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15 ottobre 2026
Da oltre un mese il collegio dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), presieduto da Giuseppe Busia, ha terminato il suo mandato e opererà in proroga per almeno un altro mese. Da quanto si apprende, al ministero della Funzione pubblica, che dovrebbe scegliere i nomi dei prossimi componenti, ancora non hanno scelto i nomi da sottoporre a governo e parlamento. “Se non sono arrivati a un nome, presumo sia perché non hanno trovato una quadra”, spiega Alberto Vannucci, professore di scienza politica all’Università di Pisa, esperto in materia di anticorruzione e editorialista per lavialibera. Sulle nomine pesano gli interessi della Lega di Matteo Salvini, che vorrebbe piazzare una persona idealmente vicina al Carroccio.
In questi mesi, l’esecutivo ha proceduto al rinnovo delle cariche nelle aziende di Stato e nelle authority. Ad esempio, in estate sono arrivate le nomine dei vertici della Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) e dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato (Agcm, o Antitrust), dove la Lega è riuscita a piazzare un suo deputato, Alberto Bagnai, economista.
Il lavoro non è concluso, ma “ci sono le elezioni in vista”, ricorda Vannucci, che ad agosto, insieme al collega Lucio Picci e altri docenti, ha firmato un appello per chiedere nomine di alto rango: “L’Anac potrà svolgere efficacemente il proprio ruolo solo se guidata da persone competenti, indipendenti, autorevoli, portatrici di prospettive diverse – si legge nel documento –. Rivolgiamo un forte appello a tutte le forze politiche affinché antepongano l’interesse del Paese alle convenienze di parte”. Considerare l’Anac “terreno di conquista e lottizzazione partitica sarebbe particolarmente nocivo per il Paese”.
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Per la legge, i componenti dell'Anac devono essere "scelti tra esperti di elevata professionalità" e con “notoria indipendenza e comprovata esperienza in materia di contrasto alla corruzione”
A proporre i componenti è il ministero della Funzione pubblica (attualmente guidato da Paolo Zangrillo, di Forza Italia), che deve tenere in conto il principio della parità di genere. Il presidente del collegio però deve essere scelto in accordo con i ministri della Giustizia, Carlo Nordio, e quello dell’Interno, Matteo Piantedosi. I nominativi vengono trasmessi al consiglio dei ministri che, dopo aver ottenuto un parere favorevole delle commissioni parlamentari competenti, approva. Sarà poi il presidente della Repubblica a firmare il decreto di nomina.
Nel 2014, “per il primo consiglio dell’Anac, fu aperta una manifestazione pubblica di interesse – ricorda Vannucci –. Arrivarono oltre 200 curricula, ma si rilevò comunque il condizionamento partitico delle nomine. Per il rinnovo, non ci fu nessuna manifestazione pubblica di interesse”.
Il presidente e i quattro componenti del collegio dell’Anac devono essere “scelti tra esperti di elevata professionalità”, è scritto nella legge che precisa un altro requisito necessario: “La notoria indipendenza e comprovata esperienza in materia di contrasto alla corruzione”. La norma prevede anche che “il presidente e i componenti dell'Autorità non possono essere scelti tra persone che rivestono incarichi pubblici elettivi o cariche in partiti politici o in organizzazioni sindacali o che abbiano rivestito tali incarichi e cariche nei tre anni precedenti la nomina e, in ogni caso, non devono avere interessi di qualsiasi natura in conflitto con le funzioni dell'Autorità”.
Da quanto lavialibera ha potuto apprendere, al ministero della Pa pensano di proporre una donna alla presidenza. Finora, sui media sono circolate varie indiscrezioni sul nome del presidente. Si è parlato dell’attuale ministro Piantedosi, una mossa che avrebbe consentito a Salvini di tornare al Viminale nel periodo della campagna elettorale. Si è parlato di Simonetta Matone, deputata della Lega e già magistrato della Cassazione, ma la sua nomina sarebbe contraria alla legge che vieta l’assegnazione di incarichi nel collegio dell’Anac a chi ha incarichi pubblici eletti o li ha avuti nei tre anni precedenti. Un altro nome, citato da Sergio Rizzo su Milano Finanza, è quello di Francesco Urraro, avvocato napoletano eletto senatore con il M5s e poi passato alla Lega, entrato nel 2023 come componente laico del Consiglio di presidenza della magistratura amministrativa, l’organo di autogoverno dei giudici dei Tribunali amministrativi regionali e del Consiglio di Stato.
Così il governo limita Anac e Corte dei conti
Esponenti della Lega hanno più volte contestato l'operato dell'Anac guidata da Giuseppe Busia
Non stupisce che la Lega miri a piazzare una persona di sua fiducia alla guida dell’Autorità anticorruzione. Da quando il governo Meloni si è insediato, con Matteo Salvini a capo del ministero dell’Infrastrutture e dei Trasporti, l’Anac è stata contestata per i pareri espressi.
Il primo argomento di contrasto ha riguardato la riforma del codice degli appalti. Busia – giurista con un trascorso all’Autorità di vigilanza sui contratti (poi confluita nell’Anac) e al Garante per la privacy – ne ha criticato diversi aspetti, tra cui l’eliminazione dei poteri di vigilanza dell’Anac sui conflitti di interesse, il via libera agli affidamenti diretti (senza gara) per beni e servizi fino a 140mila euro e l’assegnazione di lavori superiori a cinque milioni di euro senza un avviso pubblico. Anche dopo l’approvazione delle nuove norme, il presidente dell’Anac nel marzo 2023 ha ribadito i rischi: “Con gli affidamenti diretti sotto i 140mila euro, dall’acquisto delle sedie ai lavori di tinteggiatura delle scuole, potrebbero essere scelti fornitori vicini a dirigenti, sindaci o assessori”. “Non può più stare in quel ruolo”, aveva replicato il leghista Stefano Locatelli chiedendone la rimozione. Tuttavia, pochi mesi dopo, il Mit ha dovuto rettificare alcuni aspetti del codice: “Una chiara marcia indietro del governo” che conferma “la fondatezza delle nostre obiezioni”, sottolineava Busia.
L’Anac è stata una spina nel fianco del ministero, denunciando anche i rischi legati alle grandi opere come il ponte sullo stretto di Messina. Quando il governo ha recuperato il progetto del consorzio Eurolink (guidato da WeBuild di Pietro Salini), abbandonato nel 2012 dal governo Monti e al centro di una causa contro lo Stato (che fino a quel momento aveva vinto), l’autorità anticorruzione ha più volte contestato alcuni aspetti tecnici su controlli e spese, arrivando ad affermare che la decisione era un favore fatto ai privati a scapito dell’interesse pubblico. “Rilievi infondati”, replicava Salvini. Nel 2024, l’Anac segnalava un aumento dei costi e potenziali conflitti di interesse legati alla diga foranea di Genova, progetto da 1,3 miliardi di euro finanziato con fondi del Pnrr e realizzato da un consorzio guidato, ancora una volta, da WeBuild. Ai rilievi sollevati dall’Anac, fonti anonime del ministero, citate dall’Ansa, replicavano con durezza: "È come se pezzi dello Stato remassero contro l’interesse nazionale”.
Non sono mancati poi commenti sui giochi olimpici invernali e i vari organi impegnati sul fronte, a partire dalla Società infrastrutture Milano-Cortina (Simico, che si è occupata delle infrastrutture), con l’amministratore delegato Fabio Saldini nominato anche commissario straordinario, come voluto da Salvini, per portare a termine alcune opere (tra cui, in particolare la funivia per il Socrepes, leggi qui il caso). “Controllore e controllato potrebbero in parte sovrapporsi”, affermava Busia di fronte alle commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera. Circa la Fondazione Milano-Cortina, cioè il comitato organizzatore delle olimpiadi, l’Anac aveva rilevato che doveva operare come una società di diritto pubblico, rispettando gli obblighi di trasparenza. La Corte costituzionale, valutando una questione sollevata dal tribunale di Milano, sentenzierà che invece è una società di diritto privato, senza obblighi di trasparenza.
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