
Comunità educanti in cerca di futuro



12 gennaio 2026
La notizia è arrivata poche ore prima dell’alba in Italia. Alle 4.50, ore italiane, il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani twittava la notizia: “Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas. L'ho appena comunicato al presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha sempre seguito la vicenda in prima persona. Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. Dopo 423 giorni di arresto arbitrario, senza nessuna accusa formalizzata nei suoi confronti, il 46enne cooperante veneziano Trentini è uscito dal carcere El Rodeo I, nei paraggi di Caracas, e potrà tornare a casa. Insieme a lui ha ritrovato la libertà anche l’imprenditore torinese Burlò, anche lui arrestato arbitrariamente in Venezuela. “Un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa”, ha aggiunto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Dall'archivio: Alberto Trentini, ancora silenzio sul cooperante arrestato in Venezuela
L’attesa per la liberazione di Alberto Trentini era cresciuta nell’ultima settimana da quando, dopo la cattura del presidente Nicolas Maduro da parte dell’esercito statunitense il 3 gennaio, la presidente ad interim Delcy Rodriguez ha dato il via a rilascio ad alcuni dei tanti detenuti. Nei giorni scorsi erano stati liberati, tra i tanti, tre uomini italo-venezuelani. Poi, nelle prime ore di lunedì 12 gennaio, è arrivata la notizia che ci si aspettava: “La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto”, ha scritto il ministro degli Esteri Tajani nel suo tweet.
Trentini era arrivato in Venezuela il 17 ottobre 2024 per lavorare con l'ong Humanity & Inclusion in un progetto di sostegno alle persone disabili nelle aree rurali del paese. Circa un mese dopo è stato fermato e arrestato dai funzionari del Servizio amministrativo per l’identificazione, la migrazione e l’immigrazione (Saime) in Venezuela. Da allora è stato rinchiuso in una delle prigioni più dure di Caracas. A lungo gli sono state negate le visite di un avvocato e del personale diplomatico italiano e rarissime sono state le telefonate alla famiglia in Italia.
"Vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace"La famiglia Trentini
Lunedì mattina al Lido di Venezia, dove la famiglia Trentini abita, le campane della parrocchia hanno suonato a festa. “Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell'invisibilità, la sua liberazione – ha dichiarato la famiglia attraverso l’avvocata Alessandra Ballerini –. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!”. La madre del cooperante, Armanda Trentini, si è molto impegnata per tenere alta l’attenzione sul caso e chiedere al governo un impegno forte come quello dimostrato per la liberazione della giornalista Cecilia Sala in Iran.
"Non abbiamo lasciato che si spegnesse l’attenzione su di te, prigioniero senza colpe di un sistema di interessi che usa i diritti delle persone come merce di scambio”Don Luigi Ciotti
Alle parole della famiglia si uniscono quelle di don Luigi Ciotti, che insieme ad altre personalità, in primis Beppe Giulietti, e organizzazioni della società civile, tra cui Articolo 21, ha sostenuto la famiglia per tenere alta l’attenzione sul caso di Trentini: “Bentornato, carissimo Alberto! È una gioia indescrivibile saperti libero e pronto a rientrare in Italia, dalla tua famiglia e dai tuoi amici. Ti siamo stati famiglia in tanti, in questo periodo di ingiusta e durissima detenzione. Tu forse non l'hai saputo, ma abbiamo condiviso coi tuoi genitori Armanda ed Ezio, e con la brava avvocata Alessandra Ballerini, preoccupazione, impegno e speranza. Non li abbiamo lasciati mai soli, non abbiamo lasciato che si spegnesse l’attenzione su di te, prigioniero senza colpe di un sistema di interessi che usa i diritti delle persone come merce di scambio”. Il riferimento è agli arresti arbitrati utilizzati dal regime di Maduro nei confronti degli stranieri, a volte ritenuti cospiratori e agenti al servizio degli Stati esteri che non hanno mai legittimato la sua presidenza dopo elezioni contestate. Secondo Amnesty International e l'ong venezuelana Foro penale, sono circa 2.200 le persone detenute senza accuse legittime.
Amnesty denuncia gli arresti arbitrari in Venezuela
“Non avevamo il potere di riportarti a casa, ma sentivamo il dovere morale di sollecitare ogni giorno, a gran voce, chiunque fosse in grado di intervenire – afferma don Ciotti –. Ognuno l’ha fatto secondo la propria sensibilità: chi attraverso gli appelli, chi con le manifestazioni, con la preghiera o con il digiuno. Il tuo nome, il tuo sorriso, la tua forza nel sopportare una prigionia senza motivo, ci hanno accompagnati in quest'anno di attesa sempre più febbrile. L'attesa è finita e adesso non ci stanchiamo di ripeterlo: bentornato, Alberto! Bentornato a te giovane uomo generoso, figlio di un'Italia che crede nella pace, nella libertà, nella dignità di tutti gli esseri umani. E che naturalmente si rallegra anche per gli altri detenuti restituiti oggi ai propri Paesi e alle proprie famiglie!”. Da Ciotti "un pensiero va al popolo del Venezuela e in particolare ai suoi abitanti più poveri e fragili, ai quali tu volevi portare aiuto e che oggi affrontano nuove prove. La speranza è che anche per loro si costruiscano nel tempo quei diritti e quella giustizia sociale che dovrebbero essere garantiti a ogni comunità umana”.
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