Alluvione in Friuli Venezia Giulia, reportage fotografico da un'Italia fragile

Frane, esondazioni e due vittime nel Friuli Venezia Giulia: l'ennesimo segnale di un'Italia in cui i disastri causati dalla crisi climatica sono ormai all'ordine del giorno

Filippo Ferraro

Filippo FerraroPhotoreporter

1 gennaio 2026

Nella notte tra il 16 e il 17 novembre 2025, il Friuli Venezia Giulia è stato colpito da un’ondata di intense piogge che hanno causato frane, allagamenti ed esondazioni, mettendo in evidenza ancora una volta l’estrema fragilità del territorio.

A Brazzano di Cormons, in provincia di Gorizia, le incessanti precipitazioni hanno causato il cedimento di una collina e i detriti hanno travolto tre abitazioni. Dopo ore di ricerche, i soccorritori hanno recuperato i corpi senza vita di una donna di 83 anni e di un 32enne, morto nel tentativo di portare in salvo l’anziana vicina.

Poco più a sud, il fiume Judrio è esondato allagando la frazione di Versa. Circa 300 residenti sono stati evacuati da vigili del fuoco e Protezione civile e trasferiti nella vicina palestra comunale, dove è stato allestito un primo centro d’accoglienza. In tutta la zona si sono verificati blackout, molte strade sono state interrotte, mentre abitazioni e coltivazioni hanno subito gravi danni.

Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), il 94 per cento dei comuni italiani è a rischio idrogeologico e circa sei milioni di persone vivono in territori esposti a fenomeni come alluvioni, frane ed esondazioni.

Eventi come quelli che hanno colpito il Goriziano non sono più da considerare eccezionali bensì ricorrenti, segno di una crisi climatica che sta ridisegnando la geografia della vulnerabilità in Italia. Senza interventi strutturali e continui sulla prevenzione e la messa in sicurezza del territorio, il numero dei disastri e delle vittime continuerà ad aumentare.

Da lavialibera n°36

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