
Strage di caporalato in Calabria: non chiamiamola tragedia



1 giugno 2026
La sconfitta della Nazionale italiana maschile di calcio contro la Bosnia e la mancata partecipazione alla fase finale dei Mondiali negli Stati Uniti e in Messico (la terza consecutiva), hanno lasciato nello sconforto un intero paese e sul banco degli imputati sono finiti anche i settori giovanili, accusati di non sapere più plasmare giocatori di alto livello.
La squadra di calcio "più sostenibile al mondo"
Il problema non è tanto nella quantità – secondo gli ultimi dati Istat, il calcio in Italia è praticato da quasi un bambino su due – ma nella qualità degli atleti che approdano al professionismo, inferiore rispetto al passato. Silvano Benedetti è un ex difensore che ha giocato in Serie A tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, quando il campionato italiano era il migliore al mondo. Dopo il ritiro ha intrapreso una lunga carriera nel settore giovanile del Torino, terminata nel 2023. Lo abbiamo incontrato per capire cosa non funziona nel calcio dei più piccoli.

Benedetti, la Nazionale non si è qualificata ai Mondiali perché non ci sono più calciatori di valore. È così?
Sicuramente mancano i talenti di qualche anno fa, ma non tutto è da buttare. I buoni giocatori esistono ancora, semmai non c'è il coraggio di metterli in campo e attendere che maturino. Quando si allena un giovane atleta di qualità bisogna buttarlo dentro e lasciarlo sbagliare, ma troppi tecnici guardano solo al risultato e non alla crescita dei ragazzi. L’errore è un elemento essenziale nel percorso di maturazione, fondamentale per capire dove migliorare. E invece in Italia al primo sbaglio sei fuori.
Nel 2011 Roberto Baggio, all’epoca presidente del settore tecnico della Figc, aveva presentato un dossier ipotizzando una grande rivoluzione nei settori giovanili. Il documento non è mai stato preso in considerazione. Perché?
Cambiare significa investire risorse, anche nella formazione degli addetti ai lavori, ma qualcuno ha preferito non affrontare questi costi e andare avanti con quello che c’era già e creava meno problemi. Spero che un giorno il contenuto di quel dossier sia analizzato e magari messo in pratica.
Calcio e società di scommesse: il governo si piega ai club
Il dossier Baggio? Qualcuno ha preferito andare avanti con quello che c’era già e creava meno problemi
Crede che i giovani calciatori siano allenati nel modo sbagliato?
Come dicevo, è necessario investire non solo sulla ricerca dei talenti ma anche sulla formazione di chi i calciatori deve prima selezionarli e poi farli maturare. Ci vuole la capacità di tirare fuori il massimo dalle giovani promesse, ma in molti casi le qualità vengono castrate sul nascere e dalle panchine arrivano solo ordini e pochi insegnamenti.
Quindi ha ragione chi sostiene che le scuole calcio soffocano il talento?
Una volta si giocava per strada, all’oratorio e in quei contesti emergeva la spontaneità. Oggi, invece, quando i bambini arrivano alla scuola calcio ricevono subito dei compiti che ne limitano la libertà. Ecco perché più che tecnici “risultatisti” servirebbero buoni maestri.
Calciosociale, così Corviale resiste alla legge dei clan
Quando i bambini arrivano alla scuola calcio ricevono subito dei compiti che ne limitano la libertà. Più che tecnici “risultatisti” servirebbero buoni maestri
È vero che in allenamento chi prova un dribbling viene subito richiamato all’ordine?
In certe zone del campo scartare l’avversario può essere pericoloso, ma altre volte la giocata va provata, incoraggiata e applaudita, anche se non va a buon fine. Invece quasi sempre il giovane riceve urla e rimproveri, e la palla successiva finirà per giocarla in fretta e furia, senza rischiare nulla. I ragazzi hanno bisogno di sperimentare, serve un cambio di mentalità e investimenti su allenatori innovativi, perché la testa dei più vecchi ormai non si cambia più.
In Serie A c’è qualche allenatore che l’ha sorpresa?
Ho visto giocare molte volte il Como di Cesc Fabregas, che a fine partita fa sempre i complimenti ai suoi calciatori, anche se hanno commesso errori gravi. A lui interessa la prestazione, sa bene che con l’esperienza gli sbagli diminuiranno. Grazie a questa mentalità i giocatori si esprimono liberamente e non a caso le partite del Como sono un piacere per gli occhi. Penso sempre a Mergim Vojvoda, che al Torino era un difensore normale e diligente e che adesso al Como è diventato un super terzino.
Serve un cambio di mentalità e investimenti su allenatori innovativi, perché la testa dei più vecchi ormai non si cambia più
Tornando ai ragazzi, cosa pensa dei genitori dei giovani calciatori?
Nelle tribune si vede e si sente di tutto. Come se contasse solo fare gol, vincere e mettere il figlio in vetrina. I nostri genitori non venivano quasi mai a guardarci, ma su questo c’è poco da fare: oggi conta l’apparenza, si vive di risultati, è la società dell’immediatezza. Ogni anno al Torino assistevo a circa 500 provini e, mi creda, si capisce subito quando un bambino ha del talento. Il problema è che dopo essere stato selezionato, quando il ragazzo entra nel meccanismo della scuola calcio, le qualità apprezzate al provino si riducono del 50 per cento. La colpa è dell’ambiente, della famiglia, a volte anche della società, che fanno credere a questi giovani di essere già dei campioni affermati quando ancora non hanno fatto nulla.
Ci sono perfino famiglie che mandano i figli dal preparatore atletico privato. Non si rischia un sovraccarico fisico e mentale?
È vero, alcuni genitori vogliono dare una chance in più ai loro figli e pagano per gli allenamenti extra. Però non è tutto da condannare, spesso si tratta di professionisti qualificati che fanno bene il loro mestiere. Il problema, di nuovo, è saper gestire le aspettative. Nella mia scuola calcio ideale si pratica sport ogni giorno, non solo il pallone, ma anche altre discipline. Il movimento aiuta a sviluppare la coordinazione e questo è fondamentale nel prosieguo di un’eventuale carriera da professionista.
Nelle tribune si vede e si sente di tutto. Come se contasse solo fare gol, vincere e mettere il figlio in vetrina
Si può conciliare il calcio con la scuola?
Ricordo che qualche anno fa entrai nello spogliatoio della Primavera del Torino e parlando con i ragazzi scoprii che molti di loro avevano abbandonato gli studi. Niente di più sbagliato, anche perché su un gruppo di 18 se ne arrivava uno in Serie A è già un miracolo. Serve costruire uomini che abbiano un minimo di futuro, per questo ho sempre pensato che la Primavera non dovrebbe allenarsi al mattino: a quell’ora si deve andare a lezione. La scuola forma, stimola, è fondamentale nel percorso di crescita, e questo vale anche per i calciatori.
Un altro tema di grande attualità riguarda i calciatori stranieri. C’è chi sostiene che nei vivai ce ne siano troppi.
Senza nulla togliere ai giovani calciatori stranieri, ben vengano quelli talentuosi, anche per le sorti della Nazionale penso sia necessario lavorare di più sui ragazzi italiani. Quando ho iniziato a giocare con la Primavera del Torino non c’era uno straniero, mentre oggi i club ne contano almeno una decina. Ho guardato in tv Como-Udinese e in campo c’era soltanto un italiano, Nicolò Zaniolo. Se i giovani italiani li lasciamo in panchina o in tribuna è impossibile che emergano. Anche mandarli in prestito è inutile se poi non giocano mai. I club dovrebbero essere obbligati a schierare in campo almeno due calciatori italiani under 20. Questo darebbe una bella spinta agli investimenti nei settori giovanili.
Torino, la scommessa vincente dello sport popolare a San Salvario
Se i giovani italiani li lasciamo in panchina o in tribuna è impossibile che emergano. Anche mandarli in prestito è inutile se poi non giocano mai
C’è poi la questione dei procuratori. Sono davvero il male del calcio moderno?
Servirebbe una regola chiara: la famiglia del calciatore può affidarsi al procuratore solo dopo la firma del primo contratto da professionista e non a 10-11 anni come avviene oggi. Con queste figure attorno gli adolescenti si illudono, ma per arrivare in fondo c’è tanto lavoro da fare.
Grazie alle vittorie di Jannik Sinner, in Italia il tennis sta conquistando nuovi appassionati e lo stesso avviene con altri sport considerati “minori”. È il tramonto del calcio?
È giusto che le altre discipline emergano. Significa che hanno lavorato meglio, magari in sordina, mentre il calcio si adagiava senza evolversi. Non so cosa accadrà, ma serve un cambiamento radicale.
È giusto che altri sport come il tennis stiano emergendo. Hanno lavorato meglio del calcio, che si è adagiato senza evolversi
Chiudiamo con la Nazionale. In attesa del nuovo commissario tecnico, la panchina è stata affidata all’allenatore dell’Under 21 Silvio Baldini. Sarebbe un azzardo ripartire da un outsider come lui?
Baldini merita tutto questo, è un allenatore schietto che crede nei giovani e ha dimostrato di saper vincere. Mi auguro porti in Nazionale qualche ragazzo della sua Under, che sta facendo molto bene. Dopo tre eliminazioni servirebbe una ventata d’aria fresca, anche nei club. Gian Piero Gasperini prima all’Atalanta e adesso alla Roma ha dimostrato che puntare sui giovani funziona, basta crederci e avere pazienza. Sono spregiudicati, vanno oltre i loro limiti, hanno quella sana incoscienza di cui forse dovremmo tornare a fidarci.
La tua donazione ci servirà a mantenere il sito accessibile a tutti
Mentre in Europa il Green deal è sotto assedio, e le destre spingono per smontarlo pezzo dopo pezzo, dall'altra parte del mondo, diverse nazioni europee partecipano al gruppo di cinquantasette paesi "volenterosi" che si sono riuniti a Santa Marta, in Colombia, per avviare una reale uscita dal fossile
La tua donazione ci servirà a mantenere il sito accessibile a tutti