Vasco Rossi al concerto del Primo Maggio 2009 a Roma. Credits: Oxfam Italia, via Flickr
Vasco Rossi al concerto del Primo Maggio 2009 a Roma. Credits: Oxfam Italia, via Flickr

Per avere Vasco a Trento la Lega "si è venduta anche le mutande"

Un contratto senza precedenti e pressioni su chi denunciava l'assenza di adeguate vie di fuga: in vista delle elezioni provinciali del 2023, la Giunta trentina guidata dalla destra ha fatto di tutto pur di usare il concerto dell'artista come strumento di propaganda, a discapito della sicurezza

Francesca Dalrì

Francesca DalrìGiornalista Trentotoday

19 maggio 2022

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Era ormai solo una formalità, ma anche l’ultimo via libera è arrivato: il concerto record di Vasco Rossi in calendario domani a Trento si farà. Non che ci fossero dubbi, in Provincia da mesi non si parla d’altro. Un po’ per la sua dimensione: 120mila spettatori in una città di 119mila abitanti, il più grande evento live in Italia dallo scoppio della pandemia. Un po’ per il suo peso politico: in vista delle elezioni provinciali del 2023 l’attuale Giunta provinciale guidata dalla Lega ha puntato tutto su questo appuntamento. E per avere l’artista che vanta il primato mondiale di spettatori paganti per un concerto solista (a Modena nel 2017), “si è venduta anche le mutande”, accusa il consigliere provinciale di Trento di opposizione Alessio Manica (Pd).

"Pur di usare il concerto come veicolo di propaganda si sono forzate le strutture pubbliche dando il via a una modalità di lavoro inaccettabile" Luca Zeni - consigliere provinciale di Trento (Partito democratico)

 “Pur di usare il concerto come veicolo di propaganda si sono forzate le strutture pubbliche dando il via a una modalità di lavoro inaccettabile”, afferma Luca Zeni, anche lui consigliere provinciale del Partito democratico. L’evento è stato classificato come “eccezionale” ed equiparato a una “calamità”: status che per mesi ha permesso di usare la protezione civile trentina per allestire l’area. Non solo. Si è arrivati persino a fare pressioni su chi sollevava dubbi sulla gestione dell’appuntamento: prima è stato chiesto di ritirare i pareri negativi sulla sicurezza, poi impedito che i documenti fossero resi pubblici. Infine, è stato rimosso dal suo incarico il dirigente che aveva lamentato la mancanza di vie di fuga nell’area destinata all’esibizione: Marzio Maccani. 

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Per Vasco, tutto 

Il contratto firmato dalla Provincia autonoma di Trento (Pat) per il concerto di Vasco non ha precedenti, soprattutto se paragonato a quello sottoscritto dal comune di Modena per l’evento del 2017. Solo per citare le differenze più evidenti, mentre a Modena il Comune ha ricevuto due euro di compensazione per ciascun biglietto venduto (circa 440mila euro in totale), la Pat si è impegnata ad acquistare eventuali biglietti rimasti invenduti. Sono stati messi a disposizione 300mila euro per il soggiorno in Trentino dello staff tecnico e artistico del cantautore, oltre al servizio di trasporto aereo a lui dedicato. Senza parlare della mostra da 100mila euro su Vasco con i costi di allestimento a carico dell’ente pubblico.

In totale, secondo un calcolo effettuato dall'opposizione, la spesa pubblica per la realizzazione del concerto arriva a 6,6 milioni di euro a fronte di un indotto per il territorio stimato da Confcommercio in 6,1 milioni di euro. 

Vie di fuga inesistenti

Tutto comincia lo scorso 26 luglio quando la Giunta provinciale guidata da Maurizio Fugatti (Lega) approva uno schema di convenzione per un evento inaugurale nell'area di San Vincenzo a Trento (periferia sud) destinata a diventare la “Trentino music arena”. “L’area – si legge nella delibera – si presenta adeguata, dal punto di vista logistico e dimensionale, ad accogliere un numero elevato di persone”. Il dirigente del servizio di polizia amministrativa della Pat Marzio Maccani scrive al suo dirigente generale (Sergio Bettotti, colui a cui è stata poi assegnata la competenza sulla sicurezza) che il concerto “inspiegabilmente, non è stato, in alcun modo e in alcuna forma, oggetto della preventiva necessaria e obbligatoria valutazione da parte della Commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo (sia con riferimento al luogo, dato già per approvato, sia con riferimento ai numeri folli di cui stanno parlando i giornali)”. 

“Pertanto – conclude Maccani – si suggerisce di non firmare contratti prima di tale formale valutazione”.

Invece il 23 agosto il dirigente generale della Pat Paolo Nicoletti firma la convenzione con le società Big Bang srl (la stessa che ha organizzato nel 2017 il Vasco Modena park) e Giamaica srl (la società in cui confluiscono i ricavi dei concerti di Vasco e di cui il rocker possiede il 32 per cento). Il problema però esiste e viene messo nero su bianco nel verbale della Commissione di vigilanza del 27 ottobre. Gli otto componenti (tra cui una dirigente della questura) affermano all’unanimità che, mentre per il concerto del 2017 erano presenti adeguate vie di fuga su tutti e quattro i lati, nell’area di Trento queste sono “oggettivamente non adeguate”. In caso di un ipotetico evento avverso – scrivono – si potrebbero verificare “travolgimenti e schiacciamenti delle persone coinvolte (come hanno insegnato i fatti di piazza San Carlo di Torino)”.

Le vie di esodo non esistono. La stessa Provincia è arrivata a chiedere di chiudere temporaneamente la ferrovia del Brennero per aprire dei varchi a ovest

Le regole per eventi di questo tipo sono contenute nella circolare Piantedosi redatta nel 2018 proprio dopo quanto successo a Torino quando, con uno spray al peperoncino, quattro persone scatenarono il panico tra la folla che guardava la finale di Champions league, determinando oltre 1500 feriti e la successiva morte di due donne. Per 120mila spettatori, calcolando due persone per metro quadro (come previsto dalla norma), servono 60mila metri quadrati, ovvero sei ettari. Considerato che l’area San Vincenzo è di 27 ettari, il problema sicurezza sembra ampiamente risolto. Questo è ciò che da mesi ripetono i vertici provinciali, a partire dal presidente Maurizio Fugatti. Peccato che si ometta il secondo parametro previsto dalla circolare: ogni 250 persone è necessario una sorta di corridoio pari a 60 centimetri per i varchi di allontanamento dall’area, che non devono essere inferiori a tre, devono essere collocati “in posizione ragionevolmente contrapposta” e la cui larghezza minima deve essere di almeno 2,4 metri. Tradotto: per 120mila persone servono vie di esodo larghe minimo 288 metri su almeno tre dei quattro lati.

Per rendersi conto della situazione nell'area San Vincenzo è sufficiente osservarla dall’alto. La Trentino music arena è bloccata a ovest da un canale e dalla ferrovia (oltre che dalla tangenziale, che nei giorni del concerto verrà chiusa); a est da via di San Vincenzo, la vecchia statale del Brennero, larga circa otto metri e attaccata alla collina; a sud da aree agricole private e a nord da una concessionaria di auto. Le vie di esodo non esistono, tanto è vero che la stessa Provincia era arrivata a chiedere di chiudere temporaneamente la ferrovia del Brennero per aprire dei varchi a ovest.

L'area in cui si terrà il concerto
L'area in cui si terrà il concerto

Pressioni e rimozioni, così sono state messe a tacere le denunce

La posizione negativa espressa dalla Commissione il 27 ottobre è un ostacolo all'evento. La sera stessa il dirigente del servizio di polizia amministrativa (Maccani) viene convocato “con la massima urgenza e priorità”. In quell’occasione “sai molto bene – scriverà Maccani in una nota inviata a Fugatti il 5 gennaio dopo lo scoppio del caso – non solo le pesanti parole che sono state pronunciate contro di me e contro la Commissione, ma anche le ripetute e insistenti ‘richieste’ che mi sono state fatte al fine di farmi annullare il verbale e di tenerlo nascosto”, nonché “le parole che sono state dette al fine di preannunciare il divieto di partecipazione alle prossime riunioni alle persone interne alla Pat che avevano firmato il verbale”. Così sarà.

Pressioni nei confronti di altri componenti della Commissione sono state denunciate anche da Salvatore Rizzo, dipendente del servizio di polizia amministrativa provinciale, nonché presidente della Commissione di vigilanza nella seduta del 27 ottobre. Pressioni negate dal presidente della Giunta: “Nessuna indebita pressione. Chi afferma il contrario se ne assumerà le relative responsabilità”, ha dichiarato Fugatti sulla questione.

Commissione sulla sicurezza privata di ogni potere

Secondo il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, la Commissione di vigilanza ha l'obbligo di pronunciarsi verificando tutti i profili di sicurezza: le vie di fuga, i parcheggi, le modalità di afflusso e deflusso degli spettatori. Ma, nel caso in questione, l’incarico è stato affidato a una società esterna per la “modellazione dell’esodo in emergenza”, alla quale non sono stati però comunicati i problemi sollevati il 27 ottobre dalla Commissione. “Si tratta di una prassi irrituale, scegliere una società esterna è come chiedere un parere a pagamento”, spiega a lavialibera Agostino Dallago, ex dirigente del servizio antincendi della Pat a cui Maccani ha chiesto una valutazione ulteriore, depositata in questura e in prefettura. “Alla luce di tali modellazioni – spiega Bettotti (dirigente generale di Maccani) in una mail datata 20 novembre –, la Commissione potrà confermare o meno quale sarà l’effettivo limite massimo di capienza autorizzabile”. Ma come limitare il numero di spettatori se nel contratto firmato ad agosto si parla di “almeno 120mila persone” e la vendita dei biglietti procede spedita?

Passano i mesi e arriva il parere della società (pagata 25mila euro). Ma – scrivono il 16 febbraio Maccani e i suoi collaboratori Rizzo e Luigi Cofler (anch’egli presente alla riunione del 27 ottobre) – “la documentazione e le simulazioni ad oggi presentate non attestano in alcun modo la sicurezza/idoneità dell’area e la capienza massima ammissibile; non evidenziano le vie di fuga presenti; non ipotizzano eventi avversi”. Insomma: non entrano nel merito di nessuno dei problemi sollevati dalla Commissione.

C’è ancora una questione da risolvere: il parere negativo della Commissione (obbligatorio ai fini del rilascio della licenza di polizia amministrativa) potrebbe chiedere di ridurre i partecipanti (prescrizione ormai impossibile da rispettare). Ecco allora che il 14 aprile la Giunta provinciale decide all’unanimità che “quando l’evento oggetto di autorizzazione sia riconosciuto eccezionale (come nel caso del concerto, ndr), la competenza è dei dirigenti generali”. In sostanza, spiega il consigliere Zeni, “si toglie la competenza sulla sicurezza al dirigente del servizio che aveva evidenziato le lacune (Marzio Maccani, ndr) e la si attribuisce al dirigente del dipartimento” (Sergio Bettotti).

Abbiamo chiesto al presidente Fugatti e all’assessore provinciale all’Artigianato, commercio, promozione, sport e turismo Roberto Failoni se Bettotti (che è il dirigente generale dell’omonimo dipartimento) abbia mai rilasciato una licenza di polizia amministrativa nella sua carriera. Fugatti ci ha risposto che “Bettotti è il dirigente generale che sta sopra a queste autorizzazioni da sempre, quindi ne ha le competenze”. Failoni ha chiosato: “Questo non lo so, ma Bettotti è un grandissimo professionista e in questi mesi si è fatto una cultura sul tema”.

Nessuna trasparenza 

Zeni, consigliere provinciale e avvocato,  è uno dei soggetti centrali in questa vicenda: è grazie al suo accesso agli atti che sono emerse le pressioni in seguito alla riunione del 27 ottobre. Ma è anche una parte lesa: proprio dalle email acquisite emerge come il 29 dicembre il dirigente generale della Pat Paolo Nicoletti abbia chiesto a Maccani (a cui Zeni aveva presentato l’istanza) di “limitare l’accesso al solo verbale della Commissione”. Maccani chiarisce subito che la richiesta “non è giuridicamente sostenibile”: è un suo dovere fornire al consigliere tutti gli atti prodotti dal servizio di polizia amministrativa sulla sicurezza del concerto. Una risposta non gradita a Nicoletti che il 30 dicembre a mezzanotte e otto minuti suggerisce per email a Maccani di “evitare di fare il bravo scolaretto” e il “buon paladino della buona amministrazione” specificando che “l’amministrazione valuterà coerenza e correttezza del tuo operato”.

Non solo: quando il 9 febbraio Zeni viene a conoscenza di questo scambio di email e lo rende pubblico, interviene il dirigente generale dell’unità di missione strategia Trasparenza Luca Comper. Con un provvedimento, il giorno seguente stabilisce che d’ora in poi le risposte alle istanze di accesso dei consiglieri provinciali dovranno essere fornite previo “visto preventivo” del dirigente generale del dipartimento di appartenenza, il quale avrà cura di informare l’assessore di riferimento. Già la situazione non era delle più rosee: “La metà delle richieste di accesso che abbiamo fatto nei primi tre anni di legislatura è rimasta inevasa, solo in un numero limitato di casi ci hanno risposto entro 30 giorni (come previsto per i comuni cittadini, ndr) e in pochissimi casi in maniera tempestiva (come dovrebbe avvenire per i consiglieri, ndr) – accusa Zeni –. C’è un serio rischio di riduzione della trasparenza e probabilmente anche la volontà di creare un clima di timore”. Anche per questo il gruppo trentino del Pd per la prima volta ha presentato un esposto in procura.

“A gestire la Provincia di Trento da 30 anni non è l’esecutivo, ma alcuni dirigenti spregiudicati che fanno il bello e il cattivo tempo, che promettono, promuovono e spostano chi vogliono loro" Agostino Dallago - ex dirigente del servizio antincendi della provincia autonoma di Trento

Secondo l’ex dirigente del servizio antincendi della provincia di Trento Agostino Dallago, il problema non è però legato a questa legislatura: “A gestire la Provincia di Trento da 30 anni non è l’esecutivo, ma alcuni dirigenti spregiudicati che fanno il bello e il cattivo tempo, che promettono, promuovono e spostano chi vogliono loro – dice a lavialibera –. Per questo la maggior parte dei dipendenti ha paura a esporsi e Maccani è rimasto solo a denunciare un modus operandi che questo concerto ha reso evidente a tutti”.

Prima gli affari (e la propaganda)

“Nel 99 per cento dei casi andrà bene – dice Dallago –. Ma se dovesse accadere un evento imprevedibile come le bombolette spray di Torino o della discoteca Lanterna azzurra di Corinaldo, sarebbe una strage. Se si scatena il panico i più deboli verranno calpestati. Ma per qualcuno il business è più importante della sicurezza”.

Oramai nessuno ha più voglia di discutere. Queste le parole che ci ha consegnato l’assessore Failoni (presente la sera del 27 ottobre quando è stato chiesto a Maccani di ritirare il verbale): “Se mi chiede ora, a pochi giorni dal concerto, di tornare a ottobre, siamo agli antipodi – ci risponde seccato –. Poi sono passati tanti mesi, uno si può anche dimenticare alcuni aspetti. Se qualcosa in questi mesi non ha funzionato, ne parleremo dopo il 20 maggio. Ora lavoriamo per il concerto”. 

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