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13 febbraio 2026
Banditi incappucciati e armati di kalashnikov, un furgone incendiato, sparatorie e chiodi lungo la carreggiata per fermare l’arrivo dei carabinieri. Non è la scena di un film d’azione, ma quella di un assalto a un portavalori avvenuto lo scorso 9 febbraio sulla strada statale Brindisi-Lecce, all'altezza di Tuturano (Br). È soltanto l’ultimo episodio di un fenomeno, le rapine ai blindati, che ha attirato l’attenzione della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dnaa), il gruppo di magistrati che coordina le attività delle procure distrettuali antimafia. L’interesse emerge dall’ultimo rapporto del procuratore generale della Cassazione, pubblicato il 30 gennaio in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Il documento (disponibile a questo link) contiene un capitolo a cura della Dnaa che, da alcuni anni, non pubblica più una relazione periodica per illustrare il lavoro di tutte le direzioni distrettuali antimafia d’Italia e i “trend” dei fenomeni criminali. Tra questi trend è citato anche il “controllo mafioso del settore delle rapine a portavalori”, tema a cui è dedicata una pagina.
Carburante, pompe bianche e traffici criminali
“Tali azioni richiedono una pianificazione meticolosa e un’organizzazione complessa di uomini e mezzi”Dalla relazione della Dnaa
“Le rapine ai danni degli istituti di vigilanza e dei furgoni portavalori costituiscono da tempo una pratica consolidata da parte di organizzazioni criminali altamente strutturate, che adottano tecniche sempre più standardizzate e di tipo paramilitare”, si legge nel rapporto. Gli assalti ai blindati sono uno di quei crimini che richiedono diversi know-how per essere compiuti. Di conseguenza, l’appoggio della criminalità organizzata è spesso necessario.
“Tali azioni richiedono una pianificazione meticolosa e un’organizzazione complessa di uomini e mezzi”. Bisogna informarsi sugli spostamenti dei portavalori e quindi serve la complicità di qualche dipendente infedele, un basista, in grado di rivelare tempi e itinerari dei trasporti; servono armi e auto potenti (possibilmente rubate) per l’assalto, e soprattutto persone in grado di utilizzarle: non a caso, tra gli arrestati per il colpo del 9 febbraio scorso c’è un ex soldato del battaglione San Marco della Marina militare.
“Le indagini condotte – si legge ancora nel rapporto – hanno evidenziato che le strutture criminali coinvolte operano sotto una regia unitaria, collaborando attivamente nella fase esecutiva degli assalti. Al termine dell’azione delittuosa, tali gruppi tendono a disgregarsi, per poi ricomporsi in occasione di nuove operazioni”. Si tratta di quelle che vengono definite “batterie” che sono, spiega la Dnaa, “caratterizzate da una struttura modulare e da un’elevata intercambiabilità delle competenze: dalla gestione logistica all’assalto armato, con interruzione del traffico stradale, fino al ‘taglio’ dei mezzi blindati”.
Questo “modus operandi”, basato sulla della sinergia tra bande criminali di origini geografiche diverse ma capaci di colpire obiettivi dislocati in tutt’Italia, “conferma la necessità di adottare strategie investigative coordinate”, è scritto nel rapporto.
Secondo la Dnaa, “particolarmente attivi risultano i sodalizi sardi e pugliesi, con riferimento specifico a soggetti originari dell’Ogliastra (Nu), di Cerignola (Fg) e dell’area del nord-barese”. In Nord Italia, è stata registrata la presenza di” soggetti di etnia sinti o contigui alla cosiddetta ‘mafia del Brenta’”, gruppo criminale veneto. Queste organizzazioni “non si limitano alle rapine ai portavalori, ma risultano coinvolti anche in furti e rapine pluriaggravate ai danni dei caveau degli istituti di vigilanza”.
“Particolarmente attivi risultano i sodalizi sardi e pugliesi, con riferimento specifico a soggetti originari dell’Ogliastra (Nu), di Cerignola (Fg) e dell’area del nord-barese”
La direzione nazionale antimafia definisce “allarmante” il numero di assalti: “Tra il 2015 e il 2025 sono stati registrati 47 episodi in diverse zone del territorio nazionale. Nel solo biennio 2024-2025 si contano 12 eventi delittuosi, tra cui quelli avvenuti a Candela (27 marzo 2025), San Vincenzo (28 marzo 2025), Bitonto-Terlizzi (5 maggio 2025) e Cerignola (1° agosto 2025)”.
La percezione comune è che queste rapine siano aumentate negli ultimi anni, anche a causa della viralità sul web delle immagini degli assalti. I dati raccolti nel Rapporto intersettoriale sulla criminalità predatoria (link) da Associazione bancaria italiana (Abi) e dal Servizio analisi criminale del Dipartimento di Pubblica sicurezza dimostrano un calo rispetto ad alcuni anni fa: “Nel 2024 si sono verificati complessivamente 18 attacchi ai danni delle aziende di trasporto valori, pari ad un lieve incremento rispetto ai 15 episodi registrati nel 2023. Il numero dei casi risulta comunque nettamente inferiore rispetto alla media degli ultimi anni e ai picchi registrati nel 2016 e nel 2020 con oltre 40 attacchi”.
Inoltre, gli attacchi ai furgoni blindati sono stati 7 (38,9% del totale), uno in più rispetto all’anno precedente. Nei cinque episodi riusciti è stato sottratto un ammontare complessivo di 9,9 milioni di euro, pari ad una media di quasi 2 milioni di euro ad evento secondo l’Abi.
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Gli assalti armati ai portavalori blindati delle società di sicurezza o ai loro caveau sono una “specialità” delle organizzazioni criminali della provincia di Foggia. Si tratta di “attività premianti sia sotto l’aspetto remunerativo che del prestigio criminale”, si legge nell’ultimo rapporto della Direzione investigativa antimafia del 2024.
Molti rapinatori specializzati negli assalti ai blindati arrivano da Cerignola. Ad esempio, da questa cittadina erano partiti quasi tutti i componenti della banda che la notte dell’11 marzo 2021 stava per assaltare il caveau della Mondialpol di Calcinatello (Brescia) con kalashnikov, mitragliette Uzi e bottiglie molotov. La polizia li ha fermati poco prima che passassero all'azione: il colpo avrebbe dovuto fruttare la bellezza di 83 milioni di euro. Peccato che abbia portato a condanne pesantissime, confermate un anno fa dalla Cassazione.
I rapporti degli investigatori antimafia fanno una mappa delle famiglie coinvolte in queste attività. Si tratta soprattutto delle bande di Cerignola, dove spicca il clan Piarulli, oppure dell’area del Gargano, con il clan Ricucci-romito-Lombardi, operante tra i comuni di Manfredonia, Monte Sant’Angelo (frazione di Macchia) e Mattinata. Da Vieste arriva il clan Perna-Iannoli, che vanta tra le sue specialità anche gli assalti ai blindati.
A volte questi gruppi agiscono insieme, e non in concorrenza. Lo ha dimostrato un episodio di quasi dieci anni fa: il 15 ottobre 2016 a Bollate (Mi), un gruppo di dieci banditi armati e a volto coperto ha assaltato un portavalori portando via gioielli e preziosi per quasi quattro milioni di euro. Le indagini della polizia di Milano hanno evidenziato l’asse criminale tra la realtà del Gargano e del basso Tavoliere (la zona di Cerignola).
Anche l’indagine della polizia di Stato e della Dda de L’Aquila dell'assalto al caveau di un istituto di vigilanza della provincia di Chieti, avvenuto il 24 marzo 2022, ha rivelato la cooperazione tra gruppi e criminali di diversa provenienza (cerignolani, foggiani, campani e delle province di Bari e Barletta-Andria-Trani).
Mafia garganica, è il tempo dei pentiti
“Le indagini ed i processi dimostrano lo stretto legame tra questi reati e il traffico organizzato di droga, spesso finanziato con i proventi delle rapine”Luigi Patronaggio - Procuratore generale di Cagliari
Dopo anni di predominio dei pugliesi, negli ultimi anni si sono affacciati sulla scena anche i sardi, che sono dietro a uno dei colpi più recenti, quello del 28 marzo 2025 a San Vincenzo di Livorno, episodio ritenuto “emblematico” dalla Dnaa. Con questo assalto undici banditi della provincia di Nuoro erano riusciti rubare 4,5 milioni di euro. Quell’episodio dimostra la riorganizzazione delle “vecchie bande sarde, operanti soprattutto nella Barbagia, nel Goceano e nell’Ogliastra” che, dotate di armi da guerra ed esplosivi, si impegnano nell’assaltare portavalori, caveau, uffici postali e bancomat, ha denunciato il 1° febbraio il procuratore generale di Cagliari, Luigi Patronaggio: “Non si limitano ad agire entro i confini sardi, ma operando anche in altre regioni”.
Il procuratore Patronaggio: "In Sardegna alleanza tra bande locali e mafie tradizionali"
Diversi sono gli episodi citati anche nei rapporti semestrali della Dia. Già nel 2023 il procuratore generale Patronaggio notava come questi assalti fossero legati al traffico di stupefacenti: “Le indagini ed i processi dimostrano lo stretto legame tra questi reati e il traffico organizzato di droga, spesso finanziato con i proventi delle rapine”.
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