
"Ragazzi, distinguete il bene dal male, perché il conto da pagare è alto"



1 gennaio 2026
"Legalizzare la mafia sarà la regola del duemila", cantava Francesco De Gregori nel 1989, aggiungendo che "non dovremo vedere niente che non abbiamo veduto già". A rileggerlo oggi, un verso profetico. Archiviata dalla metà degli anni Novanta la fase del delirio di onnipotenza corleonese nella sfida militare allo Stato, Cosa nostra e le altre organizzazioni mafiose hanno realizzato con buoni risultati la “legalizzazione” formale di una gamma sorprendentemente estesa di attività, traffici e risorse.
Le 10 regole della corruzione alla milanese
All’occorrenza si sono messe al servizio dei colletti bianchi, allacciando rapporti di proficuo interscambio con imprenditori e professionisti, capitalizzando la propria expertise criminale, riciclando e reimmettendo nei circuiti finanziari ufficiali capitali di oscura provenienza e natura. Hanno stretto nuove e spericolate alleanze con rappresentanti politico-istituzionali, seguendo un prudente approccio bipartisan, date le turbolenze del nuovo sistema partitico: in qualsiasi direzione tiri il vento elettorale, l’investimento su più candidati di differente affiliazione – ma ugualmente bisognosi di sostegno e voti – consente ai gruppi mafiosi di trovare comunque interlocutori nelle segrete stanze del potere.
Soprattutto, i gruppi mafiosi più sensibili a questi processi di adattamento hanno contribuito allo slittamento progressivo del baricentro dei loro affari verso settori e mercati legali, dai contratti pubblici all’urbanistica, dal gioco d’azzardo al turismo, dove il valore aggiunto della reputazione e delle “competenze d’illegalità” dei soggetti di riconoscibile caratura criminale permette di massimizzare i profitti, minimizzandone il rischio penale.
Uno dei protagonisti di Mafia capitale, intercettato, si vantava di come ormai il traffico di droga renda meno degli appalti truccati
Resterà proverbiale l’espressione sfuggita a uno dei protagonisti di Mafia capitale, che intercettato si vantava di come ormai "il traffico di droga rende meno" degli appalti truccati. A ben guardare, non si tratta d’altro che di una diligente applicazione della logica neoliberista che contraddistingue il trionfante modello di capitalismo tecno-finanziario.
Trent'anni di Libera, impegno contro il malaffare
Nella fuga dai lacci e dai lacciuoli imposti dalla “mano visibile” delle oppressive burocrazie statali e dei loro apparati repressivi, la “mano invisibile” che la fa da padrona non è però quella del libero mercato, come teorizzato dall’economista Adam Smith. Piuttosto, si è fatta ormai pressoché invisibile agli occhi di molti cittadini la mano dei potenti che depredano impuniti risorse pubbliche e beni comuni.
Sono queste le forme sfuggenti della corruzione che verrà, che già sta mettendo radici e della quale in alcune realtà – dall’Ungheria di Orbán agli Stati Uniti di Trump – si manifestano segnali avanzati di sviluppo.
Poche e semplici le linee guida di questa legalizzazione della corruzione, che sembra ormai la regola dei nostri giorni e rischia di esserlo sempre più in quelli futuri. Dimentichiamo la metafora della corruzione come un cancro da estirpare, essa non va più considerata una patologia estranea quanto una componente organica, strutturale e ricorrente degli ordinari processi politici.
Il governo cancella i fondi destinati agli amministratori minacciati
Risulta innervata in profondità nel funzionamento delle istituzioni, nelle percezioni collettive e nelle pratiche di un potere dove il confine riconoscibile tra interessi pubblici e privati si fa sempre più sfumato, poroso, ambiguo. Perché violare pericolosamente regole e procedure, quando si ha il potere di piegarne il dettato o l’interpretazione ai propri interessi particolari?
Inutile persino dissimulare, se il proprio spudorato arricchimento privato può essere smerciato all’opinione pubblica sotto una qualche veste di interesse superiore. Coerentemente con la rappresentazione dei crimini dei potenti avanzata dal criminologo Vincenzo Ruggiero, queste nuove forme di corruzione rappresentano "l’affermazione sfacciata di chi è già forte", e intende sfruttare quelle posizioni di privilegio per affermarsi sempre più sfacciatamente.
Inutile persino dissimulare, se il proprio spudorato arricchimento privato può essere smerciato all’opinione pubblica sotto una qualche veste di interesse superiore
Nelle élite dei potenti coinvolti in queste pratiche predatorie la nuova corruzione genera un collante potente, rafforzando legami collusivi trasversali, tra pacche sulle spalle e incestuosi connubi d’affari. La nuova corruzione sta diventando uno strumento sempre più efficace di controllo sociale e di lotta politica. La capacità egemonica di definire cosa sia corruzione – e dunque di plasmare le narrative dominanti a giustificazione dell’uso (in)appropriato del potere – è stato un meccanismo chiave nel propiziare l’arretramento democratico in corso.
Se l'anticorruzione diventa un cerimoniale
Il consenso che l’accompagna, infatti, è in perfetta sintonia con la semplificazione autoritaria e verticistica delle linee di comando nell’esercizio dell’autorità pubblica, utile a rassicurare la popolazione avvolgendo nell’involucro di una formale legittimità pratiche di sistematica spoliazione di risorse pubbliche e di progressivo restringimento degli spazi di libertà.
Non sorprende che diversi commentatori abbiano rilevato più di un’analogia tra le modalità para-tribali di esercizio, legittimazione e rappresentazione del potere del presidente Trump e quelle di un capo mafioso: estrema personalizzazione della fedeltà, formazione di cerchie coese in base a una protezione condizionata alla lealtà incondizionata, dura punizione del dissenso. Così, tra mafie che si legalizzano e potere legale che assume tratti mafioseggianti, il cerchio della corruzione che verrà sembra chiudersi.
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Il nuovo numero dedicato alla "criminalità riorganizzata": dalle reti finanziarie clandestine al narcotraffico, dalle nuove tecnologie alla violenza che torna nelle strade di Palermo. Un dossier che mette in fila numeri, inchieste e testimonianze per mostrare il volto attuale delle mafie
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