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3 marzo 2026
Giovedì mattina la discarica Feronia, di proprietà di Herambiente e situata tra i campi del comune di Finale Emilia (Modena), è stata sequestrata dalla procura nel corso di un procedimento in cui vengono accusati di inquinamento ambientale continuato il legale rappresentante della società Feronia srl, che gestisce l’impianto, e l’ex dirigente responsabile del servizio "Autorizzazioni e concessioni" dell’Agenzia regionale per la prevenzione, l'ambiente e l'energia (Arpae).
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“L’esercizio dell’azione penale con richiesta di rinvio a giudizio non aveva interrotto la prosecuzione delle condotte illecite, rendendo assolutamente necessario ed urgente l’applicazione del vincolo cautelare reale sulle discariche e sui relativi comparti aziendali”La procura di Modena
La discarica di Finale Emilia, la più grande per rifiuti speciali non pericolosi a livello regionale, dalla mattina di giovedì 26 è silenziosa. Il rumore incessante delle decine di camion, che dal 2023 portavano tonnellate di rifiuti, non si sente più. Il silenzio l’ha imposto la procura, secondo cui quei rifiuti hanno contaminato la falda sottostante, superando per 2267 volte le soglie di contaminazione di diversi metalli pesanti.
Così la procura ha chiesto e ottenuto dal giudice dell’udienza preliminare (gup) il sequestro nel corso del processo penale per inquinamento ambientale iniziato nel 2024, nel quale i dirigenti della discarica e due funzionarie di Arpae sono accusati di aver contaminato la falda sottostante il sito. “L’esercizio dell’azione penale con richiesta di rinvio a giudizio non aveva interrotto la prosecuzione delle condotte illecite, rendendo assolutamente necessario ed urgente l’applicazione del vincolo cautelare reale sulle discariche e sui relativi comparti aziendali”, spiega la procura in un comunicato stampa.
In Emilia riapre la discarica sotto processo
Nata negli anni ’60 per ospitare i rifiuti del piccolo comune della Bassa Modenese, in una zona a due chilometri dal centro abitato, immersa nei campi di barbabietole, la discarica Feronia, nel frattempo ceduta alla società bolognese Hera, diventa essenziale per la Regione per smaltire le macerie dopo il terremoto del maggio 2013.
Aumenta la quantità di rifiuti da smaltire, ma aumentano anche i segnali dell’inquinamento sottostante. L’Agenzia regionale per l’ambiente rileva la presenza di diversi metalli pesanti nelle acque profonde e avvisa la Provincia di Modena, autorità a cui spettano le decisioni sulle discariche. A questo ente pubblico la società Feronia chiede di aumentare la quantità di rifiuti da smaltire. Malgrado Arpa e Asl indichino che i teloni posti per contenere le perdite nel suolo di sostanze presenti nei rifiuti non tengano, la Provincia di Modena autorizza l’ampliamento. Arpa non sollecita la bonifica, non allerta la procura per il reato di inquinamento e Feronia ottiene la possibilità di costruire un terzo lotto.
Tutto si ferma nel 2019, dopo due anni di indagini svolte dai carabinieri forestali di Modena. L’intero sito viene sequestrato e il pubblico ministero Marco Niccolini porta a processo i dirigenti della società, il responsabile della provincia e due dirigenti di Arpa. Parte il primo processo Feronia.
Discarica di Finale Emilia, Arpa sapeva della contaminazione ma non ha ordinato la bonifica

Solo nell’aprile 2022 inizia la fase preliminare del processo, dopo una lunga pausa per Covid nella quale però Feronia fa di tutto per riaprire lo stabilimento. La società ricorre al Tar per far togliere i sigilli e si susseguono le riunioni tecniche in comune. Arpa continua a consegnare report con valori di ferro, cromo esavalente, arsenico e altri metalli che superano i limiti di legge. Il pubblico ministero in contemporanea ottiene il rinvio a giudizio per gli indagati e quei valori entrano nel fascicolo dell’indagine, a dimostrazione di come l’inquinamento della falda sia ancora in atto.
Nel 2022, tuttavia, dopo un dissequestro, la discarica riapre perché un nuovo report di Arpa, firmato dalla nuova dirigente che ha preso il posto della sua collega finita sotto processo, attribuisce gli sforamenti non alla discarica, ma ai fertilizzanti usati dagli agricoltori della zona. Questo basta perché l’allora presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e la sua vice Elly Schlein (assessore con le deleghe alla Transizione ecologica) mettano questa discarica al primo posto tra i siti di stoccaggio rifiuti essenziali per la Regione. Feronia è indispensabile per la politica regionale.
La relazione tecnica sorprende sia gli inquirenti, sia gli attivisti locali che da quasi un decennio chiedono a gran voce la bonifica del sito. La bonifica, chiesta dalla procura durante i tre anni di sequestro e obbligatoria secondo la legge ambientale 152 del 2006, non è mai stata realizzata da Feronia. La discarica riapre e inoltre ottiene un terzo ampliamento, concesso dall’agenzia ambientale.
Rifiuti e inquinamento, in Emilia Romagna riapre la discarica sotto processo
“Abbiamo ottenuto da Arpa tutti i dati ambientali e la discarica perde almeno dal 2010. Ma l'agenzia non ha mai chiesto la bonifica, prevista per legge, e anzi ha alzato la soglia di contaminazione di alcuni composti, come il ferro, di dieci volte"Maresciallo Marco Marchi - Carabinieri Forestali
A metà del 2024 l’ampliamento della terza parte della discarica è completato e i camion cominciano ad arrivare. La piccola strada Via Rovere che porta al sito di Herambiente è piena di buchi, il sindaco Claudio Poletti si fa forza di questo disagio ed emette un’ordinanza di divieto di transito. Ma viene impugnata da Herambiente e si deve riaprire tutto. Nel frattempo il pm Marco Niccolini al processo di Modena fa testimoniare il maresciallo Marco Marchi, che ha condotto le indagini sul primo sequestro: “Abbiamo ottenuto da Arpa tutti i dati ambientali e la discarica perde almeno dal 2010. Ma l'agenzia non ha mai chiesto la bonifica, prevista per legge, e anzi ha alzato la soglia di contaminazione di alcuni composti, come il ferro, di dieci volte. Peccato che adesso, nel 2024, il ferro sia rilevato in falda a valori ancora più alti del nuovo limite”.
La testimonianza fa partire nuove indagini, richieste a gran voce dagli attivisti dell’Osservatorio “Ora tocca a noi”, parte civile al processo e da anni in prima fila per ottenere la bonifica della discarica. L’Osservatorio in pochi mesi raccoglie oltre duemila firme, un risultato enorme per un piccolo comune di poco più di 15mila abitanti, per chiedere lo stop della consegna di rifiuti.
Gli attivisti presentano un esposto che dà origine a un nuovo procedimento, iniziato nel 2025. Questo processo, ancora in fase preliminare (prossima udienza il 24 marzo 2026), ha condotto al secondo sequestro di giovedì scorso. Secondo il giudice per l’udienza preliminare, alla società proprietaria del sito Herambiente “è ascritta la condotta di avere causato l’inquinamento senza attivarsi con la presentazione di un adeguato piano di caratterizzazione, di una analisi di rischio, e senza comunque avere posto in essere le necessarie misure di prevenzione”, mentre all’Arpa viene imputata “una sostanziale inerzia amministrativa visto che non era mai stato redatto od imposto un piano di caratterizzazione complessivo e riferito all’intero impianto”.
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