Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi tra la gente di Corleone al suo arrivo in paese/Ansa
Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi tra la gente di Corleone al suo arrivo in paese/Ansa

La Convenzione di Palermo vive se ascoltiamo la società civile

La criminalità organizzata cambia continuamente. Per tenere il passo, è necessario che gli Stati e le istituzioni internazionali coinvolgano sempre più le associazioni, il mondo accademico e il settore privato

Gabriele Aiello

Gabriele AielloFunzionario Unodc

28 dicembre 2022

Una delle principali caratteristiche della criminalità organizzata è l’adattabilità, la capacità di rispondere in modo sempre più veloce ai cambiamenti. L’abbiamo visto in modo evidente durante la pandemia: nonostante le restrizioni e la chiusura delle frontiere, il traffico di migranti non si è fermato, ma si è spostato su nuove rotte, spesso più pericolose. Perché la Convenzione di Palermo tenga il passo con questa evoluzione è necessario aggiornare i meccanismi di controllo e implementazione. Altrimenti, il rischio è che rimanga lettera morta, semplicemente una lista di 41 articoli più i protocolli.

Contro le mafie serve controllo reciproco

A livello internazionale sono stati fatti importanti sforzi in questo senso. Una delle ultime rivoluzioni è il meccanismo di esame dell’applicazione della Convenzione di Palermo (Meccanismo di revisione dell’implementazione, Irm, ndr), perché non basta che a firmare il documento siano 190 Stati: occorre applicarlo.

La rivista

2022 - numero 18

Oltre le convenzioni

Nel dicembre del 2000, a Palermo veniva firmata la Convenzione Onu contro il crimine organizzato transnazionale, presentata in termini trionfalistici come una svolta nella lotta ai fenomeni mafiosi in tutto il mondo. Ma cosa è cambiato da allora? Qual è lo stato dell'arte in fatto di contrasto ai traffici illeciti globali?

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