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Kurdistan dimenticato

L'emergenza umanitaria nel nord dell'Iraq è considerata conclusa, ma profughi e rifugiati sono ancora centinaia di migliaia. A Erbil le persone vivono in campi di fortuna, dove mancano anche beni di prima necessità

Sara Iacomussi

Sara IacomussiGiornalista freelance

Sara Sonnessa

Sara SonnessaFotogiornalista freelance

21 dicembre 2023

Dimenticati, o forse non considerati: sono passati 20 anni dallo scoppio della guerra in Iraq e dalla fine del 2022 le Nazioni unite hanno dichiarato conclusa l’emergenza nell’area. Nonostante i drammi successivi, dal conflitto in Siria alle conquiste dell’Isis, abbiano stravolto la vita di milioni di persone. Questo vuol dire stop degli aiuti umanitari. "Siamo nel processo di smantellamento – spiega Miriam Ambrosini, la rappresentante di Terre des hommes Italia a Erbil, nel Kurdistan iracheno – eppure solo in questa zona del Paese ci sono 250 mila rifugiati siriani e un milione di profughi di guerra provenienti da tutto l’Iraq". Il 90 per cento dei rifugiati presenti nel Paese.

Nei campi la gente si arrangia come può: c’è chi ricerca un po’ della vita che ha perso e prova a mettere in piedi piccoli negozi che vendono dai gelati alle sigarette. "Ma non guadagno abbastanza per vivere. Sono diabetico e recuperare farmaci è un lusso che non sempre posso permettermi", racconta Saeed con la voce bassa, mentre un bambino entra nella bottega improvvisata alla ricerca di un filone di pane per pranzo. Fuori sua madre lo aspetta: nella borsa di nylon solo due pomodori e una patata.

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