
Autonomia differenziata, referendum bocciato. Avanti su cittadinanza

Aggiornato il giorno 14 marzo 2025
Aggiornamento del 14 marzo 2025: nel processo d'appello bis, la Corte d'appello di Roma ha condannato all'ergastolo Marco Bianchi e a 28 anni di reclusione il fratello Gabriele per aver ucciso Willy Monteiro Duarte. Il 21enne di origini capoverdiane è morto per un pestaggio nella notte fra il 5 e il 6 settembre 2020 a Colleferro, alle porte della Capitale. Si era fermato a prestare aiuto a un amico in difficoltà. La Corte di Cassazione aveva imposto un nuovo processo perché riteneva che fosse errato aver concesso le attenuanti ai due responsabili della morte del giovane. Restano invece definitive le condanne per gli altri due giovani che parteciparono al massacro: 23 anni per Francesco Belleggia, 21 per Mario Pincarelli.
Dopo la morte di Monteiro Duarte, Francesca Pagnotta aveva affidato alla rubrica GenerazioneZ le sue parole e riflessioni sulla cultura razzista dietro la morte di Willy.
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Aveva 21 anni Willy Monteiro Duarte, il ragazzo che la notte fra il 5 e il 6 settembre è stato ammazzato di botte a Colleferro, alle porte della Capitale. No, questa volta non leggerete sui giornali o sui social network che ad ammazzarlo sono stati gli extracomunitari e no, questa volta non vi potrete sentire legittimati a sollevare polveroni di odio, intolleranza e violenza nei confronti di intere comunità multiculturali. Perché Willy era un ragazzo italiano, ma di origini capoverdiane, che faceva da poco il cuoco in un albergo romano ed è stato preso a calci e pugni da quattro individui italiani per aver cercato di difendere un amico. Una notizia come questa, quasi non ci tocca nemmeno. Perché, tanto, chi era Willy? "Solo un extracomunitario", ha detto qualcuno.
La morte di un ragazzo di 21 anni, preso a calci e pugni da un branco di soggetti che idolatra figure autoritari, non ci fa provare disgusto verso determinati atteggiamenti
Oggi la morte di un ragazzo di 21 anni, preso a calci e pugni da un branco di soggetti che idolatrano figure autoritarie e si servono quotidianamente di azioni violente per la risoluzione di qualsiasi vicissitudine, non ci fa provare disgusto verso determinati atteggiamenti, rammarico verso un ragazzo che non tornerà più a casa da sua madre la sera, né avrà la possibilità di avverare i suoi sogni nel mondo del calcio o della cucina. Perché da qualche anno a questa parte siamo succubi di un sistema che promuove l’odio nei confronti di chi è apparentemente diverso da noi, sradica ogni forma di uguaglianza e cerca di portare all’oblio il concetto di umanità e dignità. Sì, perché se valutiamo la dignità come il valore supremo delle nostre comunità, attraverso episodi di odio e intolleranza come questi, tale valore è destinato a scomparire definitivamente dalle nostre coscienze e dai nostri sistemi sociali. E con esso ogni valore derivante come la solidarietà, la libertà, l’umanità e l’aiuto verso il prossimo, gli stessi che invece hanno mosso Willy ad agire davanti alle ingiustizie subite da un amico.
Il cantante degli Almamegretta Raiz racconta la propria esperienza come vittima di razzismo
Il profondo senso di ingiustizia che sui social network ha smosso le persone a favore di Willy e di quanti come lui si battono contro un sistema aberrante, intriso di razzismo e fascismo, ci deve portare ad azioni concrete nelle nostre coscienze, prima ancora che nelle piazze, nelle aule di tribunale o nelle scuole. Abbiamo bisogno di mettere in atto un processo di responsabilizzazione nei confronti dell’altro. Contrariamente, continueremo giorno dopo giorno a permettere a un sistema deviato di insediarsi nella nostra società. E allora, a questo punto vi chiedo: chi piangerà, si arrabbierà, resisterà e lotterà per l’ennesima vittima che "era solo un extracomunitario"?
Da lavialibera n°5 settembre/ottobre 2020
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