Luigi Ciotti. Foto: M. Donatiello
Luigi Ciotti. Foto: M. Donatiello

Luigi Ciotti: "La strage dei migranti è segno di un'umanità perduta"

Il Mediteranneo restituisce i cadaveri delle persone morte in mare nell'indifferenza generale. È tempo di ripescare le coscienze di chi ha ceduto alla disinformazione e alle retoriche della paura

Luigi Ciotti

Luigi CiottiDirettore editoriale lavialibera

1 aprile 2026

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Nelle ultime settimane il Mediterraneo ha restituito alcuni cadaveri senza nome. Appartengono quasi certamente alle vittime dei più recenti naufragi. A fine gennaio, durante il ciclone Harry, si stima siano scomparse almeno un migliaio di persone al largo delle nostre coste. Uomini, donne, bambini partiti dal Nord Africa e dei quali non si hanno più notizie.

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Una tragedia di proporzioni enormi, coperta da enorme disattenzione: se non ci sono i corpi, non ci sono i morti. Invece adesso i corpi cominciano ad affiorare. Immaginate le imbarcazioni che cercano spigole e orate, e avvistano invece quei poveri resti. Immaginate la pena di chi li issa a bordo. Immaginate le loro membra gonfie, i volti sfigurati, la pelle macerata dall’acqua e dal sale.

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Non intendeva questo, Gesù Cristo, quando ha detto ai suoi apostoli "vi farò pescatori di uomini"! Non era scritto che un giorno sarebbe diventato normale ripescare corpi umani fra le onde, per seppellirli lontano dalla loro terra, senza cordoglio e identità. C’è chi il cordoglio ha voluto però dimostrarlo, perché lo sentiva realmente. Sono stati i rappresentanti delle ong che fanno soccorso in mare, e di altre realtà umanitarie impegnate nell’accoglienza: volontari, attivisti, religiosi.

Non era scritto che un giorno sarebbe diventato normale ripescare corpi umani fra le onde, per seppellirli lontano dalla loro terra, senza cordoglio e identità

Insieme hanno preso il largo e hanno gettato fiori, hanno pregato, hanno pianto per quei morti dimenticati dalla politica e dalla maggior parte dei media. Non hanno potuto salvare le loro vite, ma hanno voluto rivendicare la loro dignità: quell’appartenenza sacra al genere umano, che sempre meno le nostre leggi sembrano riconoscere.

Senza alternativa

Le persone migranti sono oggi viste da molti come non-persone. Una disumanizzazione che inizia nei loro paesi d’origine, segnati da ingiustizie e contraddizioni profonde. È disumano lasciare la propria terra, la propria famiglia, per mancanza di alternative. In passato le abbiamo definite “deportazioni indotte”: quando partire non è una libera scelta, ma la conseguenza di condizioni di vita insostenibili a causa della miseria, della guerra o dell’oppressione politica.

Non tutti però migrano per disperazione. Allora dobbiamo avere il coraggio di dire che è disumano negare a chiunque la possibilità di costruire il proprio destino in un luogo diverso da quello di nascita, per qualunque motivo intenda farlo. Non siamo “proprietà”, e neppure “proprietari” del paese in cui veniamo al mondo. È disumano lasciare morire le persone durante viaggi che, con leggi diverse, potrebbero intraprendere in modo sicuro!

Le persone migranti sono oggi viste da molti come non-persone. Una disumanizzazione che inizia nei loro paesi d’origine, segnati da ingiustizie e contraddizioni profonde

Ancora più disumano il modo in cui trattiamo chi a quei viaggi sopravvive, o chi arriva legalmente e a un certo punto si scopre autore di reato. Quale reato? Camminare, respirare, vivere fuori dal perimetro del “permesso di soggiorno”, che diventa una specie di “permesso a esistere”. Smettiamola allora di nasconderci dietro gli eufemismi di certa politica.

Per l'Europa, Egitto, Tunisia e Bangladesh sono"paesi sicuri". Ma solo per i migranti

Le norme sull’immigrazione italiane ed europee somigliano sempre più a una versione aggiornata delle infami leggi razziali che credevamo il punto più basso mai raggiunto dalla nostra cultura. La culla dei diritti umani non si vergogna di decretare che alcuni "sono meno umani degli altri", e agire di conseguenza.

Argine etico

Le analisi che trovate in questo numero della rivista ci mettono di fronte a una dolorosa evidenza: non esiste più argine politico e neppure giuridico al razzismo imperante, se non quello offerto dalla Costituzione, a cui i magistrati si appellano per tutelare i diritti fondamentali. Tocca a noi costruire un argine etico fatto di parole chiare e testimonianze credibili.

Afrofobia e razzismo, perché lo straniero fa ancora paura

Se i discorsi d’odio portano consenso elettorale, dobbiamo smontare quei discorsi pezzo a pezzo, per rimettere al centro la verità. Ci sono molte persone di origine straniera che delinquono? È vero, lo sappiamo: non perché sono straniere, ma perché le nostre leggi le spingono dentro un limbo d’illegalità dove diventano facile manovalanza per le mafie e le altre organizzazioni criminali.

La gestione dell’immigrazione ha costi elevati? Non perché i migranti vogliono essere “mantenuti” dagli italiani, ma perché una burocrazia spaventosa impedisce loro di rendersi autonomi ed emanciparsi dall’aiuto. I quartieri con un alto tasso di popolazione straniera sono degradati? Non è a causa dell’immigrazione, ma della povertà materiale e culturale che, per le ragioni appena spiegate, spesso la accompagna.

Leggete cosa accade nei Cpr o nei luoghi informali “di transito” dei migranti irregolari. Chiedetevi se sono più irregolari loro, o il trattamento che noi gli riserviamo! E le cose sono destinate a peggiorare con l’entrata in vigore delle nuove normative europee sull’asilo e i “paesi sicuri”, che toglieranno ulteriori tutele.

Le cose sono destinate a peggiorare con l’entrata in vigore delle nuove normative europee sull’asilo e i “paesi sicuri”, che toglieranno ulteriori tutele

A un anno dalla scomparsa di Papa Francesco, che aveva compiuto il primo viaggio del pontificato a Lampedusa, risuona attualissimo il suo invito a "uscire nel mare aperto dell’umanità del nostro tempo, per essere testimoni di bontà e di misericordia". Dentro la tempesta, è urgente diventare veri “pescatori di uomini”. Ripescare una a una le coscienze delle persone a noi vicine che hanno ceduto alla disinformazione e alle retoriche della paura.

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Riportarle a terra, farle sentire sicure, rimetterle in contatto con la propria umanità profonda. Non basta che ci teniamo noi “a galla” nella disumanità dilagante. Bisogna che offriamo un salvagente di pensiero critico a chi rischia di restare vittima del generale naufragio dell’etica.

Da lavialibera n° 38

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