Un ricordo di Diabolik, il capo ultras della Lazio ucciso nel 2019, allo Stadio olimpico. Foto di Claudio Peri, Ansa
Un ricordo di Diabolik, il capo ultras della Lazio ucciso nel 2019, allo Stadio olimpico. Foto di Claudio Peri, Ansa

La società di Telich, l'uomo che criptava i telefoni di Diabolik, continua a fare affari

Si chiama Imperial Eagle, ha sede a Dubai, e vende i criptofonini – telefoni anti-intercettazione – usati da Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik: il capo ultras della Lazio, in affari con le mafie per il narcotraffico, ucciso a Roma nel 2019. Non ha mai smesso di essere operativa, anche se Telich è in carcere. L'inchiesta

Rosita Rijtano

Rosita RijtanoRedattrice lavialibera

27 febbraio 2024

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Un’aquila reale che continua a volare. È Imperial Eagle, ha sede a Dubai e vende criptofonini, smartphone anti-intercettazione. Non ha mai smesso di essere operativa. Anche se la mente si trova in carcere dal 2022. Lui è Alessandro Telich, il braccio tecnologico di Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik: il capo ultras della Lazio freddato da un colpo di pistola alla nuca il 7 agosto del 2019. Aveva il compito di proteggerne le comunicazioni, grazie a un sistema a prova di polizie, che Diabolik e sodali sfruttavano per fare affari con camorra, ‘ndrangheta e clan albanesi, inondando Roma di droga.

Da un narcos a un banchiere Usa. L'inchiesta internazionale de lavialibera, IrpiMedia e Vice sui criptofonini No1BC, i preferiti dalle mafie

Un ruolo “fondamentale” per i giudici che in appello hanno condannato Telich a otto anni. Ma che, stando a un’inchiesta de lavialibera, non sono riusciti a scalfirne il business. Anzi. Tutt’oggi è possibile comprare criptofonini firmati Telich a Dubai, dove entro fine febbraio l’azienda aprirà persino "un negozio", assicurava un dipendente, contattato via chat a dicembre.

Un tempo erano i pizzini, i bigliettini di carta scritti a mano usati dalle mafie per comunicare. Oggi la criminalità organizzata è alla costante ricerca di sistemi tecnologici anti-intercettazione. In gergo, si chiamano criptofonini. In pratica, si tratta di sistemi per le comunicazioni criptate, cioè comprensibili solo a mittente e destinatario, basati su smartphone modificati nel software e/o nell’hardware per essere meno vulnerabili agli attacchi esterni. Paolo Dal Checco, informatico forense, spiega che possono offrire ulteriori livelli di protezione alla crittografia end-to-end, cioè la tecnologia che impedisce agli intermediari, tra cui i gestori delle reti, di leggere i messaggi scambiati: solo i comunicanti hanno a disposizione le chiavi di cifratura. I modi per aumentare i livelli di protezione sono diversi: hardware più robusti, la rimozione di applicazioni ritenute inutili o potenzialmente dannose, o – ancora – sim proprietarie, che comunicano solo tra loro. Ciò che però dovrebbe aumentare la sicurezza spesso si ritorce contro. Queste tecnologie sono chiuse, ovvero accessibili ai soli sviluppatori dell’azienda che li ha sviluppati secondo il dogma “security through obscurity” in cui meno persone conoscono l’infrastruttura, più difficile sarà violarla. Ma se il principio può valere nel mondo fisico, nel settore tecnologico “rappresenta un rischio – continua Dal Checco –  poiché rendere accessibile al pubblico questa tecnologia che ne valida la solidità è una condizione essenziale nel settore della sicurezza informatica”. 

Fino a un paio di anni fa, le aziende leader del settore erano EncroChat, Sky Ecc e Anom. La cronaca racconta che nessuna delle tre ha però garantito la riservatezza promessa, aprendo invece alle forze dell’ordine una finestra sul narcotraffico: Anom era gestita dall’Fbi all’insaputa degli utenti. Un team di polizie europee è poi riuscito a violare sia EncroChat (nel 2020) sia Sky Ecc (nel 2021).  Da qui la necessità di riorganizzarsi con un nuovo servizio. 

La nuova frontiera si chiama No1Bc, tra le aziende più longeve del settore. I magistrati dell’indagine Eureka ammettono che il suo servizio non è ancora “intercettato” dalle polizie. Il segreto della durata è difficile da capire. Il prodotto consiste di una sim, un piccolo dispositivo bluetooth da associare a un telefono, e un ecosistema di applicazioni gestito da una piattaforma. Prima funzionava con Blackberry, adesso lo smartphone di riferimento è un iPhone. Gli utenti pagano un abbonamento semestrale al servizio dal costo di 1450 euro.

L'importanza dei criptofonini di Telich per i narcotraffici di Diabolik e Fabietti

“Non possono entrare in quanto è tutto cifrato, è una lotta. Stiamo lottando”, Alessandro Telich

Classe 1987, in arte “er tavoletta”, Telich non era uno qualsiasi nella rete criminale di Diabolik. Molto legato al leader della tifoseria laziale degli Irriducibili. Ma soprattutto “come un fratello” per Fabrizio Fabietti, considerato il numero due di Piscitelli e condannato a 30 anni. Era proprio Fabietti ad avere piena fiducia nelle sue capacità tecnologiche, presentandolo come il genietto hi-tech in grado sia di fornire un sistema di telefonia che assicurava comunicazioni riservate, definito da Fabietti “il top del top”, sia di trovare gli strumenti di intercettazione installati dalle forze dell’ordine in appartamenti e auto: “Questo è un amichetto mio, quando vuoi fa bonifiche, questo è il più forte che c’è…macchina, casa, quello che te pare a te”, diceva a un partner in affari.

Quello che Telich aveva messo a disposizione dell’amico Fabietti e di Diabolik era una sorta di arsenale tecnologico. In primis, c’erano i criptofonini. Uno di questi dispositivi il capo ultras della Lazio lo portava con sé il giorno in cui gli hanno sparato e potrebbe contenere, o aver contenuto, delle informazioni importanti anche in merito alla sua morte, ancora misteriosa. Come l’identità della persona che Piscitelli avrebbe dovuto incontrare al parco degli acquedotti, dove invece è stato ucciso.

Diabolik, le inchieste rivelano chi era

Il sito di Imperial Eagle a fine 2022, in un'immagine catturata dalla Wayback machine
Il sito di Imperial Eagle a fine 2022, in un'immagine catturata dalla Wayback machine

Si tratta di telefonini modificati ad hoc e dotati di un’applicazione chiamata KLine: un servizio che permetteva ai sodali di Diabolik di chattare, chiamare e videochiamare tramite internet, sfruttando un sistema di cifratura che rendeva le comunicazioni comprensibili solo a emittente e destinatario, nonché più difficili da intercettare. Non solo. Telich poteva subito cancellare da remoto l’account di un utente, e quindi anche tutte le sue conversazioni, in caso di arresto. In anticipo rispetto ai tempi della grande diffusione di massa, nel 2018 aveva anche introdotto i messaggi che si autodistruggono dopo un tot di tempo. “Non possono entrare in quanto è tutto cifrato, è una lotta. Stiamo lottando”, spiegava a Fabietti, dimostrando – scrivono i magistrati – di “sentirsi parte di un gruppo, in lotta per rendere impenetrabile agli inquirenti l’esistenza della struttura dell’associazione e dei suoi affari illeciti”.

C’erano poi i rilevatori di radiofrequenze e telefoni cellulari, che sfruttava per la bonifica degli ambienti, ma anche i disturbatori di radiofrequenze e reti gsm, i microfoni e le videocamere mini, a forma di orologio o di penna, ritrovati in casa di sua madre durante una perquisizione. Non chiedeva soldi a Fabietti, l’amico, il fratello. Ma le sue competenze Telich le faceva pagare. Per fornire un criptofonino, la tariffa base era tra i mille e i 1500 euro. Mentre per ripulire da strumenti investigativi macchine e case chiedeva, rispettivamente, 300 e 600 euro. Un’attività di consulenza che, stando a quanto ricostruito dalle indagini, non era confinata alla “criminalità del territorio capitolino e delle zone limitrofe”. Anche Renato De Giorgi, “esponente di rilievo della malavita pugliese”, aveva infatti a disposizione un criptofonino di Telich, e dotato di KLine. Non a caso nel 2018, quando De Giorgi è arrestato in Grecia perché coinvolto nel traffico di 26,667 chili di cocaina sull’asse Puglia-Lazio, Fabietti suggerisce al fidato informatico di “fare tabula rasa”.

Oltre Diabolik, lunga vita a Imperial Eagle

 Il capo ultras della Lazio portava con sé un criptofonino di Telich il giorno in cui gli hanno sparato. Il dispositivo potrebbe contenere, o aver contenuto, delle informazioni importanti anche in merito alla sua morte, ancora misteriosa. Come l’identità della persona che Piscitelli avrebbe dovuto incontrare al parco degli acquedotti, dove invece è stato ucciso

La società con cui Telich mandava avanti gli affari hi-tech, e di cui lui stesso si definisce proprietario e manager sul suo profilo LinkedIn, era Imperial Eagle. Una società che aveva sede al Business center di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Una sede scelta non a caso, come non solo notavano gli investigatori, scrivendo che “il Paese non è tenuto alla collaborazione giudiziaria internazionale”. Ma come dichiarava lo stesso sito della compagnia, dove si poteva leggere questo messaggio: “La sede legale dell’Imperial Eagle è situata negli Emirati arabi uniti, nazione che non si trova obbligata a fornire informazioni e/o dare accesso ai server di servizi VoIP (cioè tramite la rete Internet, ndr). Il team Imperial Eagle si impegna da sempre a garantire un’esperienza unica nel settore della sicurezza e della privacy operando con server sicuri e algoritmi certificati”.

Ai partner cui consegnava il criptofonino, Fabietti assicurava: "Lo sai perché è bono, perché il sito è di un amico mio, cioè sta a Dubai, devono andare a Dubai, devono piglia' la sede, devono arresta' prima lui".

Dal 2022 "er tavoletta" si trova nel carcere di Frosinone, con una condanna in appello a otto anni, che la cassazione ha annullato “limitatamente al trattamento sanzionatorio”, confermando però la ricostruzione che vede competenze e strumenti offerti del giovane informatico “fondamentali per la prospera e indisturbata attività dell’associazione”. Se non fosse stato per alcune leggerezze commesse da alcuni associati, Fabietti incluso, “il rifornimento di telefoni dotati di applicazioni in grado di criptare le conversazioni tra i sodali e la costante assistenza per effettuare la bonifica dei luoghi avrebbe verosimilmente evitato l’emersione di un fenomeno criminale di così vasta portata”, scriveva il giudice d’appello, concludendo che l’attività di Telich ha comunque “impedito l’emersione di altri affari illeciti concordati e trattati telefonicamente dagli associati”.

Criptofonini, alleati dei narcos (fino a prova contraria)

Un destino diverso è toccato alla società. Imperial Eagle non ha mai smesso di essere operativa. Tramite tecniche di Open source intelligence (Osint), cioè di ricerca, raccolta e analisi di informazioni provenienti da fonti aperte, è possibile dimostrarlo e ricostruirne la storia. Sul proprio profilo LinkedIn, Telich dichiara di essere proprietario dell'azienda, fondata a Dubai, dal 2009. Stando al portale Crunchbase, però, Aquila reale risulta nata a Città Nuova, in Puglia, nel 2012, e conta un dipendente: Ahmed Nazar, che si qualifica su LinkedIn come sviluppatore di applicazioni mobile per Imperial Eagle, nonché amministratore del sito della Roma CC, una squadra di cricket. Solo nel 2016, è stata trasferita al Dubai world central, una delle tante cosiddette free-zone emiratine, in cui gli investitori stranieri possono aprire le proprie compagnie e godere di benefici fiscali.

Il sito di Imperial Eagle nei primi mesi del 2023, in un'immagine catturata dalla Wayback machine
Il sito di Imperial Eagle nei primi mesi del 2023, in un'immagine catturata dalla Wayback machine

Consultando il registro delle imprese locali, la licenza della società (con numero 4831) è valida fino al 9 aprile 2024. Funzionanti, e con copyright aggiornato, risultano pure i due siti che fanno capo a Imperial Eagle. Quello che si occupa della rivendita di jammer, cioè i disturbatori di frequenze cellulari, e quello che commercializza la creatura di Telich, i criptofonini su cui viene installata l’applicazione KLine. Quest'ultimo, in particolare, è interessante. Le diverse versioni della pagina web, archiviate negli anni dalla Wayback machine, la cosiddetta macchina del tempo della Rete, permettono di capire che il sito è stato persino rinnovato tra la fine del 2022 e l'inizio del 2023. Se prima i contenuti erano in italiano, oggi tutte le descrizioni sono in inglese, e c'è persino una sezione blog, aggiornata allo scorso dicembre. Il titolo del primo post, pubblicato a fine novembre 2023, è indicativo: "L'ascesa dei criptofonini, uno scudo nell'era digitale". Un rilancio in chiave internazionale. I piani tariffari offerti al momento sono due: si parte da 1500 euro per una sorta di abbonamento semestrale a KLine, in un pacchetto che include anche un iPhone 12 o 13 mini e una sim internazionale. Mentre gli euro diventano duemila in caso di abbonamento annuale.

Al numero di telefono fornito sul sito per ricevere assistenza, a cui lavialibera ha scritto via chat, quello che si qualifica come un dipendente conferma che è possibile comprare i criptofonini a Dubai, dove la società ha dei referenti, ed entro fine febbraio aprirà anche un "negozio".

Con Telich in prigione, chi continui ad amministrare gli affari rimane, però, per ora, un mistero. Recuperare altre informazioni sulla compagine societaria è stato impossibile anche tramite una fonte de lavialibera che lavora a Dubai nel settore hi-tech: “Anche se gli atti non sono pubblici, in genere si riesce a ottenere qualche dato in più tramite i cosiddetti public relations officer, figure di supporto per il disbrigo delle pratiche organizzative, ma in questo caso ci siamo trovati davanti a un muro”, spiega.

Criptofonini, business legale per affari illeciti

In un mercato che ormai si compone di decine di soluzioni simili, difficile stabilire quanto i prodotti di Telich siano ancora diffusi negli ambienti criminali. Ma quella di Imperial Eagle è una storia che somiglia a molte altre nel settore dei servizi che, in vario modo, permettono di aumentare il livello di protezione delle comunicazioni via smartphone. Un business, di per sé, lecito. Fornire questi strumenti, così come sfruttarli, non equivale a "essere legati alla criminalità", aveva detto a lavialibera l'allora direttore della Direzione distrettuale antimafia (Dia) Maurizio Vallone, precisando che "c’è chi, ad esempio, se ne serve per proteggere i propri segreti aziendali dalle potenziali intercettazioni di imprese concorrenti. La riservatezza delle comunicazioni è importante per il mercato, come per la privacy dei cittadini. Il problema è il loro utilizzo per attività illecite".

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Eppure, tante aziende di questo tipo sono nate, e cresciute, in contesti criminali. E in questi contesti hanno continuato a fare proseliti. Basti pensare al servizio per le comunicazioni cifrate chiamato No1BC, ancora in piedi, e fino al 2023 il più popolare tra le mafie italiane, come confermano almeno quattro indagini di altrettante procure. A maggio scorso, un'inchiesta internazionale condotta da lavialibera, IrpiMedia e Vice ha rivelato che l'azienda, dal 2016 registrata a Malta a nome di un uomo d'affari Usa, è in realtà legata a un'omonima società tedesca fondata da un narcotrafficante e gestita da un pregiudicato condannato per riciclaggio. 

Di un altro fornitore di telefoni criptati, Mpc, si è scoperto che era gestito da due criminali: James e Barry Gillespei, conosciuti con l’appellativo di The brothers (i fratelli), ricercati dalla polizia scozzese dal 2019 e accusati, tra le altre cose, di omicidio. Uno dei principali sospettati dietro Exclu, un'altra app per proteggere le comunicazioni smantellate a inizio 2023, è il criminale irlandese George Mitchell, detto Il pinguino.

Altre società, per il modo di pubblicizzare e vendere i propri prodotti, sembravano rivolgersi in maniera esplicita e diretta ai narcos. Celebre un account Instagram di Phantom Secure, azienda di criptofonini canadese smantellata nel 2018, dove venivano pubblicate foto di telefoni e armi. Anche compagnie molto più trasparenti della media, come SecureGroup, che ha sede in Bulgaria ma è stata fondata dal canadese Dominic Gingras, si affidano a decine di rivenditori, in un gioco di specchi impossibile da catturare. Vallone diceva necessario un intervento legislativo europeo: "Le aziende che offrono questi servizi vanno obbligate a mettersi a disposizione dell’autorità giudiziaria, quando necessario".

Si ringrazia Alex Orlowski per la consulenza professionale. 

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