Djerba (Tunisia), marzo 2011. Profughi bangladesi in attesa del volo predisposto dal governo italiano per il rimpatrio di circa 600 cittadini del Bangladesh riparati in territorio tunisino dalla Libia (Ciro Fusco/Ansa)
Djerba (Tunisia), marzo 2011. Profughi bangladesi in attesa del volo predisposto dal governo italiano per il rimpatrio di circa 600 cittadini del Bangladesh riparati in territorio tunisino dalla Libia (Ciro Fusco/Ansa)

Il ricatto turco e l'odioso razzismo verso i profughi dimenticati

Il presidente Erdogan si è detto favorevole all'ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia, a condizione che i due paesi non offrano più asilo agli indipendentisti curdi. L'occidente ha accettato, segnando ancora una volta la distanza tra popoli tutelati e altri sacrificabili

Gad Lerner

Gad LernerGiornalista

21 settembre 2022

Il 28 giugno scorso il vertice Nato riunitosi a Madrid ha accettato senza obiezione alcuna lo “scambio” proposto dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan: rinuncia da parte di Ankara a porre il veto all’ingresso di Svezia e Finlandia nell’alleanza militare atlantica in cambio della rinuncia dei due paesi scandinavi alla loro tradizionale politica di asilo politico degli esponenti delle formazioni indipendentiste curde. Si è addirittura trattato, senza imbarazzo, su quali e quanti di loro dovrebbero essere estradati nelle carceri del Paese che – a differenza della comunità internazionale – li considera terroristi.

Nel frattempo la Turchia non ha perso tempo e, approfittando della “distrazione” provocata dalla guerra in Ucraina, ha intensificato le sue incursioni armate contro la popolazione curda al di fuori dei suoi confini, in Siria e nell’Iraq settentrionale. È passato sotto silenzio, fra gli altri, il bombardamento che lo scorso luglio nella provincia di Dohuk (regione autonoma del Kurdistan iracheno) ha provocato 9 morti civili e 33 feriti.

Che importa se afghani, siriani, iracheni fuggono anch’essi da altre guerre?

Profughi di serie B

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