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6 novembre 2025
Gravissima intimidazione contro la gip di Lecce Maria Francesca Mariano, la sesta negli ultimi due anni. Lo scorso 3 novembre la magistrata ha trovato una testa mozzata di agnello e un coltello sulla tomba del padre, nel cimitero di Galatina, in provincia di Lecce. Accanto, un biglietto con la scritta: “Prima o poi...”.
Minacciate in aula le magistrate pugliesi: "Giudice, guardati le spalle"
La vicenda, ha spiegato il procuratore generale di Lecce Ludovico Vaccaro, “ci preoccupa molto per il ripetersi di queste minacce e perché in quest’ultimo caso l’autore dimostra di conoscere bene la vita della giudice, fino a sapere dove fosse sepolto il padre”. Un crescendo di intimidazioni che desta allarme anche per la scarsa attenzione che i media riservano a qusti episodi.
Maria Francesca Mariano e la pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Carmen Ruggiero, erano finite sotto protezione a fine settembre 2023, dopo che era stata intercettata una lettera intimidatoria spedita dal carcere Borgo San Nicola di Lecce. A quella missiva ne era seguita un’altra, scritta addirittura col sangue, e per questa ragione erano state rinforzate le misure di tutela.
Anno 2024: la mafia è ancora violenta e minacciosa
Gli investigatori collegano questi fatti all’operazione The Wolf del 17 luglio 2023, che ha smantellato il clan Lamendola-Cantanna, facente parte della frangia della Sacra corona unita a Mesagne (Brindisi). Al termine dell’inchiesta condotta dai carabinieri, su richiesta di Ruggiero, Mariano aveva emesso 22 misure di custodia cautelare.
“Pensano che la donna sia più emotiva e più fragile, ma dal punto di vista della resistenza e della forza interiore non ha eguali, non teme rivali”, dice Mariano
Nell’ordinanza di custodia cautelare, la gip aveva scritto di “comportamenti espressivi di una forza di intimidazione che aveva piegato il territorio”. Frasi che trovano conferma dopo le minacce alle magistrate. “Fa parte del nostro lavoro”, aveva detto a lavialibera la stessa Mariano, facendo notare come i mafiosi reagiscano con più veemenza quando contro hanno delle donne. “Pensano che la donna sia più emotiva e quindi più fragile, meno resistente. La donna non avrà la forza fisica dell’uomo, ma dal punto di vista della resistenza e della forza interiore non ha eguali, non teme rivali”.
A ottobre 2023, nell’aula di udienza del tribunale di Lecce dove Mariano era impegnata come gup, è stata trovata la sua foto, ritagliata da un quotidiano locale, circondata dal disegno di una bara eseguito con un pennarello nero, con tanto di croci. Il ritaglio di giornale riguardava un’inchiesta salentina, sempre di mafia, che all’epoca giungeva a sentenza emessa proprio da Mariano.
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A febbraio 2024, alla giudice è stata recapitata sulla porta di casa una testa di capretto insanguinata e infilzata con un coltello da macellaio, accompagnata da un biglietto con scritto “Così”. Un detenuto, inoltre, avrebbe finto di voler collaborare con la giustizia soltanto per essere interrogato dalla pm Ruggiero e tagliarle la gola durante l’incontro.
Il piano sarebbe stato pianificato da Pancrazio Carrino, uno degli arrestati nell’operazione The Wolf, ma non è andato in porto grazie ai sospetti di un tenente dei carabinieri, che all’uscita del bagno è riuscito a disarmare Carrino, che aveva nascosto il coltello negli slip. Sempre Carrino, il 12 aprile 2024, durante il processo dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Potenza per le precedenti minacce rivolte alle due magistrate, aveva parlato in modo diretto: “Non finisce qui, la gip Mariano si deve guardare le spalle”, aveva detto, rinnovando il suo augurio di morte.
Nell’udienza si sarebbe dovuto discutere della proposta di Carrino di patteggiare una pena di otto mesi di reclusione, da sostituire con lavori di pubblica utilità, per aver minacciato in una lettera e con un punteruolo la giudice Mariano, “colpevole” secondo lui di avere firmato l’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione The Wolf.
Il 30 agosto Carrino aveva anche minacciato cinque agenti della polizia penitenziaria del carcere di Lecce impugnando un oggetto contundente, perché non voleva rientrare in cella dopo l’ora d’aria. Il giorno successivo, durante l’udienza davanti alla gip Mariano, aveva consegnato a un ispettore della penitenziaria un punteruolo e un messaggio su un bigliettino manoscritto, dicendo che erano destinati alla giudice.
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“Ero seduto davanti al pubblico ministero e tenevo sotto controllo il tenente per capire se mi trovavo a una distanza sufficiente per poter agire contro il pm, tagliandogli la giugulare senza essere bloccato”, ha rivelato ai pm di Terni Carrino, che ora è recluso nel carcere della città umbra. Il piano è fallito perché il tenente dei carabinieri si è insospettito. “Se fossi stato lucido quel giorno come lo sono adesso, Carmen Ruggiero sarebbe già storia”, aveva messo a verbale Carrino.
“Ero seduto davanti a Ruggiero e tenevo sotto controllo il tenente per capire se mi trovavo a una distanza sufficiente per poter agire contro il pm, tagliandogli la giugulare senza essere bloccato”, ha rivelato Carrino
Nonostante tutto, la giudice continua a frequentare assiduamente il palazzo di giustizia, partecipando a eventi pubblici su mafia e criminalità organizzata. Intanto, lo scorso 11 marzo è arrivata la sentenza di primo grado per l’operazione The Wolf, con 22 condanne per un totale di quasi 270 anni. Carrino è stato condannato a 13 anni e 4 mesi.
Il 6 novembre, alla Fondazione Teatro Filograna di Casarano, è stato presentato il reading teatrale “Il giudice Rosario Livatino”, scritto da Maria Francesca Mariano. Un’opera dedicata al magistrato siciliano ucciso dalla mafia nel 1990 e beatificato nel 2021, che come l'autrice scelse di non piegarsi alla criminalità organizzata.
Rosario Livatino, il giudice giusto e beato
Due “giudici ragazzini”, lei 24 anni, la più giovane d’Italia, il magistrato agrigentino 26. A proposito di Livatino due anni fa Mariano mi aveva detto: “È un insegnamento per tutti noi, servire lo Stato con spirito di servizio, senza arroganza, senza presunzione e con umiltà. Facendosi piccoli davanti al fascicolo, da persone semplici. Il magistrato è una persona che fa un lavoro e cerca di farlo con coscienza e con dignità”. Parole di straordinaria attualità, mentre la magistratura è sempre più sotto attacco.
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