Bruxelles, 5 marzo 2026. Cittadini e cittadine delle comunità maggiormente esposte ai pfas in Europa manifestano di fronte al palazzo della Commissione europea dopo il terzo incontro negato. Foto dell'European environmental bureau
Bruxelles, 5 marzo 2026. Cittadini e cittadine delle comunità maggiormente esposte ai pfas in Europa manifestano di fronte al palazzo della Commissione europea dopo il terzo incontro negato. Foto dell'European environmental bureau

I movimenti no pfas a Bruxelles, ma Von der Leyen nega (ancora) un incontro

Ventisei cittadini dai territori contaminati dagli "inquinanti eterni" in diversi paesi europei, tra cui l'Italia, hanno manifestato davanti alla Commissione per chiedere azioni concrete. Per la terza volta, la Presidente ha negato un incontro. "Eppure per i rappresentanti delle industrie le porte sono sempre aperte", denuncia l'European environmental bureau

Redazione lavialibera

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5 marzo 2026

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"Von der Leyen incontra chi ci avvelena mentre ignora noi": a reggere lo striscione, davanti alla sede della Commissione europea, sono alcuni dei ventisei cittadini e cittadine delle comunità maggiormente esposte all'inquinamento da pfas in Italia, Francia, Germania, Belgio, Danimarca e Paesi Bassi, giunti a Bruxelles oggi, 5 marzo, per chiedere alle istituzioni Ue azioni concrete contro la contaminazione dei cosiddetti "inquinanti eterni". Per la terza volta dal 2023, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha declinato la loro richiesta di un incontro, invocando la "sovrapposizione di impegni". 

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Porte chiuse per le comunità contaminate, spalancate per le aziende

"Purtroppo, ancora una volta, la voce dei tanti attivisti che dedicano tempo ed energie a denunciare alle istituzioni l'inquinamento da sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche non sarà ascoltata – dice Catia De Cao, della Rete zero pfas Veneto –. Non c'è più tempo: la contaminazione da pfas è diffusa in tutta Europa e dev'essere affrontata con urgenza". Eppure, sottolinea l'ong European environmental bureau (Eeb) che ha coordinato l'iniziativa, "le porte della Commissione sono spalancate per l'industria chimica": secondo un'analisi del Corporate Europe observatory, nel 2025 lo staff di Palazzo Berlaymont ha avuto 93 incontri di alto livello con rappresentanti delle aziende nell'ambito delle discussioni per la riforma del regolamento Reach – che riguardano anche le proposte di limitare la produzione e l'uso dei pfas – e solo 19 con organizzazioni per la difesa dell'ambiente e della salute.

"È profondamente preoccupante che sia stato concesso del tempo per dialogare con i rappresentanti dell'industria chimica, le cui attività hanno avuto un impatto grave e duraturo sulle nostre vite, mentre le nostre ripetute richieste di dialogo sono rimaste senza risposta"

“È profondamente preoccupante che sia stato concesso del tempo per dialogare con i rappresentanti dell'industria chimica, le cui attività hanno avuto un impatto grave e duraturo sulle nostre vite, mentre le nostre ripetute richieste di dialogo sono rimaste senza risposta”, si legge nella lettera che i movimenti no pfas hanno inviato a Ursula von der Leyen lo scorso 29 gennaio chiedendo l'incontro.

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Pfas, quali restrizioni?

Secondo l'inchiesta internazionale The forever pollution project, sono quasi 23mila i siti contaminati da pfas in Europa e più di 21mila quelli potenzialmente contaminati. In alcune località, gli studi hanno mostrato livelli di inquinanti nel sangue fino a 63 volte più alti delle soglie indicate dalle autorità sanitarie. Utilizzati per la produzione di materiali impermeabili, ignifughi, idrorepellenti e antiaderenti per l'abbigliamento, gli utensili da cucina, gli imballaggi e le schiume antincendio, i pfas contaminano acque e suolo per centinaia di anni e penetrano nel corpo umano causando tumori, infertilità, danni agli organi e persino al feto durante la gravidanza. "Signora Von der Leyen, come si sentirebbe se sua figlia Sophia, sua figlia Victoria o suo figlio David avessero sostanze cancerogene nel sangue? Si comporterebbe davvero allo stesso modo, con la stessa indifferenza, di fronte al rischio che contraggano malattie correlate?", dice Cristina Cola del movimento Mamme no pfas.

"Signora Von der Leyen, come si sentirebbe se sua figlia Sophia, sua figlia Victoria o suo figlio David avessero sostanze cancerogene nel sangue? Si comporterebbe davvero allo stesso modo, con la stessa indifferenza, di fronte al rischio che contraggano malattie correlate?"Cristina Cola - Mamme no pfas

A preoccupare i comitati sono anche alcune recenti dichiarazioni del vice-presidente della Commissione Stéphane Séjourné e della commissaria all'Ambiente Jessika Roswall, che sembrano spingere per restrizioni dei pfas limitate soltanto ai prodotti di consumo, non toccando quindi l'uso industriale. "Mentre i leader politici discutono con gli inquinatori sull'indebolimento delle leggi volte a proteggere i cittadini, la contaminazione in Europa continua ad aggravarsi – ha dichiarato Tatiana Santos, responsabile delle politiche in ambito di sostanze chimiche per l'European environmental bureau –. I cittadini europei esigono che i decisori politici realizzino senza indugio e senza compromessi l'obiettivo primario del regolamento Reach: la protezione della salute umana e dell'ambiente".

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Zone di sacrificio

La pediatra Vitalia Murgia, componente della giunta esecutiva di Medici per l'ambiente Italia (Isde) si dice preoccupata per "il continuo approccio di compromesso con l'industria chimica" e sottolinea: "Molti residenti delle aree altamente contaminate ora definiscono le loro comunità 'zone di sacrificio', perché ritengono che la loro salute e il futuro dei loro figli siano stati barattati con gli interessi industriali". Concorda Gudrun Lemle, del movimento tedesco No pfas Manching: "Fare marcia indietro significa semplicemente ignorare le preoccupazioni e i problemi delle persone colpite dai pfas, lasciando al contempo carta bianca all'industria". I movimenti no pfas continueranno a chiedere di essere ricevuti dalla presidente Von der Leyen, ha dichiarato a lavialibera l'European environmental bureau.

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