Roma, 22 marzo 2024. Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo nel corso di un'audizione in commissione Giustizia alla Camera dei deputati (Foto dal sito della Camera dei deputati)
Roma, 22 marzo 2024. Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo nel corso di un'audizione in commissione Giustizia alla Camera dei deputati (Foto dal sito della Camera dei deputati)

Da Foggia la denuncia del procuratore Melillo: "La questione della mafia interroga le coscienze delle istituzioni"

"La situazione è più grave che in Sicilia o in Calabria", ha detto ieri a Foggia il capo della Direzione nazionale antimafia dopo gli arresti di 21 persone accusate a vario titolo di estorsioni a imprenditori e omicidi di rivali

Redazione lavialibera

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12 maggio 2026

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“La situazione a Foggia è persino più grave di quella che si rivela nella Sicilia occidentale o in Calabria. Qui non è ancora avvenuta in maniera aperta e definitiva la rottura del patto di omertà che regge i rapporti tra mafiosi e vittime”. È il grido di allarme lanciato ieri, 11 maggio, da Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, nel corso di una conferenza stampa a Foggia dopo l’esecuzione di 21 misure cautelari. “La mafia è una questione troppo seria per essere considerata semplicemente questione dei magistrati e delle forze di polizia. Uno sbaglio che si commette spesso è ridurre la questione mafiosa, soprattutto quella a Foggia, a una questione di ordine pubblico”.

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L’operazione antimafia a Foggia

"Gli omicidi, le estorsioni sono semplicemente gli strumenti per mantenere in vita la reputazione violenta di un'organizzazione che però è molto più complessa"Giovanni Melillo - Procuratore nazionale antimafia

Il maxi blitz di ieri ha riacceso i fari sulle mafie foggiane, su cui, dopo alcuni anni di attenzione, era calato il disinteresse dei media nazionali e della politica. Delle 21 misure cautelari eseguite, le prime 18 riguardano uomini ritenuti responsabili di estorsione con metodo mafioso a danno di alcuni imprenditori foggiani. Altre due misure cautelari hanno chiamato in causa due individui presumibilmente coinvolti nel duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, avvenuto il 20 giugno del 2017 ad Apricena. È stato infine fermato il presunto autore dell’omicidio di Stefano Bruno e del tentato omicidio di Saverio e Pasquale Bruno (rispettivamente fratello e padre della vittima) del 29 aprile di quest’anno. Fatti di sangue che dimostrano la violenza delle organizzazioni criminali della provincia.

“Esiste sicuramente una dimensione violenta e intimidatoria della mafia – continua Melillo – ma questa pratica è strumentale a strategie criminose molto più complesse, che sono essenzialmente strategie di espansione affaristica. Gli omicidi, le estorsioni sono semplicemente gli strumenti per mantenere in vita la reputazione violenta di un'organizzazione che però è molto più complessa, che è fatta di altro. È basata su un tessuto di imprese fiduciarie di interessi mafiosi e sul controllo di interi settori dell'economia cittadina, dell'economia della Capitanata”.

Ma la mafia è infiltrata in tutti i settori della società dove passa capitale. “Possiamo anche parlare di ciò che va sotto il nome di agromafia e di ciò che avviene ogni giorno anche in queste ore, sotto gli occhi di tutti e nell'indifferenza di tutti, vale a dire una condizione schiavile del lavoro agricolo. Un'attività di produzione che costituisce una delle principali fonti di alimentazione finanziaria del crimine organizzato foggiano. Ma possiamo anche parlare della sostanziale compenetrazione di pezzi significativi del tessuto imprenditoriale e commerciale di questa terra con la stessa organizzazione mafiosa”.

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L’inazione della politica e di tutte le istituzioni

"Quando la mafia diventa semplicemente una questione di ordine pubblico, esce fuori dall'agenda di tutte le istituzioni che non siano la magistratura e le forze di polizia"

Nel corso del suo intervento, il procuratore nazionale antimafia ha puntato il dito su un aspetto più grave, cioè una certa inerzia e un certo disinteresse intorno alla questione “mafia”. “È bene che di queste questioni ci sia chiarezza perché quando la mafia diventa semplicemente una questione di ordine pubblico, esce fuori dall'agenda di tutte le istituzioni che non siano la magistratura e le forze di polizia. La questione della mafia interroga le coscienze delle istituzioni rappresentative, politiche, delle associazioni di categoria, delle organizzazioni di sindacali, dei cittadini nel loro complesso. La situazione di Foggia riguarda le componenti più sofisticate e più raffinate delle organizzazioni criminali, che non sono quelle che gestiscono i riti della violenza, ma quelle che accumulano ricchezza”.

È su questo ambito che “la situazione in questa regione è molto più grave di quella che appare, perché l'espansione affaristica, l'espansione economica, i processi di accumulazione della ricchezza delle mafie foggiane vanno ben oltre i confini della provincia di Foggia: hanno invaso le regioni circostanti, in Molise, Abruzzo, una parte significativa anche della Campania. Le mafie foggiane partecipano a pieno titolo a processi di riciclaggio e investimento speculativo che arrivano molto lontano”.

“Quando tutto ciò sarà chiaro – conclude infine Melillo – probabilmente si farà un passo avanti importante nella comprensione di un fenomeno che è in grado di strozzare la vita, non solo quella economica, ma anche la vita sociale e la vita democratica di un'intera comunità. Ed è questa la ragione per la quale nel futuro moltiplicheremo i nostri sforzi, soprattutto sul versante del contrasto patrimoniale della criminalità organizzata foggiana ed è probabile che ci siano nuove occasioni per discuterne o per parlarne insieme”.

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