
Comunità educanti in cerca di futuro



1 gennaio 2026
Julian Schütter lo sa bene: nello sci, il frutto di anni di sacrifici e allenamenti si misura in frazioni di secondo. La discesa che il 20 febbraio 2019 ha portato l’atleta austriaco classe 1998 sul secondo gradino del podio dei mondiali juniores della Val di Fassa è durata un minuto, 20 secondi e 33 centesimi. Un minuto, quattro secondi e 90 centesimi quella del titolo nazionale in supergigante del 2022.
Oggi, a due anni dal ritiro, l’impegno di Schütter, classe 1998, ruota attorno ad altri numeri e record: quelli che raccontano la crisi climatica, che nelle Alpi sta innalzando le temperature a una velocità doppia rispetto alla media globale, riducendo la superficie dei ghiacciai di oltre il 30 per cento e spingendo la neve naturale a quote sempre più alte. "Praticare sport invernali sarà sempre più difficile e ancora meno accessibile di quanto non lo sia già adesso – dice a lavialibera –. Ma ci sono problemi ben più gravi da affrontare: stiamo distruggendo le condizioni di vita sulla Terra".
Giochi invernali, a perdere è la montagna
Questa presa di coscienza ha portato Schütter a interrogarsi sulla propria carriera: "Mi sono reso conto che, da atleta, stavo contribuendo al problema più di una persona qualunque, anzi ero parte del problema: quello degli sport invernali è un settore molto inquinante. Invece che lasciare, ho capito che la visibilità di cui godevo avrebbe potuto produrre un impatto positivo maggiore della distruzione che contribuivo a causare". Da qui la scelta di parlare pubblicamente della crisi climatica e fare pressione sulle organizzazioni sportive perché prendano misure all’altezza della sfida.
Nel febbraio 2023, l’atleta ha inviato una lettera alla Federazione internazionale sci e snowboard (Fis) in cui chiedeva misure ambiziose, concrete e trasparenti per abbattere le emissioni. "Il nostro sport è in pericolo e gli sforzi di sostenibilità della Fis sono insufficienti", si legge nell’appello, promosso dall’ong Protect our winters e sottoscritto da quasi 500 atleti. "All’inizio è stato difficile trovare colleghi disposti a metterci la faccia – ricorda Schütter –. Molti sono talmente immersi nel privilegio da non rendersi conto del problema, altri temono conseguenze per la carriera. Io stesso ho avuto problemi a trovare sponsor da quando mi sono esposto pubblicamente".
Olimpiadi Milano-Cortina 2026, affitti alle stelle. Anche per i volontari
“Molti atleti sono troppo privilegiati per curarsi del problema, altri non si espongono per timore di perdere gli sponsor”
La Federazione ha risposto rivendicando un "impatto positivo sul clima", con dati che però uno studio commissionato da Greenpeace ha ritenuto non validi scientificamente, per poi partire all’attacco dell’iniziativa: "Queste manovre per attirare l’attenzione danneggiano non solo la reputazione della Fis, ma anche il futuro dello sci e la credibilità di chi si impegna davvero per l’azione climatica", si legge nel comunicato dell’ottobre 2023.
Da allora, sotto la guida della prima direttrice per la sostenibilità, l’italiana Susanna Sieff, la Federazione ha elaborato un piano di riduzione dell’impatto ambientale, sviluppato uno strumento per calcolare le emissioni degli eventi sportivi e avviato una collaborazione con l’Organizzazione metereologica mondiale per "diffondere la consapevolezza degli effetti del cambiamento climatico sugli sport invernali e promuovere cambiamenti concreti". Non abbastanza per Schütter: "Oggi nessun grande evento sportivo o organizzazione può essere veramente sostenibile, si tratta solo di greenwashing".
Sulla carta, anche le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, che si apriranno il prossimo 6 febbraio, mettono al centro la sostenibilità. Secondo gli organizzatori, l’evento comporterà il consumo di 836mila metri cubi d’acqua per l'innevamento artificiale e l’emissione di un milione di tonnellate di gas a effetto serra, che si intende compensare finanziando progetti a impatto positivo. Quali, quanti e come non è dato saperlo: come ha raccontato lavialibera negli ultimi mesi, l’organizzazione dei Giochi è stata segnata da scarsa trasparenza. "Non mi stupisce, ho visto come funzionano eventi di questo tipo e non hanno nulla di trasparente e democratico – commenta Schütter –. Conta solo il profitto".
Oggi, a due anni dal ritiro dalle competizioni, lo “sciatore al collasso”, come si definisce sui social, ammette di aver cambiato lo sguardo sul mondo di cui faceva parte. Non c’entra solo la questione climatica: "Mi sono reso conto che gli sport competitivi ad alti livelli alimentano la cultura della performance, l’idea che il valore della persona si misura nei risultati che produce, anche a scapito di tutto il resto".
A contribuire al disincanto verso i grandi eventi sportivi, racconta, è anche l’"ipocrisia sulle questioni che riguardano la giustizia e i diritti umani". L’esempio più recente: come già successo durante le Olimpiadi di Parigi 2024, gli atleti russi e bielorussi potranno partecipare ai Giochi di Milano-Cortina solo individualmente, senza bandiera. Nessuna sanzione, invece, per gli sportivi israeliani. "È vergognoso – commenta Schütter, che negli scorsi mesi si è imbarcato con la Global sumud flotilla per poi essere arrestato e detenuto dalle forze di Tel Aviv –. Quella che la Russia sta conducendo è una terribile guerra imperialista, ma a Gaza parliamo di un genocidio. E le sanzioni sportive possono funzionare, come mostrano quelle imposte al Sudafrica per l’apartheid. Lo sport è uno strumento potentissimo, nel bene e nel male: può unire le persone e promuovere cambiamenti positivi, ma anche servire ideologie distruttive".
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