto l’umanità elevarsi e crollare nello stesso istante, nella sua luce più intensa e nella sua ferocia più estrema. Ho visto uomini provare piacere nell’uccidere, nel torturare, nel devastare, e ho visto l’amore, una quantità di amore così insostenibile da attraversare ogni confine immaginabile. Ho sentito il mio cuore spezzarsi e riempirsi di sangue, ancora e ancora, come se tutto quel sangue che correva sull’asfalto gelido stesse fluendo dentro di me, e ho conosciuto una forma di amore così immensa da infrangere i limiti del mio cuore e creare un legame tra il mio e tutti quei cuori che non avevo mai incontrato prima.
Proteste in Iran, un manifestante: "Non vogliamo interventi esterni, ci libereremo da soli"
Questo è ciò di cui l’essere umano è capace: contenere ogni estremo, tenere insieme creazione e annientamento dentro la stessa fragile forma. Abbiamo visto così tanti lasciare questa vita mentre lottavano per essa con un coraggio sconvolgente, e credo che tutto ciò che ci chiedano sia di restare vivi, nella carne e nel sangue, di vedere, di pensare, di sen-tire, di tenere la vita tra le mani e rifiutarci di lasciarla scivolare via, di averne cura anche quando fa male, perché coloro che sono stati uccisi quest’anno erano i più autentici amanti tra i viventi.
Niloufar, studentessa iraniana
Ai miei fratelli e alle mie sorelle che stanno lottando per le strade, per le donne, la vita e la libertà in Iran. A tutte e tutti quelli che cercano la libertà.
"Ho pianto per persone che non ho mai visto, per città di cui non sapevo nemmeno il nome. Ma quando piango, c’è sempre speranza sul mio petto"
Nella mia vita non mi sono mai sentito così vicino a tutte le persone. Sembra che condividiamo una malinconia comune. A volte non so per chi, per dove e per quando devo piangere. Ho pianto per persone che non ho mai visto, per città di cui non sapevo nemmeno il nome, e ho capito che noi umani non abbiamo nessuno se non noi stessi. Ed è per questo che, quando piango, c’è sempre speranza sul mio petto; la speranza, il desiderio, che ha scritto così bene Nasir Rezazî:
Per tutta la durata della vita sono pronto,
ad attraversare la palude della luna maledetta.
Voglio diventare vento,
portare con me l’amore dell’uomo
verso ogni angolo di questo mondo.
Voglio cancellare i confini tra gli esseri umani,
voglio strappare ogni dolore dalla radice.
Ali, studente iraniano
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