La giudice Maria Francesca Mariano. Foto Comune di Vernole
La giudice Maria Francesca Mariano. Foto Comune di Vernole

Sventato attentato alla gip Mariano, già nel mirino della Sacra corona unita. È l'ultimo di una lunga serie

La scorta della giudice del tribunale di Lecce ha intercettato un ordigno pronto a esplodere in un deposito che appartiene alla famiglia della magistrata, che dal 2023, dopo l'operazione The Wolf, è minacciata dai clan di Mesagne (Brindisi)

Marco Panzarella

Marco PanzarellaRedattore lavialibera

26 febbraio 2026

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Ennesimo, grave atto intimidatorio contro la gip di Lecce Maria Francesca Mariano, da oltre due anni minacciata dalla criminalità organizzata. In un deposito della famiglia a Galatina, in provincia di Lecce, gli uomini della scorta hanno trovato un ordigno rudimentale collegato a una bombola del gas che, da quanto si apprende, era pronto e esplodere. Sul posto sono intervenuti gli artificieri che hanno disinnescato la bomba e messo in sicurezza l’area.

La vendetta del clan

Le minacce nei confronti della magistrata sono cominciate dopo l’operazione The Wolf del 17 luglio 2023, che ha smantellato il clan Lamendola-Cantanna, ritenuto contiguo alla Sacra Corona Unita di Mesagne, in provincia di Brindisi. In quell’occasione la gip aveva accolto la richiesta avanzata dalla pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce Carmen Ruggiero ed emesso 22 misure di custodia cautelare

Magistrate sotto attacco: minacce alla giudice Mariano

Un provvedimento che ha scatenato l'ira del clan, con gli inquirenti che nel 2023 avevano intercettato una lettera intimidatoria destinata a Mariano e spedita dal carcere Borgo San Nicola di Lecce, seguita da una seconda missiva addirittura scritta con il sangue. Dopo questi episodi le due magistrate sono finite sotto scorta.

Boss della Sacra corona unita minaccia le magistrate

A gennaio, la gip ha ricevuto nel suo ufficio al tribunale di Lecce una  lettera contenente un “augurio di morte”, mentre lo scorso novembre, nel cimitero di Galatina, aveva trovato una testa mozzata di agnello e un coltello sulla tomba del padre, con un biglietto vicino riportante la scritta “prima o poi...”. Fatti gravi, come ha spiegato il procuratore generale di Lecce Ludovico Vaccaro, che ha espresso preoccupazione “per il ripetersi di queste minacce” e perché nel caso delle testa d’agnello “l’autore dimostra di conoscere bene la vita della giudice, fino a sapere dove fosse sepolto il padre”.

Nel 2023 gli inquirenti hanno intercettato una lettera intimidatoria destinata a Mariano e spedita dal carcere Borgo San Nicola di Lecce, seguita da una seconda missiva scritta con il sangue

Oltre a Mariano, si diceva, nel mirino della criminalità è finita la pm Carmen Ruggiero. Uno degli arrestati nell’operazione The Wolf, Pancrazio Carrino, avrebbe addirittura finto di voler collaborare con la giustizia soltanto per essere interrogato dalla magistrata e tagliarle la gola durante l’incontro. Un piano che per fortuna è saltato grazie all’intervento di un tenente dei carabinieri, che all’uscita del bagno è riuscito a disarmare Carrino, che aveva nascosto il coltello negli slip.

Nel mirino dei clan anche la pm Carmen Ruggiero. Uno degli arrestati nell’operazione The Wolf, Pancrazio Carrino, voleva tagliarle la gola durante un incontro

“Ero seduto davanti al pubblico ministero e tenevo sotto controllo il tenente per capire se mi trovavo a una distanza sufficiente per poter agire contro il pm, tagliandogli la giugulare senza essere bloccato”, ha rivelato ai pm di Terni lo stesso Carrino, che ora è recluso nel carcere della città umbra. Il piano è fallito perché il carabiniere si è insospettito. “Se fossi stato lucido quel giorno come lo sono adesso, Carmen Ruggiero sarebbe già storia”, aveva messo a verbale Carrino.

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Nell’aprile 2024 sempre Carrino aveva rilasciato dichiarazioni inequivocabili contro Mariano: “Non finisce qui, la gip Mariano si deve guardare le spalle”, mentre nell’agosto di quello stesso anno, durante l’udienza davanti alla gip, aveva consegnato a un ispettore della penitenziaria un punteruolo e un messaggio su un bigliettino manoscritto, ammettendo che erano destinati alla giudice.

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