Matteo Messina Denaro, così è stato arrestato

Carabinieri e procura di Palermo hanno spiegato la svolta nell'indagine che ha condotto alla cattura di Matteo Messina Denaro, ultimo boss stragista di Cosa nostra arrestato dopo trent'anni di latitanza. Perquisito il covo a Campobello di Mazara. Il mafioso è stato portato al carcere dell'Aquila

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17 gennaio 2023

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Un lavoro intenso negli ultimi mesi, col periodo di Natale passato in caserma e negli uffici, fino a quella “forte accelerazione negli ultimi giorni”, come ha detto il procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, avvenuta quando ai carabinieri è arrivata la notizia: il sospetto ha prenotato sotto il nome di Andrea Bonafede una visita specialistica alla clinica privata "La Maddalena", a Palermo, per lunedì mattina. I militari del Raggruppamento operativo speciale (Ros) hanno informato la procura e ottenuto le autorizzazioni a intervenire. Fermato, l’uomo ha confermato di essere Matteo Messina Denaro, l’ultimo boss stragista, con pesanti condanne alle spalle e ancora sotto processo per il suo ruolo di mandante delle stragi del 1992 e del 1993. Il suo arresto ha posto fine a una latitanza lunga trent'anni. Nella notte gli investigatori hanno perquisito il covo del boss a Campobello di Mazara, paese del suo accompagnatore Giovanni Luppino che dista a meno di dieci chilometri da Castelvetrano (città dei Messina Denaro). 

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L'appoggio della borghesia mafiosa

Per molto tempo sono state condotte indagini che hanno permesso a poco a poco di indebolire l’organizzazione con gli arresti, ma anche di impoverirla sul piano patrimoniale, elemento fondamentale per chi garantirsi il consenso e la protezione. Nell’ultimo decennio – ha spiegato il comandante del Ros, Pasquale Angelosanto – sono state quasi cento le persone vicine al boss arrestate dai carabinieri, con sequestri di beni per 150 milioni di euro, “significativi colpi che hanno reso più difficile portare avanti l’attività (criminale, ndr) e anche reggere e sostenere la latitanza”, azioni a cui si sommano quelle di polizia e guardia di finanza.

Eppure Matteo Messina Denaro è stato a lungo intoccabile. “Non c’è dubbio che lui in passato abbia goduto delle protezioni. Le nostre indagini attuali riguardano quelle di cui ha goduto adesso – ha aggiunto il procuratore De Lucia –. C’è una fetta di borghesia mafiosa che ha aiutato questa latitanza e ne abbiamo contezza in termini certi”.

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La detenzione in carcere di Matteo Messina Denaro

Arrestato, dopo essere stato condotto nella caserma San Lorenzo, il boss di Castelvetrano è stato portato in una struttura di massima sicurezza che gli investigatori non possono rivelare. Secondo i quotidiani La Repubblica e Il Centro, Messina Denaro sarà detenuto nel carcere dell'Aquila. “Le sue condizioni ci sembrano compatibili con il carcere”, ha affermato il procuratore aggiunto Paolo Guido, che coordina la Direzione distrettuale antimafia a Palermo, rispondendo a un giornalista. Messina Denaro è malato, è stato operato per un tumore al colon e deve sottoporsi a un ciclo di chemioterapia nella clinica palermitana per curare una metastasi al fegato. “Ci è apparso in buona salute – ha ribadito il pm –. Può essere curato come ogni cittadino italiano, però in una struttura carceraria”. Questa mattina, inoltre, il boss “era di buon aspetto, ben vestito. Indossava capi di lusso e ciò ci induce a dire che le sue condizioni economiche erano buone”. Ad esempio al polso portava un orologio il cui valore è stimato in quasi 30mila euro. Abiti di lusso 

Nei suoi confronti i magistrati hanno già chiesto l’applicazione del 41-bis, il regime di carcere duro. Messina Denaro deve essere ancora interrogato: in tanti sperano che possa pentirsi e cominciare a collaborare con la giustizia, facendo luce su quella rete di favoreggiatori, imprenditori, massoni e uomini delle istituzioni che gli hanno permesso di vivere in libertà per tre decenni.

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Verità e giustizia per i parenti delle vittime della mafia

“Si può fare finalmente luce sulle morti?”, ha chiesto Vincenzo Agostino, padre di Nino Agostino, l’agente di polizia ucciso il 5 agosto 1989, chiedendo giustizia per i tanti familiari di vittime innocenti delle mafie. “Cercheremo in tutti i modi di dare una risposta ai parenti delle vittime di mafia”, ha promesso il procuratore capo, ricordando che “la mafia non è sconfitta”. “La leadership di Cosa nostra non è stata esclusiva di Matteo Messina Denaro, anche perché lui è trapanese e i capi devono essere palermitani”, ha aggiunto De Lucia, che ha sottolineato come la presenza negli affari e il suo ruolo di garanzia ne abbiano fatto un pezzo grossissimo, imprendibile e protetto. Già oggi ci si chiede chi prenderà il suo ruolo: “Fino a ieri era sicuramente il capo della provincia di Trapani – ha concluso Guido –. Da domani vedremo”.

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