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Camini, il borgo rinato grazie all'integrazione

Nella Locride in Calabria c'è un paese, Camini, dove l'accoglienza "è solo un piccolo gesto" da cui partire per generare "progetti di vita". Un modello che fa scuola sia sul fronte immigrazione, sia per rilanciare territori spopolati

Francesco Donnici

Francesco DonniciGiornalista

Aggiornato il giorno 8 dicembre 2023

C'è Douaa, arrivata in Italia dalla Siria ancora minorenne grazie a un corridoio umanitario, che qui ha trovato non soltanto una nuova casa, ma un lavoro da imprenditrice. Camara, sbarcato a Lampedusa e scappato dalla baraccopoli di San Ferdinando dopo lo sgombero dello scorso anno, ora lavora nell'orto sociale del paese. Sono due delle tante storie intrecciate intorno ai progetti di integrazione di Intersos e Unchr, portati avanti a Camini, 780 anime nella provincia di Reggio Calabria, dalla cooperativa Eurocoop e dalla Proloco. Fino al 2011 qui c'erano soltanto una scuola elementare con cinque bambini iscritti e un paesino destinato a scomparire. Ora c'è un progetto di integrazione che va ben oltre la semplice accoglienza: il carattere innovativo sta nell'emancipare i beneficiari di questi percorsi attraverso la progettazione d'impresa, formando così piccoli imprenditori in grado di rilanciare l'economia di tutto il territorio.

Rinascere attraverso l'integrazione

Una stradina un po’ dissestata e piena di tornanti separa il borgo di Camini da quello di Riace, nel tempo divenuto noto come “il paese dell’accoglienza”. Un percorso lungo poco meno di tre chilometri unisce due storie tanto simili quanto diverse tra loro, accomunate dall’idea che soltanto attraverso l’accoglienza e l’integrazione queste zone all’apparenza sperdute dell’entroterra della Locride possano rinascere e pensare un futuro. Fino a qualche anno fa, gli abitanti di Camini – i pochi rimasti – ogni giorno dovevano percorrere quella stradina anche solo per prendere un caffè al bar perché quasi tutte le attività commerciali si avviavano alla chiusura. Le zone dell’entroterra calabrese, senza uno sbocco diretto sul mare, sono quelle che più risentono delle carenze infrastrutturali della regione. Disagi che ancor di più si avvertono quando si è giovani. Anche per questo molti decidono di emigrare per cercare fortuna al Nord o all’estero. A poco a poco le porte cominciano a chiudersi e il paese aspetta di esalare il suo ultimo respiro, fino a diventare un luogo ricco di storia, ma povero di vita.

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