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27 febbraio 2026
Perché fa freddo se il pianeta si sta riscaldando? È una domanda che presta il fianco ai negazionisti climatici per dire che il riscaldamento globale è una bufala. In realtà, così posta, la questione nasconde un’enorme ignoranza della scienza del clima, quando non è spinta da interessi e ideologie particolari. Dal punto di vista scientifico, l’equivoco nasce da un’omissione di informazioni, che invece questa rubrica vuole colmare.

Si usa dire che il “tempo” non è il “clima”, ma che quest’ultimo è la media del tempo meteorologico che registriamo di giorno in giorno su un ampio lasso di anni, diciamo un trentennio. Così, ad esempio, anche se gli Usa subiscono per diversi giorni una forte ondata di freddo, come è avvenuto lo scorso gennaio, le statistiche mostrano comunque che la temperatura media invernale del Nord America negli ultimi decenni è nettamente superiore a quella dei decenni precedenti. Ma proprio qui sta l’omissione di cui parlavo. Quando elaboriamo le statistiche, calcoliamo non soltanto la media, ma anche la variabilità intorno alla media delle grandezze meteo-climatiche.
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Così, per la temperatura, prendiamo in considerazione anche le sue variazioni, inclusi gli eventi estremi di caldo e di freddo. Quel che scopriamo, in questo modo, è che se anche il mondo diventa più caldo, gli eventi estremi di freddo non spariscono. La figura lo mostra con chiarezza: le temperature medie del vecchio clima e di quello nuovo si trovano in corrispondenza dei massimi delle campane (gaussiane), le cui larghezze rappresentano le loro variabilità. Guardandole, notiamo che la media del nuovo clima si è spostata verso il caldo.
Ma attenzione: se cambiasse solo la temperatura media e non la variabilità, la campana del vecchio clima semplicemente traslerebbe verso destra e gli eventi freddi scomparirebbero. Invece, poiché aumenta anche la variabilità, cresce anche la larghezza della campana. Così, aumentano a dismisura (in frequenza e intensità) gli eventi estremi di caldo, ma gli eventi di freddo restano quasi invariati. Ecco, quindi, perché ancora ci sono e ci saranno.
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Probabilmente con un cambiamento nella circolazione, che si pone spesso lungo la direttrice sud-nord e nord-sud, e produce masse d’aria che hanno differenze di temperatura più marcate. Lo vediamo nel Mediterraneo con l’arrivo degli anticicloni africani da sud, ma anche con eventi come quello di gennaio negli Usa. E in questi cambi di circolazione c’è lo zampino del riscaldamento globale di origine antropica.
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