Le parole di Lucarelli: scelta

Una volta, tanti anni fa, ho intervistato un ex agente di polizia che, a ogni cambio di regime, si era occupato dei suoi ex colleghi. Gli chiesi per chi votasse: "Cosa c'entra? Sono un poliziotto". Altri poliziotti presero decisioni diverse. Per questo la parola scelta può assumere un significato diverso

Carlo Lucarelli

Carlo LucarelliScrittore, sceneggiatore e conduttore televisivo

25 novembre 2022

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Scelta.

S.f. 1: Libero atto di volontà per cui, tra due o più offerte, proposte, possibilità o disponibilità, si manifesta o si dichiara di preferirne una (in qualche caso anche più di una), ritenendola migliore, più adatta o più conveniente delle altre, in base a criteri oggettivi oppure personali di giudizio, talora anche dietro la spinta di impulsi momentanei, che comunque implicano sempre una decisione.

Indicazione o assunzione in base a una preferenza motivata da una valutazione oggettiva o soggettiva di caratteristiche e requisiti nei confronti di una disponibilità più o meno larga o di un’alternativa.

Una volta, tanti anni fa, ho intervistato un anziano signore, da tempo in pensione, che era stato quarant’anni nella polizia. Dal 1941 all’81, sempre più o meno ad occuparsi di politica.

All’inizio era entrato nell’Ovra – la polizia politica di Benito Mussolini – e come tale si era occupato di antifascisti. Dopo la Liberazione, per uno di quegli strani accadimenti tipici della nostra storia, era finito nella polizia partigiana occupandosi di ex fascisti. Quindi, dopo le elezioni, nell’Italia della Democrazia cristiana, si era occupato di ex partigiani. Praticamente a ogni cambio non dico di regime ma di governo si era ritrovato a interessarsi di quelli che prima erano suoi colleghi o datori di lavoro. Per cui mi è venuto spontaneo dirgli: "Le faccio una domanda, maresciallo, lei per chi vota?". Così, per la curiosità di sapere se una volta gli fosse dispiaciuto spiare, intercettare o mettere le manette a qualcuno. Il maresciallo, che fino a quel momento si era appassionato a raccontarmi tutti i dettagli di un mestiere che evidentemente amava molto, si è bloccato, mi ha guardato malissimo e mi ha risposto, acido: "Cosa c’entra? Sono un poliziotto".

Fine intervista.

Sono andato via con un dubbio. Ci sono momenti storici in cui dire “cosa volete da me, sono un poliziotto, sono un tecnico, che c’entro io con la politica” forse non basta, e anche una non-scelta come quella del mio maresciallo può essere ritenuta, invece, una scelta a tutti gli effetti.

Una scelta politica.

"Cosa sarebbe successo se", ho pensato, mi è venuta un’idea per un romanzo e così ho scritto il mio primo libro, Carta bianca, proprio su quello.

Un altro giorno, invece, facendo ricerche per un romanzo sullo stesso tema, ho incontrato un poliziotto che la sua scelta, al contrario, l’aveva fatta.

A Bologna, durante la Repubblica di Salò, operavano due brigate nere fasciste talmente famigerate e feroci che vennero allontanate dalla città su richiesta addirittura dei tedeschi, che, tanto per dire, erano più quelli della strage di Marzabotto che quelli di Goethe e Beethoven.

In città c’era anche un poliziotto, il commissario Riccardo Parisi, che assieme ad altri aveva costituito una sezione clandestina della Resistenza nella questura di Bologna. Oltre ad aiutare con informazioni e documenti, il commissario Parisi aveva fatto anche altro, qualcosa che atteneva direttamente al suo essere poliziotto.

In collaborazione con uno dei suoi sottoposti, la guardia Sebastiano Morello, con un medico dell’ospedale Sant’Orsola, il dottor Filippo D’Aiutolo, e con Giulio Gherardi, custode dell’obitorio, Parisi scatta foto ai morti ammazzati dalle brigate, documenta quello che gli è successo, fa tagliare pezzi di vestito delle vittime. Da una parte è per fornire ai parenti degli scomparsi nel nulla di quella brutta notte che Bologna vive nell’inverno del ’44 notizie sulla sorte dei loro cari e la possibilità di riconoscerne i corpi martoriati. Dall’altra, invece, è per documentare, con una vera e propria indagine di polizia, i crimini commessi. Compresi i depistaggi e gli insabbiamenti operati dalla questura.

E infatti, alla liberazione di Bologna, Romolo Trauzzi, il nuovo questore nominato dal Cln, riceve il rapporto del nostro commissario Parisi e su quella base fa sospendere, denunciare e indagare decine di funzionari e agenti della polizia, accusati di essere stati complici o utili conniventi dei crimini compiuti dai fascisti in città. Ecco, anche il nostro commissario avrebbe potuto dire “sono un poliziotto”, molto semplicemente, ma un poliziotto diverso. Determinato da una scelta, una scelta politica, che gli aveva fatto scegliere, appunto, che tipo di poliziotto essere. È una bella storia quella del commissario Parisi, raccontata da Carlo D’Adamo e William Pedrini in Un passato che non passa. Bella storia per gli italiani – certi italiani – meno per l’Italia, come si potrebbe capire dallo stesso titolo. Qualche mese dopo, infatti, sia il questore Trauzzi che il commissario Parisi vengono trasferiti e più o meno buttati fuori dalla polizia. Mentre tutti i funzionari e gli agenti sospesi e indagati vengono tranquillamente reintegrati.

Scelta. s.f.

Nel linguaggio burocratico: avanzamento, promozione a scelta, in base a titoli e meriti anziché all’anzianità

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