Ilaria Salis - Foto Ansa
Ilaria Salis - Foto Ansa

Ilaria Salis: "In Ungheria calpestata la dignità. La politica si muova", afferma Luigi Ciotti

Sul trattamento riservato a Ilaria Salis "chiediamo che ci sia un sussulto da parte della politica e di tutti gli organi competenti" è l'appello di don Ciotti. Che invita ad aprire gli occhi anche sulle ingiustizie che colpiscono gli altri detenuti, in Ungheria e non solo

Luigi Ciotti

Luigi CiottiDirettore editoriale lavialibera

31 gennaio 2024

  • Condividi

Ci sono situazioni in cui tacere è una colpa, mentre parlare è un obbligo morale e una responsabilità civile. Penso a Ilaria Salis, che tutti abbiamo visto umiliata e incatenata in tribunale, in occasione del processo che la vede coinvolta in Ungheria. La giustizia, in qualsiasi paese, prevede che si debbano pagare eventuali reati, e proprio a questo dovrebbe servire un processo: appurare se il reato sussiste, e di quale entità. Ma la pena consiste in una temporanea privazione della libertà personale, non della dignità umana che è un bene inalienabile.

Vediamo Ilaria doppiamente ferita: nell’attesa lunghissima di un processo per fare chiarezza sui fatti di cui la si accusa, e nelle condizioni vergognose della detenzione che subisce. Calpestare intenzionalmente la dignità delle persone non significa fare giustizia, ma cercare vendetta. È possibile che nella “civile” Europa si tollerino atteggiamenti simili, da parte delle istituzioni di un paese che si dice democratico?

Tortura: un reato che non va abolito

Oggi molti sono portati a pensare che uno stato “forte” sia uno stato giusto, dove però quella forza non è intesa in termini di autorevolezza degli organi di governo, e tenuta delle istituzioni democratiche, ma come prepotenza nei confronti dei cittadini inermi. Dobbiamo uscire da questo equivoco, se vogliamo garantire i diritti di Ilaria Salis e non solo. La sua situazione, che sentiamo vicina perché riguarda una cittadina italiana in terra straniera, ci obbliga ad aprire gli occhi anche sulle ingiustizie che colpiscono altri: i detenuti sottoposti a trattamenti simili, in Ungheria come altrove, o le persone di origine straniera che in Europa sono spesso alla mercé di leggi punitive e di una burocrazia ostile.

Chiediamo che ci sia un sussulto da parte della politica e di tutti gli organi competenti, affinché si arrivi al più presto a ripristinare condizioni di detenzione accettabili per Ilaria, e la giustizia faccia velocemente il suo corso. È fondamentale che non debba scontare neppure un giorno in eccesso di una pena che ancora neppure sappiamo se abbia fondamento.

Crediamo in un giornalismo di servizio a cittadine e cittadini, in notizie che non scadono il giorno dopo. Aiutaci a offrire un'informazione di qualità, sostieni lavialibera
  • Condividi

La rivista

2023 - numero 24

La pace è un altro gioco

Non esiste una sola pace, ma paci diverse, al plurale. Giuste e ingiuste, stabili e instabili. Per costruirle ci vogliono impegno e fatica, perciò le guerre è meglio prevenirle che curarle

La pace è un altro gioco
Vedi tutti i numeri

La newsletter de lavialibera

Ogni sabato la raccolta degli articoli della settimana, per non perdere neanche una notizia. 

Ogni prima domenica del mese un approfondimento speciale, per saperne di più e stupire gli amici al bar