Milano, 21 marzo 2023. Il presidente di Libera Luigi Ciotti mostra una maglia che ricorda la strage di Cutro.
Milano, 21 marzo 2023. Il presidente di Libera Luigi Ciotti mostra una maglia che ricorda la strage di Cutro.

Strage di Cutro, l'avvocato dei familiari delle vittime: "Sbagli e omissioni delle autorità italiane"

Il legale Francesco Verri spiega a lavialibera: "Chi parte mette in conto di morire, il punto è che non possiamo permetterlo noi. La Commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha detto che un'imbarcazione carica di migranti deve essere considerata in pericolo già nel momento in cui lascia le coste del paese da cui parte"

Francesco Donnici

Francesco DonniciGiornalista

26 febbraio 2024

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Pubblichiamo di seguito l'intervista all’avvocato Francesco Verri, legale di parte civile dei familiari delle vittime della strage avvenuta al largo della costa di Cutro, in provincia di Crotone, la notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023.

Strage di Cutro, le colpe nascoste

Due procedimenti in corso e ancora tanti interrogativi. Che idea farsi a un anno di distanza dalla tragica notte di Steccato di Cutro?
I due procedimenti in corso sono quasi comunicanti, sia sul piano dei fatti che su quello strettamente processuale. Se gli scafisti hanno potuto completare il loro drammatico viaggio, questo si deve anche agli sbagli e alle omissioni delle autorità italiane. Sembrerebbe emergere in maniera chiara che volessero scaricare le persone che avevano a bordo per tenere in salvo la barca, tornare indietro e utilizzare quel mezzo per un altro viaggio perché ogni viaggio vale molti soldi. L’Italia ha agevolato questo proposito perché non è stata organizzata nessuna operazione di polizia per andare a intercettare questa imbarcazione, prenderne il comando e portarla nel porto più sicuro.

Strage dei migranti, Ciotti: "Deportazioni indotte"

Rispetto al mancato soccorso si è parlato di “rimbalzo di competenze”. Le dichiarazioni delle autorità, oltre che con alcune testimonianze, sembrano non coincidere con le relazioni di Frontex.
Abbiamo acquisito una serie di informazioni e notizie supplementari rispetto a quelle che conoscevamo. Sappiamo che Frontex, dopo aver avvistato la barca, ha inviato un dispaccio alle autorità italiane che è stato decodificato correttamente. La Guardia di finanza ha infatti scritto a penna sul suo giornale "avvistata barca con migranti”. Frontex parla di un’imbarcazione con certe caratteristiche e gli ufficiali hanno recepito correttamente quelle informazioni. E tuttavia, il carabiniere sentito in aula ha dichiarato che non erano stati avvertiti che ci sarebbe stato uno sbarco. Non lo sapevano nemmeno i carabinieri del turno precedente. Questo smentirebbe quanto dichiarato dal governo.

Strage di Cutro: tutte le falle nei soccorsi

C’è stato un ritardo nei soccorsi nonostante le diverse segnalazioni avvenute subito dopo il naufragio?
Alle 6.50 c’era ancora gente in mare. Due superstiti raccontano di essere stati salvati intorno alle 7, dopo circa tre ore dal naufragio, dalla Guardia costiera. Purtroppo il fratellino di uno di loro non si è salvato. Nella relazione della Guardia costiera c’è scritto che a bordo della motovedetta traggono in salvo due persone. Sappiamo che la Guardia costiera arriva a terra più o meno alle 5.35 in mare nonostante il pescatore sentito in aula dica di aver telefonato intorno alle 4.30. I primi carabinieri, aiutati dai pescatori, rimangono da soli per circa un’ora e si danno da fare per strappare al mare più persone possibili. Avevamo intuito che vi fossero enormi responsabilità dell’Italia, ma ora cominciamo a saperlo per certo.

"Avevamo intuito che vi fossero enormi responsabilità dell’Italia, ma ora cominciamo a saperlo per certo"

Qual è oggi il sentimento dei familiari delle vittime? Cosa si aspettano da questi processi?
Il loro è un dolore molto composto, come se mettessero in conto di morire pur di sfuggire alle sopraffazioni, ai trattamenti inumani cui vengono sottoposti nei loro paesi. Su quella barca c’erano molte donne provenienti dall’Afghanistan, dove la vita per una donna è quasi impossibile. Lì, il solo fatto di esistere, per una donna, è un atto eroico. Non possono accettare tutto questo e sfidano il mare, anche d’inverno, rischiando tutto. Mettendo in conto tutto, compresa la morte. Il punto è che non possiamo permetterlo noi. Nel momento in cui sappiamo che queste persone si trovano in mare aperto, non possiamo permettere che corrano altri pericoli rispetto a quelli già corsi per arrivare in quel punto. C’è una raccomandazione della Commissaria per i diritti umani presso il Consiglio d’Europa del 2019 in cui si dice chiaramente che un’imbarcazione carica di migranti deve essere considerata in pericolo già nel momento in cui lascia le coste del paese da cui parte. Si tratta di imbarcazioni sovraffollate destinate a sfasciarsi al minimo inconveniente. Se c’è questa previsione è chiaro che debba sorgere un obbligo da parte dei paesi costieri.

In molti casi quest’obbligo di intervento è stato rispettato e tante vite sono state salvate.
L’Italia conosce bene quest’obbligo perché ha fatto spesso di queste operazioni. Abbiamo tracciato una serie di operazioni dove Guardia di finanza e Guardia costiera sono intervenute insieme, senza balletti di competenze. Ricordo un caso di salvataggio in mare a settembre, a 80 miglia a largo della costa. In questo caso l’imbarcazione, nella prima segnalazione, si trovava a 40 miglia. Qualcuno dovrà spiegare perché non c’è stato un intervento.

"Ricordo un caso di salvataggio in mare a settembre, a 80 miglia a largo della costa. A Cutro l’imbarcazione, nella prima segnalazione, si trovava a 40 miglia"

Nel frattempo ci sono state altre partenze, sbarchi, operazioni di salvataggio e purtroppo naufragi. Siamo preparati per evitare delle nuove “Cutro”?
No, non siamo preparati. Una recente sentenza della Cassazione ha chiarito come affidare i migranti alla Guardia costiera libica debba considerarsi reato. Cosa già chiarita dalla Corte di Strasburgo. È l’impianto che non funziona perché è molto propagandistico. La notte di Steccato di Cutro gli scafisti furono lasciati liberi di fare quello che volevano. Il contrasto si estrinseca in misure discutibili come il Decreto Cutro, che avrebbe dovuto rappresentare una raccomandazione a rispettare il diritto del mare violato quella notte e invece si è tradotto nel suo contrario. Prevede misure repressive contro gli scafisti, ma anche contro i migranti stessi. Non siamo preparati e invece dovremmo esserlo. Quello di Cutro non è né il primo né l’ultimo sbarco: è un fenomeno inarrestabile.

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