I danni causati dalla tempesta Vaia nell'ottobre 2018
I danni causati dalla tempesta Vaia nell'ottobre 2018

"Basta lacrime da coccodrillo"

Nel nostro Paese sono a rischio idrogeologico medio o elevato il 91 per cento dei Comuni e 7 milioni e mezzo di italiani. Nel secondo numero de lavialibera, l'intervista al ministro dell'Ambiente Sergio Costa

Francesca Dalrì

Francesca DalrìGiornalista Trentotoday

30 aprile 2020

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Un decreto legge per attivare gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico e una legge, attesa da anni, per porre uno stop al crescente consumo di suolo. Queste le principali misure previste da Sergio Costa, ministro dell’Ambiente da giugno 2018: "Tra qualche mese sarà autunno e il dissesto idrogeologico tornerà a farsi sentire – avverte –. Non possiamo più permetterci di aspettare".

La sua prima azione contro il dissesto idrogeologico è stata riportare tutte le competenze in capo al suo ministero, che rimane però tra i più sotto-finanziati. Perché?

La scelta è stata presa nell’estate 2018, quando era ancora attiva ItaliaSicura: la struttura per far fronte al dissesto idrogeologico voluta dal governo Renzi e istituita presso la presidenza del Consiglio dei ministri. Al nostro arrivo ci siamo accorti che il 90 percento del lavoro amministrativo di definizione dei carteggi e delle linee progettuali si svolgeva tra comuni, regioni e ministero dell’Ambiente. Solo il 10 percento era gestito da ItaliaSicura: uno spreco di tempo e denaro. Ci hanno dato ragione visto che la decisione è stata confermata dal secondo governo Conte, nonostante nella nuova maggioranza ci siano coloro che all’epoca avevano voluto quella struttura. Per quanto riguarda le risorse, il carico è molto attutito perché i finanziamenti per le emergenze – come la tempesta Vaia dell’ottobre 2018 – fanno capo alla Protezione civile. Il ministero gestisce circa 6 miliardi di euro per interventi da programmare, recuperati unendo le risorse che prima erano suddivise fra i vari ministeri competenti e la presidenza del Consiglio.

Il disegno di legge CantierAmbiente, approvato dal Consiglio dei ministri già nel Conte I, da ottobre è bloccato in Commissione ambiente al Senato.

È così e non possiamo più permetterci di aspettare perché tra qualche mese sarà autunno e il dissesto idrogeologico tornerà a farsi sentire. Per questo ho riunito gli attuali referenti ambiente di Camera e Senato e abbiamo chiuso un accordo politico sul tema: stiamo scrivendo un nuovo decreto legge con l’obiettivo di portarlo in Consiglio dei ministri entro aprile ed essere così operativi per ottobre.

I contenuti rimarranno gli stessi?

Ci sono delle novità. Innanzitutto anticiperemo ai comuni il 30 percento delle spese in modo da colmare la mancanza di risorse che in passato ha impedito di partire anche solo con la progettazione dei lavori. Modificheremo poi l’algoritmo di Rendis (il repertorio nazionale degli interventi urgenti curato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ndr) che attualmente privilegia i territori più popolati. Un criterio che negli anni ha lasciato in fondo alla classifica, e quindi senza risorse, i paesi più piccoli e isolati. Infine, interverremo sulle tempistiche di erogazione dei fondi per garantire ai comuni una capacità di spesa reale.

I presidenti di regione manterranno, quindi, il ruolo di commissari straordinari delegati contro il dissesto. Perché non si esce da questa logica emergenziale?

La necessità commissariale esiste in questo momento in cui dobbiamo recuperare tempo e gli interventi vengono definiti anno per anno, ma l’obiettivo è rientrare nella programmazione ordinaria entro cinque anni.

Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa
Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa

Così facendo non c’è il rischio di adottare soluzioni inadeguate? I commissari guardano al proprio territorio e operano in funzione del consenso elettorale, mentre il rischio idrogeologico scavalca i confini regionali.

I presidenti rappresentano la propria regione, ma non bisogna dimenticare che non agiscono in autonomia, bensì di concerto con il ministero dell’Ambiente che ha proprio il compito di garantire una visione più ampia, nazionale. Sicuramente l’aspetto elettorale è un rischio reale, ma su questo punto credo ci sia bisogno di un salto di fiducia nei confronti della politica.

Il Consiglio nazionale dei geologi conta appena 12.920 iscritti, una media di un professionista per comune. Non c’è forse bisogno anche di più professionisti?

È la direzione in cui vogliamo andare. Con il decreto legge prevediamo di istituire presso il ministero una task force di esperti da mettere gratuitamente a disposizione di comuni e regioni. Tra questi tecnici ci saranno ingegneri ambientali, idraulici e geologi. Era dal 1986 che le assunzioni al ministero erano bloccate.

Secondo Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente, in Italia continua a prevalere la logica del “proteggere tutto ad ogni costo”, mentre dovremmo imparare a convivere con un rischio che è insito nel nostro territorio.

Il 79 percento del territorio italiano è fragile dal punto di vista idrogeologico. Questo è uno dei temi principali per il nostro Paese: non a caso l’abbiamo incluso nella formazione ambientale obbligatoria che il prossimo anno verrà attivata nelle scuole di tutti gli ordini e gradi. Aggiungo, però, che questa cultura del rischio deve passare anche da temi come l’abusivismo o una pazza cementificazione.

Un altro tema su cui il Parlamento non avanza. Questa maggioranza riuscirà ad approvare una legge sul consumo di suolo?

L’accordo politico c’è già e ottimisticamente riusciremo a portare a casa una legge entro la fine della legislatura in cui tenere conto di abusivismo e consumo di suolo. I nostri tecnici sono già al lavoro. Sottolineo che al di là dell’abuso urbano è giunto il momento di parlare e premiare le pratiche di rigenerazione urbana. Serve una pianificazione territoriale che sia al tempo stesso veloce e rigorosa e, soprattutto, agisca in un’ottica di prevenzione, altrimenti saranno solo altre lacrime da coccodrillo.

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