
Vittime di mafia, "seconde generazioni" in cerca di verità. Ma per quanto ancora?



26 marzo 2026
Via Poledrelli 1, Ferrara. È il punto di ritrovo della manifestazione organizzata dal 7 marzo dall’associazione Cittadini del mondo e dal Comitato Torri ABC, con oltre 60 organizzazioni. Poco distante, c’è l’edificio che gli abitanti della città chiamano “Grattacielo”: venti piani, 90 metri di altezza, 185 appartamenti divisi in tre torri. Davanti alla folla di un migliaio di persone, alcuni tengono in mano uno striscione: “L’emergenza Grattacielo non è un fatto privato”. Intorno a questo edificio, sgomberato a febbraio, è sorta una diatriba che vede contrapposte l'amministrazione comunale da una parte, gli inquilini e alcune associazioni dall'altra.
Disagio abitativo. Casa non c'è casa
Il Grattacielo è stato inaugurato alla fine degli anni Cinquanta. Dall’inizio degli anni Duemila, con una posizione strategica accanto alla stazione, è diventato un punto di snodo per criminalità, spaccio e prostituzione. Il valore degli alloggi è crollato e i prezzi anche. Nel tempo, il numero di morosi è aumentato, rendendo sempre più difficile la gestione del condominio.
Oggi, il Grattacielo è abitato per la maggior parte da persone di origine straniera, per lo più famiglie. Considerato dalla destra come un simbolo di degrado e insicurezza, lo stabile è da sempre al centro del dibattito pubblico. Lo stesso sindaco Alan Fabbri – eletto nel 2019 per la Lega e riconfermato nel 2024 in lista civica – ha fatto della riqualificazione del quartiere uno dei suoi cavalli di battaglia.
Eppure il Grattacielo non è mai stato, solo, un covo di spacciatori e tossicodipendenti. Dal 2019, l’associazione culturale Officina Meca organizzava concerti e cineforum nella sala Polivalente in accordo con il Centro di mediazione culturale. Diverse organizzazioni utilizzavano lo stesso spazio per svolgere corsi di danza. In un altro locale, in uso dal Comune, la biblioteca popolare “Giardino” organizzava presentazioni, laboratori per bambini e un language café. Dai corsi di lingua italiana per cittadini stranieri fino alle lezioni di tango, negli ultimi dieci anni il Grattacielo era diventato anche un laboratorio di integrazione. Ma dall’inizio di quest’anno, potrebbe non esserlo più.
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Il 12 febbraio è avvenuto lo sgombero. Da allora oltre 500 persone per la maggior parte straniere, tra cui una cinquantina di minori, sono sfollate
La notte tra il 10 e l’11 gennaio nel locale contatori della torre B dell’edificio è scoppiato un incendio. Successivamente, il sindaco Fabbri ha firmato un’ordinanza che dichiarava la torre B inagibile perché giudicata insicura. Da quel momento circa 200 persone sono state costrette a lasciare casa. Dieci giorni dopo, è arrivato l’ordine di sgombero anche per le torri A e C. Le ispezioni dei vigili del fuoco hanno accertato che l’impianto antincendio di tutte e tre le torri non era a norma. Agli ultimi 300 abitanti del palazzo sono stati concessi 15 giorni di tempo per prendere i propri beni e trovare un’altra sistemazione.
Maurizio Rossi, che abitava nella torre A da trent’anni, ha descritto come un “dramma” trovare una soluzione in così poco tempo. Lo stesso giorno in cui ha firmato l’ordinanza, Fabbri ha pubblicato un video sui social, spiegando che "le morosità accumulate e i lavori necessari per l’adeguamento degli impianti ammontano a milioni di euro”. Ha aggiunto che il Comune non può farsene carico, perché si tratta di “un condominio privato”.
Il Grattacielo conta 168 proprietari, per lo più cittadini privati. Anche il Comune possiede alcuni locali: oggi, il patrimonio conta otto unità immobiliari, che corrispondono a 49,7 millesimi. “Il Comune è il secondo maggior proprietario nell’edificio”, precisa Rossi. Per lui si poteva non arrivare a questo punto. Non è la prima volta che si parla della messa in sicurezza del Grattacielo e anche in questo caso, i tentativi di evitare lo sgombero sono stati numerosi. “Il sindaco si è voluto tutelare al cento per cento, non assumendosi alcuna responsabilità”, ha detto.
Il 12 febbraio è avvenuto lo sgombero. Da allora oltre 500 persone per la maggior parte straniere, tra cui una cinquantina di minori, sono sfollate. Alcuni sono ospiti da parenti e amici, altri hanno affittato un appartamento. Chi non può permetterselo ha trovato una sistemazione grazie alle associazioni cittadine.
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“C’è stata una disumanizzazione totale. È assurdo che le associazioni debbano fare da cuscinetto alle incapacità del Comune"Adam Atik - Presidente di Cittadini del mondo
Tra gli organizzatori della manifestazione, il presidente di Cittadini del mondo Adam Atik espone le richieste degli abitanti del Grattacielo: la creazione di uno sportello specifico per la crisi, la sospensione delle utenze e moratoria per i mutui sulla prima casa. Tra le domande anche l'istituzione di un contributo per l'autonoma sistemazione delle famiglie, la garanzia di residenza per chi rischia di perdere i diritti fondamentali e l’individuazione di un alloggio temporaneo per emergenza abitativa a chi ne ha bisogno. Infine, un piano immediato per il ripristino delle condizioni di sicurezza e piani futuri per soluzioni abitative permanenti.
Cittadini del mondo è un'organizzazione multietnica fondata con lo scopo di favorire l’integrazione e la tutela degli immigrati. Con sede vicino al Grattacielo, i volontari hanno saputo dell’emergenza perché molti abitanti del palazzo frequentavano i loro corsi di lingua italiana. “C’è stata una disumanizzazione totale. È assurdo che le associazioni debbano fare da cuscinetto alle incapacità del Comune", commenta Atik.
Dopo l’incendio della torre B, un palazzetto dello sport è stato allestito come centro di accoglienza per gli evacuati. Ma nei giorni successivi, il Comune ha comunicato che i locali dovevano essere liberati. Le famiglie con minori a carico hanno trovato una sistemazione grazie al Comune e all’Azienda pubblica di servizi alla persona, ma alcuni nuclei sono stati separati e le sistemazioni non sempre adeguate, distanti dal Grattacielo e, quindi, da scuola e lavoro. Circa 60 persone sono rimaste, di nuovo, senza casa e Viale K ha messo a disposizione i propri locali. Oggi, molti sono stati trasferiti in una struttura gestita dalla Caritas fuori città, a San Bartolo. Un’altra soluzione temporanea.
Nei primi momenti dell’emergenza, i volontari dell'Unità di strada della Caritas si sono attivati per un censimento degli abitanti del grattacielo. La volontaria Silvia Imbesi ha spiegato che delle 170 persone censite, solo quattro erano disoccupate.
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Il corteo percorre viale Cavour, arrivando in piazza del Municipio. Nella folla, tante famiglie con bambini. Spiccano alcuni cartelli: “Oggi il cuore piange e un sogno si infrange”, “Giro giro tondo com'è brutto il mondo”. Alcuni abitanti del Grattacielo prendono la parola. Amara Sacko, 27 anni, è arrivato in Italia dalla Guinea nel 2018. Spiega di aver comprato casa nel Grattacielo dopo aver cercato invano un appartamento in affitto: “Quando il sindaco afferma che è una questione privata, in realtà sta dicendo: sono solo stranieri”. Senza casa, per Amara, è a rischio il requisito di continuità di residenza per richiedere la cittadinanza. Altri potrebbero perdere il lavoro e, quindi, il permesso di soggiorno. “Le persone che oggi sono rimaste fuori casa contribuiscono attivamente all’economia della città – commenta Atik –. Se vanno via, è un fallimento”. Alcuni hanno già deciso di tornare nel loro Paese di origine.
Dopo l’incendio, il Centro di mediazione culturale ha chiesto a Officina Meca di sgomberare la sala Polivalente. “Sicuramente questa stagione non la finiamo – ha raccontato Arianna Poli di Officina Meca –. Stiamo cercando un altro spazio, ma è difficile”. Anche la biblioteca popolare “Giardino” per il momento resta chiusa. Dopo una pec del direttore generale del Comune Sandro Mazzatorta, che chiedeva loro di attuare l’ordinanza nonostante si trovassero in una parte dell’edificio non nominata nel documento, hanno messo in pausa le loro attività. La volontaria Emanuela Cavicchi ha raccontato che una frequentatrice della biblioteca li ha salutati perché dopo lo sgombero si è trasferita: “La dispersione della popolazione che abitava qui è una perdita. Un tessuto sociale e umano che si disgrega”.
Oggi, un edificio di 20 piani vuoto rischia di far tornare indietro una zona che aveva provato a riqualificarsi con difficoltà. “Per molti il Grattacielo era abitato solo da spacciatori e tossicodipendenti, ma non era così. Ora, abbandonato a se stesso, senza una strategia, rischia di diventarlo”, commenta Maurizio Rossi.
Quando la manifestazione si conclude è sera. All’orizzonte, le torri del Grattacielo per anni illuminate dalle luci degli appartamenti sono buie.
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