Samuray Jay, trapper
Samuray Jay, trapper

Il trapper Samurai Jay: "I miei eroi sono mamma e papà"

Gennaro Amatore, in arte Samurai Jay, classe 1998, non ha paura di apparire un bravo ragazzo in un mondo in cui tutti si atteggiano a fare i duri. "Tra dieci anni sarò ricco o morto"

Daniele Sanzone

Daniele SanzoneScrittore e voce della rock band di Scampia 'A67

21 luglio 2021

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L'appuntamento è alle 16.30 fuori allo studio di registrazione, a Mugnano di Napoli, a pochi passi da Scampia. Mi viene incontro un ragazzo alto con la faccia da bambino, le treccine e le braccia ricoperte di tatuaggi. Lo vedo e penso che potrebbe essere mio figlio. Gennaro Amatore, in arte Samurai Jay, classe 1998, mi fa strada nel cortile dove si trova il suo rifugio: "La mia vita è lo studio, vivo qui 24 ore al giorno, sette giorni su sette", dice entrando. Nella stanza di pochi metri quadri c’è un microfono pronto a registrare, un banco con un pc collegato a dei diffusori e alle pareti un disco d’oro e una vecchia chitarra elettrica. "Scusami per come trovi, ma ieri abbiamo fatto un po’ di baldori con delle ragazze", racconta facendo il fico. Vicino al divano ci sono diverse bottiglie vuote di spumante Moët a fare scena.

È un fiume in piena: scarica addosso migliaia di parole in pochi secondi come un mitra. Mi colpisce il fatto che non ha paura di mostrarsi sentimentale dal vivo così come nelle canzoni, ma soprattutto di apparire un bravo ragazzo in un mondo, quello del rap, in cui tutti si atteggiano a fare i duri: "Mia nonna da piccolo mi chiamava 'o vicchiariello': sin dall’asilo ero quello che diceva agli amici di stare attenti a non farsi male. Ho sempre saputo cosa dovevo fare".

Perché hai scelto questo nome?

All’epoca indossavo maglie oversize e mi abbuffavo di canne. Un giorno ero in auto con un amico che vedendomi sconvolto per sfottermi mi disse: "Uah fra’, pare nu Samurai, se fai il cantante ti devi chiamare Samurai". Poi ho aggiunto Jay che sta per Genny.

Vengo da Mugnano, un posto abbandonato a se stesso. Qui il limite che divide la buona dalla cattiva strada è sottile come la scelta tra il lavoro nero e il fare 'tarantelle'Samurai Jay

Come hai iniziato a fare musica?

È stata mia madre a trasmettermi l’amore per la musica, anche lei voleva cantare ma il padre che lavorava in banca le impose di studiare ragioneria. Sono cresciuto ascoltando Queen, Pooh, Abba. Alla fine dei Duemila mi innamorai dei Linkin park e di Eminem. Ero un nerd, un sociopatico che pesava 100 chili, giocavo ai videogiochi e ascoltavo musica dalla mattina alla sera. Poi papà mi comprò la chitarra elettrica. Piansi di gioia, tremavo nel suonarla. Costava solo 80 euro ma per un operaio sono soldi.

E come sei passato alla musica trap?

Quando ho visto live Sfera Ebbasta alla Casa della musica a Napoli, munito solo di auto-tune e microfono davanti a una platea di migliaia di ragazzi, ho pensato che stavo sbagliando qualcosa: "Io mi ammazzo per fare una cosa centomila volte più difficile e raccolgo molto meno". Così ho deciso di fare trap.

In un brano canti: "Si parlerà di noi come fossimo eroi". Chi sono i tuoi eroi?

A parte mamma e papà, gli eroi sono quelli che fanno del bene, quelli che hanno un obiettivo e fanno di tutto per raggiungerlo. Anche io mi ritengo un eroe perché nel mio piccolo sono riuscito a fare quello che volevo quando tutti mi prendevano in giro.

E ora qual è il tuo obiettivo?

Con la musica non ho fatto ancora nulla, voglio trovare la mia identità. Ora è come se stessi guidando un’auto sostitutiva in attesa di sedermi nel mio Mercedes, che è la musica suonata. Oggi invece le canzoni si scrivono solo per postarle su TikTok.

Tu ci sei su TikTok?

Non posso non esserci, fa parte del mio lavoro, ma non mi lascio usare dai social. Spesso i ragazzi mi chiedono: "Come posso fare successo nella musica?". Sbagliano proprio l’approccio: inizia a fare, poi si vedrà. Fanno i debiti per noleggiare auto e comprarsi maglie e scarpe, ma la vita vera è un’altra ed è fatta di problemi.

"La trasgressione oggi è diventata la normalità ed è una cosa bruttissima"Samurai Jay

Cos’hai in comune con il tuo pubblico?

Vengo da Mugnano, un posto abbandonato a se stesso. Qui il limite che divide la buona dalla cattiva strada è sottile come la scelta tra il lavoro nero e il fare “tarantelle” (guai, ndr). Credo che i ragazzi si identifichino con Samurai perché ha vissuto le loro storie.

Parli di Samurai come se stessi parlando di un’altra persona.

Samurai Jay è il mio alter ego, il personaggio che mi sono costruito per difendere la mia sensibilità e la mia delicatezza. È la maschera che mi ha permesso di urlare al mondo ciò che sono e sento.

Quale credi sia il segreto del tuo successo?

A differenza degli altri mi presento per quello che sono. Oggi per essere veri bisogna mostrare il ferro (la pistola, ndr), ma chi fa davvero certe cose non le fa vedere in un video.

Ti interessi di politica?

Alt, sono asessuato nei confronti della politica. Scherzi a parte, mi aggiorno su tutto tranne che di politica, non riesco proprio a crederci.

Cos’è per te la provocazione/trasgressione?

La trasgressione oggi è diventata la normalità ed è una cosa bruttissima.

Nella trap spesso si parla di criminalità, sesso, droghe e soldi, cosa ne pensi?

La criminalità non mi interessa, non ho vissuto quel mondo, per questo non ne parlo. Mi piace fumare per stimolare la creatività ma ripudio le droghe sintetiche. Il denaro credo sia una conseguenza di come ti muovi nella vita, se fai sacrifici, i soldi verranno da te e te lo dice uno che cinque anni fa in una settimana doveva scegliere se mangiarsi la pizza o comprarsi le sigarette.

Hai 23 anni, come ti immagini tra dieci?

O ricco o morto, sicuramente avrò fatto molto.

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