Olimpiadi Milano-Cortina, finita la festa restano i debiti e i cantieri aperti

Ora che i riflettori sulle gare si sono spenti, rimangono le opere da costruire e i buchi di bilancio da ripianare, checché ne dica il ministro Salvini. A coprire perdite e mancate entrate saranno ancora una volta le casse pubbliche: siamo stati sui cantieri a vedere cosa è rimasto del fasto dei Giochi

Natalie Sclippa

Natalie SclippaRedattrice lavialibera

Paolo Valenti

Paolo ValentiRedattore lavialibera

4 maggio 2026

  • Condividi

Sono passati due mesi dalla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Per le società organizzatrici e il governo è stata “una straordinaria occasione di dimostrare al mondo di cosa è capace l’Italia quando lavora di squadra, con serietà, concretezza e visione”, come ha ricordato qualche giorno fa il vicepremier e ministro dei trasporti Matteo Salvini rispondendo a un’interrogazione parlamentare. 

Una volta spenti i riflettori e consegnate le ultime medaglie, però, sui territori interessati dai Giochi del tricolore è rimasto solo il rosso dei debiti e la desolazione delle opere più costose e dibattute. Li abbiamo visitati: a Cortina la pista da bob è abbandonata e la cabinovia Apollonio-Socrepes è ancora un cantiere. A Livigno, i cumuli di neve artificiale sono le uniche strisce bianche che ancora resistono alla primavera, mentre una ruspa ha portato via i cinque cerchi olimpici. 

A Livigno, una ruspa porta via i cinque cerchi olimpici. Foto di P. Valenti
A Livigno, una ruspa porta via i cinque cerchi olimpici. Foto di P. Valenti

Debiti olimpici, il Cio non paga e anticipano i territori 

Ora che la corsa contro il tempo per completare le opere “essenziali per i Giochi” è conclusa e “la bella figura internazionale” è stata fatta, monitorare la reale eredità (legacy) delle Olimpiadi sarà un compito più arduo. Intanto, emergono i primi grandi debiti di Fondazione Milano-Cortina nei confronti di Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), Comitato italiano paralimpico (Cip) e aziende di trasporto che avevano aggiunto corse speciali per l’evento. 

Il bilancio di Fondazione Milano-Cortina è in rosso di 310 milioni di euro. Il governo l'ha dichiarato ente privato, ma i fondi sono pubblici

Iniziamo dal debito di Fondazione, il cui bilancio dell’ente organizzatore è in rosso di 310 milioni di euro. A pesare sui conti sono i costi lievitati rispetto alle stime del 2019 – circa 230 milioni in più – e i ricavi inferiori di 80 milioni rispetto al previsto. Formalmente, Fondazione Milano-Cortina è un ente privato (sulla legittimità di questa definizione si attende la pronuncia della Corte costituzionale), ma i soci sono pubblici e quindi a pagare saranno le amministrazioni coinvolte nei Giochi: lo Stato, le regioni Veneto e Lombardia, le province autonome di Trento e Bolzano e i comuni di Milano e Cortina d’Ampezzo. Le regioni dovranno ripianare rispettivamente circa 30 e 60 milioni, mentre per Trento lo stanziamento sarà di 20 milioni e per Bolzano di 6.

Olimpiadi Milano-Cortina: tutti i nostri articoli

Anche le istituzioni sportive aspettano di incassare somme ingenti da Fondazione: 53 milioni in tutto tra Coni e il Cip. A traballare sono, a valanga, i bilanci dei due comitati: il primo ha posticipato l’approvazione al 30 giugno, mentre il secondo ha decurtato 5,4 milioni dal proprio patrimonio, in attesa degli stanziamenti. 

A Fiames, frazione di Cortina, procedono i lavori per lo smontaggio del villaggio olimpico. Foto di P. Valenti
A Fiames, frazione di Cortina, procedono i lavori per lo smontaggio del villaggio olimpico. Foto di P. Valenti

Il Cio ha già contribuito “senza precedenti e oltre il pattuito”

Quando è cominciata a circolare la notizia dei debiti, i soci pubblici si erano rivolti al Comitato olimpico internazionale (Cio), che durante l’ultimo giorno di gare aveva insignito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente Giorgia Meloni dell’ordine olimpico in oro, la più alta onorificenza conferita dall’ente per “coloro che hanno reso servizi eccezionali alla causa olimpica attraverso il loro contributo al Movimento Olimpico”. In quella stessa sede sono stati premiati con la medaglia d’argento i ministri Andrea Abodi, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, il presidente della Società infrastrutture Milano-Cortina (Simico) Fabio Massimo Saldini, i sindaci di Milano e Cortina, Giuseppe Sala e Gianluca Lorenzi, i governatori di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Alberto Stefani, i presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano, Maurizio Fugatti e Arno Kompatscher, il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò, l'amministratore delegato Andrea Varnier e il chief operation games Andrea Francisi. 

Alla richiesta di ulteriori fondi, il Comitato olimpico internazionale ha risposto di aver "contribuito in misura decisamente superiore" a quanto previsto

Conclusi convenevoli e foto di rito, il Cio ha reagito alla richiesta di altri fondi in modo intransigente. In un comunicato ha fatto sapere di aver “contribuito in misura decisamente superiore, rispetto ai soli benefici e diritti dal valore di 925 milioni di dollari”. Il Cio ha versato 625 milioni di dollari a Fondazione, con un impegno di spesa mai sostenuto in precedenza, giustificato dalla volontà di sostenere i primi Giochi diffusi su diversi territori. Eccezionali sì, ma i cui debiti dovranno essere ripagati dall’Italia. 

Nodo trasporti, Dolomiti Bus non viene pagata, anticipa regione Veneto

La fattura è arrivata a fine aprile: 5 milioni di euro di acconto, altri 4 da incassare in seguito da Dolomiti Bus, per il lavoro extra svolto durante le Olimpiadi. Cento mezzi aggiuntivi e circa 200 autisti in più che hanno fatto spola tra le venue di gara venete e gli snodi con i parcheggi. Come ha riportato Damiano Tormen su Il Gazzettino, il governo aveva previsto 25 milioni di euro per il trasporto olimpico nella legge di bilancio del 2024, ma questi soldi non sono mai arrivati alle regioni, che quindi non sono riuscite a pagare le aziende. Un cortocircuito che rischiava di far saltare i bilanci dell’impresa di trasporti che, senza entrate, non può pagare nemmeno i subappalti. A inizio maggio, ha sottolineato Luca Andreazza su Il Dolomiti, l’assessore della regione Veneto alla mobilità e ai trasporti Diego Ruzza ha chiarito che l’amministrazione regionale ha anticipato alla provincia di Belluno i fondi ministeriali, per “garantire la liquidità necessaria a far fronte alle obbligazioni”. 

Opere abbandonate o da finire

Uno dei rischi più grandi è che le conseguenze negative dei Giochi rimangano una questione locale. Per scongiurare che questo accada, a livello nazionale ed europeo continuano ad alzarsi le voci che chiedono di rendere conto di quanto svolto. La scorsa settimana, rispondendo all’interrogazione parlamentare della deputata di Alleanza verdi e sinistra Luana Zanella, il ministro Salvini ha ripetuto il mantra della “grande dimostrazione di efficienza di una squadra unita e vincente, quella italiana”. Tuttavia per quanto riguarda la pista da bob e la cabinovia Apollonio-Socrepes, entrambe a Cortina, le incognite sono ancora tante. 

Sulla pista da bob niente ghiaccio e tanti danni

Il ministro Salvini ha lodato la pista da bob e attribuito i danni a "vandalismi", ma i documenti parlano di criticità strutturali

Sulla pista da bob, il vicepremier ha ribadito: “I telespettatori hanno visto che è stata conclusa in tempo utile per i Giochi, omologata dalle federazioni competenti e consegnata alla Fondazione Milano-Cortina e apprezzata da tutti gli atleti. Sono in corso le verifiche con la Fondazione, Simico e il Comune per accertare eventuali danni, inclusi quelli dovuti a vandalismi, così da attivare la copertura assicurativa contratta dalla Fondazione per la realizzazione dei Giochi. L’infrastruttura, come previsto, sarà restituita a Simico per completare le lavorazioni residue, come le sistemazioni a verde che si concluderanno entro l’autunno”.

Scorcio di Cortina dalla pista da bob. Foto di P. Valenti
Scorcio di Cortina dalla pista da bob. Foto di P. Valenti

Più che i vandalismi, di cui il ministro aveva parlato durante i lavori di costruzione accusando gli attivisti che si opponevano all’opera di aver abbandonato sulla pista un tubo di 500 chili, venendo poi smentito (si trattava di un incidente), i problemi riscontrati dopo i Giochi sono tecnici. Nel verbale di sopralluogo post-olimpico si attestano danni per almeno un milione di euro: “Manometri e tende di protezione rotti, canali di posa e isolamenti danneggiati, tubi piegati, viti delle sponde allentate o mancanti, scatole di derivazione staccate, quadri elettrici schiacciati, cavi volanti o tagliati, reti parapetto rovinate, cartongessi e portoni danneggiati – ha riportato Fabio Gobbato per Salto –. Non si tratta di un singolo guasto, ma di una serie di criticità che investono sia le parti strutturali sia gli impianti”. E ora l’opera, se guardata da vicino, ha ancora tutta l’aria di un cantiere a cielo aperto. Questi danni hanno già fatto saltare i campionati italiani di bob, skeleton e slittino, in programma dal 10 al 12 marzo allo sliding centre Eugenio Monti. A rischio anche i campionati previsti in autunno. 

Che fine ha fatto la cabinovia di Cortina

La cabinovia sulla frana 

Arrivato a rispondere della cabinovia di Cortina, Salvini ha proceduto spedito: “Sull’impianto funiviario Apollonio-Socrepes ho già riferito dei rallentamenti tecnici, l’impianto sarà messo in funzione non appena completate tutte le verifiche”. L’infrastruttura che doveva spostare 2500 atleti e spettatori all'ora ai Giochi di Milano-Cortina 2026 è ancora ferma, nonostante sul portale delle opere risulti conclusa. Sul portale di Simico l’impianto risulta ultimato, ma le immagini mostrano anche qui una realtà molto differente: un cantiere aperto su una frana che continua a muoversi. La Corte dei Conti ha aperto un fascicolo per chiarire quale iter sia stato seguito. Uno spreco da 35 milioni di euro

Cortina, le cabine dell'impianto a fune Apollonio-Socrepes, non ancora realizzato. Foto di P. Valenti
Cortina, le cabine dell'impianto a fune Apollonio-Socrepes, non ancora realizzato. Foto di P. Valenti

A pagare ci pensa il commissario paralimpico

Il Commissario alle paralimpiadi ha versato più di 227 milioni a Fondazione Milano-Cortina, ma per il ministro Abodi "non l'ha sostituita né finanziata indirettamente"

Le informazioni su Fondazione Milano-Cortina fanno fatica a emergere, vista la rivendicata natura privata dell’ente. Così, a rendere conto di parte del suo operato è il commissario alle paralimpiadi Giuseppe Fasiol, nominato ad agosto dell’anno scorso, che ogni tre mesi pubblica una relazione su compiti e costi a suo carico. Nella seconda rendicontazione, che riguarda le spese sostenute fino al 31 marzo, si legge che a Simico sono stati versati oltre 9 milioni di euro tra spese per “lo svolgimento delle attività connesse all’organizzazione e lo svolgimento Giochi paralimpici”, fornitura di neve artificiale, manutenzione e illuminazione degli impianti. Per quanto riguarda queste uscite, il commissario fa sapere che “attualmente, si è in attesa della rendicontazione da parte della società Simico Spa”.

Cumuli di neve artificiale in fondo alle piste a Livigno. Foto di P. Valenti
Cumuli di neve artificiale in fondo alle piste a Livigno. Foto di P. Valenti

Più lunga la lista che riguarda i pagamenti a Fondazione. Si tratta di tre tranche: la prima di quasi 200 milioni più Iva, la seconda di 27 milioni e la terza in via di definizione. I fondi del Commissario sono serviti ad arginare il deficit di bilancio di Fondazione Milano-Cortina di almeno 225 milioni di euro, che si sarebbero, diversamente, sommati ai 310 milioni di buco, arrivando a più di 500 milioni. 

Ecco come verranno spesi i 450 milioni delle paralimpiadi

Il ministro dello sport Andrea Abodi, rispondendo all’interrogazione della senatrice Elena Sironi del Movimento 5 stelle, è di opinione diversa. Nonostante la rendicontazione puntuale del commissario che racchiude costi aggiuntivi come la riparazione delle buche, neve artificiale, i costi di manutenzione di alcuni impianti, secondo il ministro: “L’intervento del commissario non ha sostituito, né esautorato Fondazione dal proprio ruolo, né tantomeno l’ha finanziata indirettamente, ma si è proceduto sulla base del criterio dell’imputabilità della quota-parte paralimpica nell’abito dei costi complessivi delle Olimpiadi”. 

Crediamo in un giornalismo di servizio alla cittadinanza, in notizie che non scadono il giorno dopo. Aiutaci a offrire un'informazione di qualità, sostieni lavialibera
  • Condividi

La rivista

2026 - numero 38

Stanze segrete

Inchiesta esclusiva sui "luoghi idonei" delle questure, dove vengono rinchiusi i cittadini stranieri prima del rimpatrio

Stanze segrete
Vedi tutti i numeri

La newsletter de lavialibera

Ogni sabato la raccolta degli articoli della settimana, per non perdere neanche una notizia. 

Ogni seconda domenica del mese, Isole, un approfondimento speciale su spazi di educazione e disobbedienza civile

Ogni terza domenica del mese, CapoMondi, la rassegna stampa estera a cura di Libera Internazionale