Oceano Pacifico Orientale, 15 novembre 2025. Imbarcazione di presunti narco-trafficanti presa di mira prima di essere bombardata dall'esercito americano. Foto di U.S. Southern Command/X
Oceano Pacifico Orientale, 15 novembre 2025. Imbarcazione di presunti narco-trafficanti presa di mira prima di essere bombardata dall'esercito americano. Foto di U.S. Southern Command/X

In Venezuela, i narcos sono salvi

Altro che fentanyl: la guerra al traffico di droga proclamata da Donald Trump in Venezuela serve solo ad allargare l'influenza Usa in America Latina, con la forza o il ricatto

Lucia Capuzzi

Lucia CapuzziGiornalista di Avvenire

27 febbraio 2026

Non è una guerra alla droga, nonostante ne porti il nome. Gli stupefacenti, però, c’entrano. La dichiarata lotta ai narcos di Donald Trump – "il Daesh d’Occidente", li ha definiti – è il pretesto con cui gli Usa stanno mettendo in atto il proprio rientro – aggressivo – in America Latina.

Narcotraffico, il nemico corre veloce

Se qualche dubbio esisteva, l’intervento dello stesso capo della Casa bianca a poche ore dai raid a Caracas e dalla cattura di Nicolás Maduro, lo scorso 3 gennaio, lo ha fugato: l’interesse prioritario di Washington in Venezuela – ha detto senza mezzi termini – è il controllo del petrolio. Non, dunque, il contrasto al traffico di coca e fentanyl. La riedizione della “dottrina Monroe” ha, in ogni caso, effetti pratici nella definizione degli equilibri criminali oltre che politici. Nel Continente e non solo.

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