
Strage di caporalato in Calabria: non chiamiamola tragedia



1 novembre 2025
"Venite Signori della Guerra, voi che costruite i cannoni, voi che costruite gli aeroplani della morte… voi che vi nascondete dietro scrivanie, voglio solo sappiate che posso vedere attraverso le vostre maschere", così cantava nel 1963 un imberbe Bob Dylan, all’epoca ancora menestrello folk. È certo che quegli stessi Masters of war, che danno il titolo al brano, hanno brindato al varo del piano europeo Re-Arm Europe, in seguito rinominato con un’operazione di marketing politico Readiness-2030: la “prontezza” può suonare meglio del “riarmo” alle orecchie dell’opinione pubblica.
Si tratta di un investimento complessivo di circa 800 miliardi di euro che andranno a ingrassare i bilanci dell’industria delle armi, e a cascata i dividendi dei fortunati azionisti. Priorità assoluta di un’Europa mai come oggi disunita diventa dunque la difesa, in attesa che anche i paesi Ue – seguendo l’esempio Usa – virilmente ribattezzino ministero della Guerra i corrispondenti dicasteri. Il rafforzamento militare, ci raccontano, varrà a consolidare il nostro apparato protettivo contro le turbolenze di un assetto geopolitico quantomai incerto, terremotato in questi anni dal brutale attacco russo all’Ucraina, dal bullismo narcisistico trumpiano, dall’aggressione genocidaria dell’esercito israeliano a Gaza – e si potrebbe continuare a lungo.
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Mentre in Europa il Green deal è sotto assedio, e le destre spingono per smontarlo pezzo dopo pezzo, dall'altra parte del mondo, diverse nazioni europee partecipano al gruppo di cinquantasette paesi "volenterosi" che si sono riuniti a Santa Marta, in Colombia, per avviare una reale uscita dal fossile