Azzardo, i giovani iperconnessi sempre più a rischio ludopatia

Un nuovo gioco d'azzardo, "Fai 3 Fai 4", permette di giocare ogni mezz'ora, dal 6 alle 24, anche su App. L'iperconnessione e la frequenza ripetitiva delle giocate sono fattore di rischio per il gioco d'azzardo patologico, specialmente tra i giovanissimi

Pasquale Somma

Pasquale SommaCounselor professionista ed educatore del Gruppo Abele

1 maggio 2026

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Da qualche settimana, in Italia, è stato introdotto un nuovo gioco d’azzardo. Si chiama “Fai 3 Fai 4”: in ricevitoria oppure tramite un’app sul telefonino si sceglie una combinazione di tre o quattro cifre e si aspetta l’estrazione, che avviene ogni mezz'ora, dalle 6 del mattino alle 24. È l’ultima novità in materia, in un settore sempre più digitale e iperconnesso.

Il gioco d'azzardo patologico e l'iperconnessione

Il passaggio dal gioco fisico a quello online ha trasformato l’azzardo in una dipendenza digitale h24, facilmente accessibile da smartphone e tablet

L’iperconnessione, l’essere perennemente connessi ed esposti a notifiche, stimoli e impulsi, causa dipendenze e psicopatologie, modifica i meccanismi cerebrali della gratificazione legati alla dopamina e funge da acceleratore soprattutto per il gioco d’azzardo patologico (gap, leggi cosa è qui), abbattendo le barriere fisiche e temporali che un tempo limitavano l’accesso alle scommesse. Il passaggio dal gioco fisico a quello online ha trasformato l’azzardo in una dipendenza digitale h24, facilmente accessibile da smartphone e tablet.

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I rischi dell'azzardo per i giovani iperconnessi

I giovani tra i 18 e i 24 anni sono la fascia più a rischio, con il 17,8 per cento dei soggetti che mostra danni correlati all’azzardo. Secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità ripresi da giocoresponsabile.info, circa 90mila giovani tra i 14 e i 17 anni sono già classificati come giocatori problematici. La quota di minori che gioca online è raddoppiata in sei anni, passando dal 20 al 40 per cento, nonostante i divieti. A livello europeo, secondo i dati dell'European school survey project on alcohol and other drugs (Espad), il Il 44,8 per cento degli studenti italiani di 15-16 anni ha giocato d'azzardo nell'ultimo anno.

L’iperconnessione ha introdotto meccanismi ibridi che abituano il cervello dei più giovani alle dinamiche dell’azzardo. Come per esempio avviene per le Loot Box, cioè meccanismi presenti nei videogiochi che offrono ricompense casuali in cambio di denaro, ricalcando la struttura psicologica delle slot machine. Oppure il social trading, l’investimento in borsa o cripto-asset vissuto con la frequenza e l’adrenalina di una scommessa, una tendenza che ha coinvolto circa il 17 per cento degli studenti nel 2025. Se l’iperconnessione scivola nell’azzardo compulsivo, i sintomi includono pensieri ossessivi sul gioco, irritabilità se si tenta di smettere e tendenza a nascondere le perdite economiche. 

Mi ha sempre colpito un fatto: nessuno diventa dipendente dalla Lotteria Italia, ma da un "Gratta e vinci" sì. Intanto la Lotteria Italia è più differita nel tempo (una sola volta all’anno) e poi non c’è un feedback immediato, non si può rigiocare la vincita o ritentare per recuperare la perdita. Il “Gratta e vinci”, come le slot o le scommesse sportive, invece, hanno la peculiarità di stimolare la compulsività e la non interruzione del comportamento.

Il tempo nel gioco è un fattore critico: se il videogioco o il gioco d’azzardo online è lento, per esempio, è difficile che si diventi dipendenti. È fondamentale che sia molto rapido e incalzante, perché questo impedisce di pensare e ragionare. Proprio questo rende più “vulnerabili” i giovani: sono più impulsivi anche per motivi fisiologici. Le spinte impulsive sono più potenti negli adolescenti, anche perché hanno meno capacità di controllarle e regolarle. È un fattore evolutivo utile, perché porta i giovani ad aprirsi al mondo, a osare, ma di fatto rappresenta un elemento di squilibrio che porta i ragazzi a provare maggiormente ciò che è proibito. Ma lo Stato continua a spingere sull’azzardo legale come forma di entrata fiscale.

Storia di un giocatore d'azzardo patologico

L'offerta di giochi sempre più frequenti

Il nuovo gioco “Fai3 Fai4” in particolare, con la sua modalità continuativa (tante giocate/estrazioni al giorno), crea adrenalina, dunque induce a giocare sempre di più facendo perdere il controllo e instillando la dipendenza che poi va curata, andando a incidere sul Servizio sanitario nazionale. Aumentare l’offerta del gioco significa aumentare le dipendenze, la povertà e i problemi sociali. Il fattore tempo (nel 10eLotto si parla di una giocata ogni cinque minuti, in “Fai3 Fai 4” ogni trenta) rappresenta una dimensione fondamentale e drammatica dell’azzardo contemporaneo, spesso trascurata rispetto all’aspetto puramente economico.

Il meccanismo della ripetitività ossessiva in tempi brevissimi annulla il valore del tempo come momento di svago, trasformandolo in un ciclo di condizionamento che spinge al consumo immediato e continuo che fisiologicamente sono più ‘impulsivi’. Il tempo non è visto solo come durata della sessione di gioco, ma come una risorsa vitale sottratta alla vita sociale, lavorativa e affettiva. Basterebbero introdurre pause forzate come misura di contrasto, riduzione della frequenza delle giocate e la chiusura notturna dei giochi per interrompere la continuità del condizionamento. Vedere una partita e scommetterci è diventata un’azione pressoché simultanea.

Purtroppo in questo modo si rinforza l’idea che scommettere sia legale e dunque non rischioso, basta farlo responsabilmente. Chiunque può giocare d’azzardo purché non si ecceda. Ma ci si dimentica che alcuni giochi hanno oggettive caratteristiche di pericolosità.

Gli aspetti comuni dei giocatori patologici

Il meccanismo del gioco illude di poter risolvere i problemi e migliorare la propria situazione attraverso il caso, sperando che proprio quel biglietto della lotteria oppure quel “Gratta e vinci” acquistato sia quello vincente. Come se, quasi per magia, tutto potesse andare nel verso giusto.

Come ho scritto in un capitolo sul dossier di Libera intitolato Azzardomafie,sulla base di dati statistici dei soggetti che accedono ai servizi per le dipendenze (Serd) e ai vari servizi sul territorio, è possibile individuare alcuni aspetti caratteristici comuni tra i giocatori: personalità competitiva, depressione, tendenza all’annoiarsi rapidamente, irrequietezza, aggressività, convinzione di poter controllare gli eventi, credenze erronee (superstizione e ritualità) e una valutazione distorta dei risultati, per la quale si innesca il pensiero della “quasi vincita”, per cui il soggetto crede di essere sempre vicino alla vincita, soprattutto nei giochi come il Lotto o il Bingo basati sull’estrazione di numeri.

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Quindi, un comportamento si trasforma in dipendenza nel momento in cui viene a mancare il fattore di scelta controllata, diventando un comportamento inconscio, quasi automatico che la persona non riesce più a gestire consapevolmente ed è incapace di dettarne i limiti. Sul piano delle cause sociali, poi, vi sono fattori scatenanti quali eventi traumatici che, se non gestiti con l’aiuto e il supporto di una rete sociale solida, possono condurre allo sviluppo del disturbo. Pertanto, la solitudine correlata alla tendenza dell’individuo alla difficoltà nell’affrontare i problemi e quindi all’evitamento, porta all’adottare delle soluzioni, come il gioco, che apparentemente appaiono semplici e danno sollievo, ma in realtà sono disfunzionali.

Il meccanismo del gioco illude di poter risolvere i problemi e migliorare la propria situazione attraverso il caso, sperando che proprio quel biglietto della lotteria oppure quel “Gratta e vinci” acquistato sia quello vincente. Come se, quasi per magia, tutto potesse andare nel verso giusto.

Il contatto umano e la rete sociale sono dei salvagenti

Dalla nostra esperienza, come per ogni dipendenza, un fattore di contrasto al suo sviluppo è il contatto umano, la relazione, possedere una rete sociale di riferimento e di supporto che aiuti a individuare e prendere consapevolezza del problema e costituisce una risorsa fondamentale per la riuscita del percorso di aiuto. Nel mio lavoro di councelor al Serd e al Gruppo Abele mi accorgo che il gioco d’azzardo patologico è un problema di salute che si attacca alle personalità fragili. I giocatori patologici spendono fino all’ultimo centesimo dello stipendio, dilapidano i risparmi di una vita, fanno terra bruciata intorno a sé, perché amici e parenti perdono la fiducia che prima nutrivano in loro. Sappiamo, in base all’esperienza maturata in questi anni nell’ambito del progetto “Vite in gioco”, che durante questa fase critica può esserci una richiesta di aiuto, mossa dalla consapevolezza che bisogna farsi curare.

Quello del gioco d’azzardo è un fenomeno crudele che può contagiare chiunque e soprattutto le persone più fragili. Bisognerebbe continuare a interrogarsi su come proteggere davvero e maggiormente le persone più fragili, diminuendo l’offerta di tutti i giochi d’azzardo. I giovanissimi, in particolar modo, sono molto a rischio perché si trovano in un periodo di sviluppo neurocognitivo che comporta cambiamenti sostanziali nel comportamento, nell’affettività, nella ricerca e nella selezione degli stimoli più appaganti e gratificanti. Le scarse capacità di controllo comportamentale, legate a una forte spinta verso la ricerca di stimoli ad alta capacità gratificante, possono determinare un aumento del rischio di condotte pericolose per la salute e l’integrità del giovane. Risulta che gli adolescenti possono sperimentare problemi nel gioco d’azzardo con una probabilità da due a quattro volte maggiore rispetto agli adulti. E proprio per questo quando andiamo nelle scuole medie superiori e ci confrontiamo con gli studenti del triennio, proprio i ragazzi e le ragazze ci permettono di capire anche alcune dinamiche razionali a partire dalla matematica, dallo studio delle statistiche e delle probabilità.

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Molta spesa nell'azzardo, poche entrate e costi alti per la collettività

La crescita vertiginosa del gioco d’azzardo è un po’ il simbolo della “bolla” di una economia che, invece di produrre beni e servizi, spacciando l’illusione per speranza, preleva ogni anno dalle tasche dei giocatori qualcosa come circa 170 miliardi di euro. Nella Relazione sul settore dei giochi pubblici, da poco consegnata al parlamento, il ministero dell’Economia e delle Finanze segnala che nel 2025 gli italiani hanno speso circa 165,3 miliardi di euro nel gioco d’azzardo, una cifra da record, in crescita del 9 per cento rispetto al 2024. Eppure, mentre il volume delle giocate aumenta, lo Stato ci guadagna meno:11,47 miliardi, in calo dello 0,74 per cento rispetto l’anno precedente. Anche se produce reddito, per la collettività questo sistema va in perdita perché – spiegano gli esperti del ministero – dalle slot machine gli italiani stanno passando sempre più al gioco online.

In Azzardomafie si parla di deriva sociale, che sta divorando intere comunità, impoverendo famiglie, ampliando le diseguaglianze ed offrendo spazi di profitto alle organizzazioni criminali. Come commenta Alberto Iannuzzi su ilfattoquotidiano.it, a farne le spese maggiori “sono i territori più fragili, le periferie economiche e sociali”, dove “la spesa per l’azzardo finisce per diventare una vera e propria ‘tassa per la povertà’”. I nuclei familiari sperperano denaro nell’azzardo, lo Stato ci guadagna un po’, ma fatica comunque a garantire servizi essenziali, soprattutto nelle aree in cui questa spesa è maggiore. Un altro effetto paradossale riguarda la dimensione sanitaria: secondo l’Istituto superiore di sanità, i giocatori patologici sono circa 1,5 milioni di persone: “Per ogni giocatore, altre sette persone sono coinvolte: i suoi familiari, che in totale ammontano a 20 milioni e 400 mila (40 per cento della popolazione)”, si legge nel rapporto Azzardomafie parlando di “azzardo passivo”.

Contro le slot, le amministrazioni comunali e altri enti locali più sensibili hanno cercato di opporre resistenza, ingaggiando una durissima battaglia, dall’esito alterno, per difendere la salute dei loro cittadini, rivendicando il potere di decidere sull’istallazione di nuovi giochi sul loro territorio, dove e quando (in quali orari) potesse essere consentito l’azzardo. Il braccio di ferro è tutt’ora in atto. Il Paese avrebbe bisogno di tutt’altro: educazione finanziaria, percorsi di prevenzione dell’indebitamento, strumenti per un accesso al credito più efficaci, politiche di tutela dei più vulnerabili. Non di nuovi giochi che rischiano di diventare l’ennesima porta d’ingresso verso la rovina economica e psicologica.
 

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