La raccolta dei pomodori in Puglia (Foto di Michele Cannone/Flickr)
La raccolta dei pomodori in Puglia (Foto di Michele Cannone/Flickr)

Viaggio nell'agromafia italiana

In Italia, paese col maggior numero di prodotti agricoli tutelati al mondo, mafie, agromafie e sistemi criminali di vario genere fanno affari d'oro radicandosi nella filiera agricola e commerciale, anche con il caporalato

Marco Omizzolo

Marco OmizzoloSociologo e scrittore

2 aprile 2020

In Italia, paese col maggior numero di prodotti agricoli tutelati al mondo, mafie, agromafie e sistemi criminali di vario genere fanno affari d'oro radicandosi nella filiera agricola e commerciale. E questo nonostante alcune importanti operazioni di polizia e di molte procure italiane.

I numeri dell’agromafia

La mafia condiziona il mercato, stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati, l'esportazione del nostro vero o falso made in Italy, la creazione all'estero di centrali di produzione dell'Italian soundingGian Carlo Caselli e Gian Maria Fara

Chi ritiene le agromafie un fenomeno marginale non fa o non vuole fare i conti con la realtà. Secondo l'ultimo rapporto Agromafie e Caporalato della Flai Cgil, in Italia ci sono circa 450 mila persone che vivono condizioni di sfruttamento lavorativo solo in agricoltura e di questi ben 130 mila condizioni para-schiavistiche. I clan interessati sarebbero 27 per un fatturato complessivo, secondo l'Eurispes, intorno ai 25 miliardi di euro con un balzo del 12,4 per cento nel solo 2019 e una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale, immune alle tensioni sul commercio mondiale e alle barriere circolazione delle merci e dei capitali.  Una rete criminale, afferma ancora lo studio Eurispes, che si incrocia perfettamente con la filiera del cibo, dalla produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita, con tutte le caratteristiche necessarie per attirare l’interesse di organizzazioni che via via abbandonano l’abito “militare” per vestire sempre di più il “doppiopetto” e il “colletto bianco”, riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell’economia e della finanza.

Questo articolo è stato pubblicato come prima puntata della newsletter mensile "Le città invisibili". Iscriviti per ricevere le newsletter de lavialibera

Il caporalato è reato

Controlli dei carabinieri nelle serre
Controlli dei carabinieri nelle serre

Le pratiche di reclutamento e sfruttamento lavorativo che corrispondono al caporalato sono presenti nel Sud come nel Nord del Paese e costituiscono un'ipoteca straordinaria sulla democrazia e sullo stato di diritto. Per molti anni lo sfruttamento bracciantile è stato considerato un elemento residuale delle campagne italiane, soprattutto nel Sud Italia. Oggi, grazie anche alle lotte degli stessi braccianti stranieri, il caporalato è invece un crimine combattuto mediante una nuova e importante legge che prevede responsabilità penali in capo al “padrone” che sfrutta, nonché il sequestro e la confisca dei beni usati nell’attività criminale. Insieme agli aspetti penali la nuova legge contro lo sfruttamento cerca di riformare il sistema agricolo mettendo insieme imprenditori qualificati e seri con le istituzioni e il mondo del lavoro. 

È la legge 199/2016: una norma di civiltà e di presidio democratico capace, quando applicata, di restituire libertà e speranza a donne e uomini che per anni hanno lavorato anche 14 ore al giorno per qualche centinaio di euro al mese, obbligati ad abbassare la testa dinnanzi al padrone, a vivere in ghetti, porcilaie o baracche, a muoversi in bicicletta e a sopravvivere in un Paese che li ha condannati ai margini. Vite di scarto, direbbe Bauman, che con la legge 199, promulgata proprio grazie alle loro proteste, ora possono guardare con maggiore fiducia al loro futuro.

Per i migranti al lavoro nei campi della Piana di Gioia Tauro, in Calabria, prevenire il contagio del coronavirus è difficile: vivono in baracche senza acqua. Una ong e un sindaco, però, cercano di dar loro una mano

La rivista

2022 - numero 14

Trent'anni dopo

A trent'anni dalle stragi di Capaci e di via D'Amelio, lavialibera propone a lettrici e lettori un numero speciale: una riflessione a più voci sugli anni che ci separano dalla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un antidoto contro la retorica delle celebrazioni

Trent'anni dopo
Vedi tutti i numeri

La newsletter de lavialibera

Ogni sabato la raccolta degli articoli della settimana, per non perdere neanche una notizia. 

Ogni prima domenica del mese un approfondimento speciale, per saperne di più e stupire gli amici al bar