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29 gennaio 2026
Con la frase “una mela al giorno toglie il medico di torno” si apre il nuovo dossier di analisi indipendenti prodotto dal Pesticide action network europe (Pan), un’organizzazione non governativa che analizza prodotti agroalimentari per rilevare possibili contaminazioni tossiche. I risultati tolgono la voglia di mangiare uno dei frutti più conosciuti al mondo, che persino la tradizione popolare indica come uno dei più salutari per l’essere umano.
Il laboratorio indipendente che ha svolto le analisi ha considerato contaminate da pesticidi tutte le mele che superano il valore minimo di qualificazione (Loq) di 10 microgrammi di inquinante per chilo
Nelle prime tre settimane di settembre 2025, tredici associazioni europee che collaborano con Pan hanno acquistato nei supermercati dei rispettivi paesi (Austria, Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Svizzera ) da tre a cinque campioni di diverse varietà di mele, per un totale di 59 campioni. Le tipologie scelte sono le più comuni nei nostri mercati ortofrutticoli: Gala (12 campioni), Golden Delicious (6), Elstar (6), Jonagold (3).
Il laboratorio indipendente che ha svolto le analisi ha considerato contaminate da pesticidi tutte le mele che superano il valore minimo di qualificazione (Loq) di 10 microgrammi di inquinante per chilo. Ebbene, il risultato è che l'85 per cento dei campioni è risultato contenere più di un residuo di pesticida.
Cocktail di pesticidi, cosa si nasconde in frutta e verdura
In molti paesi non è stato possibile trovare mele convenzionali prive di un cocktail di pesticidi, ma ciò che ha maggiormente allarmato i rilevatori è stata la presenza della categoria Ue dei pesticidi più tossici (ossia quelli per legge candidati alla sostituzione perché pericolosi e sostituibili) che contamina il 71 per cento dei campioni. Il 64 per cento dei campioni contiene almeno un pesticida prodotto con i composti cancerogeni pfas, gli “inquinanti eterni” molto diffusi negli oggetti di uso quotidiano ma pericolosi per la salute, mentre pesticidi neurotossici sono stati rilevati nel 36 per cento dei campioni.
La maglia nera va alle mele acquistate in Lussemburgo e Repubblica Ceca, che sono risultate contenere 7 pesticidi in un solo frutto. Al contrario, si dimostra il paese meno contaminato la Danimarca, con un unico pesticida presente in tutti e cinque i campioni di mele analizzate.
Ma cosa vuol dire mangiare una mela che contiene un cocktail di prodotti chimici? Non è ancora possibile avere una risposta perchè il rischio di esposizione è in fase di studio presso l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), da oltre 20 anni. Non si può calcolare quindi fino a quanti inquinanti possano venir assorbiti quotidianamente dal nostro corpo senza sviluppare possibili patologie.
Gli autori di questo rapporto raccomandano ai genitori di dare ai propri figli soprattutto mele biologiche e di sbucciarle se non lo sono
Gli autori di questo rapporto raccomandano ai genitori di dare ai propri figli soprattutto mele biologiche e di sbucciarle se non lo sono. Già dal 1996 infatti sono stati imposti 100 nanogrammi per chilo corporeo di pesticidi nei cibi di neonati e bambini fino ai 3 anni, ma si tratta di una soglia ampiamente superata dalla maggior parte delle mele analizzate nel lavoro di PAN.
Ci sono pfas anche nel sangue dei ministri europei
In Italia la patria delle mele è il Sud Tirolo. L’Alto Adige infatti produce quasi 100 mila tonnellate l’anno di questi frutti, simbolo di benessere e genuinità. Ma già molti anni associazioni locali e giornali denunciano l’utilizzo di diversi pesticidi, spruzzati in una sequenza di oltre 25 trattamenti in pochi mesi. Il report di PAN conferma questa allerta, ritrovando fino a 3 pesticidi in un solo campione italiano raccolto dall’associazione Isde, medici per l’ambiente. La raccolta è stata fatta direttamente dal cestino di due produttori locali, ad Eyrs in Val Venosta e a Rabland in provincia di Bolzano e le tipologie scelte sono Golden Delicious, Pinova, Jonagold, Gala, Sweetango.
Ad ottobre 2025 l’associazione Stop Pesticidi Alto Adige/Südtirol aveva già lanciato un allarme. Captano, Ditianon, Fluazinam e il più noto Glifosato, secondo i dati raccolti dagli attivisti, vengono sparsi fino a dieci volte l’anno sugli alberi da frutto
In quattro delle cinque mele sono stati trovati due specifici prodotti chimici considerati pericolosi dalla comunità scientifica europea, l’Acetaprimid e il Fludioxinil. Il primo è un insetticida tossico per le api, con risultati scientifici che indicano la tossicità per lo sviluppo cerebrale dei feti. Il secondo è un pesticida contenente pfas, interferente endocrino e inserito nell'elenco dei pesticidi più tossici dell’Unione Europea.
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Ad ottobre 2025 l’associazione Stop Pesticidi Alto Adige/Südtirol aveva già lanciato un allarme. Captano, Ditianon, Fluazinam e il più noto Glifosato, secondo i dati raccolti dagli attivisti, vengono sparsi fino a dieci volte l’anno sugli alberi da frutto. Per sensibilizzare maggiormente i politici locali e nazionali è stata pure lanciata una raccolta firme su change.org.
Il Fludioxinil è uno degli otto pesticidi ritrovati nelle mele analizzate dal rapporto. In quanto candidato alla sostituzione, avrebbe dovuto essere gradualmente eliminato in Europa dal 2011, considerando le numerose alternative disponibili. Dal 2024, l’autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) lo ha qualificato pericoloso per reni e fegato, anche per la presenza di pfas, utilizzati per rendere il prodotto finale resistente alla pioggia.
Secondo il regolamento europeo sui pesticidi, i pesticidi che si degradano in tali composti tossici andrebbero vietati, ma la Commissione europea e gli Stati membri non hanno ancora adottato misure per ritirarli dal mercato
Il fatto è che i pfas presenti nei pesticidi una volta immessi in ambiente si degradano in altri composti, come il Tfa, rilevato in grandi quantità in tutti i suoli e fiumi europei. Secondo il regolamento europeo sui pesticidi (n. 1107/2009), i pesticidi che si degradano in tali composti tossici andrebbero vietati, ma la Commissione europea e gli Stati membri non hanno ancora adottato misure per ritirarli dal mercato.
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Questa inazione politica si somma alla mancata attuazione del Regolamento europei sui livelli massimi di residui (Lmr) di pesticidi nell’UE, emanato nel 2005. Oltre 20 anni dopo, Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) non è riuscita a fornire una metodologia per valutarne l'impatto, “effetti cocktail”, siano ben descritti nella letteratura scientifica, di fatto bloccando l’attuazione della misura. E la Commissione europea sembra non essersene accorta. Una dimenticanza che PAN denuncia con forza in questo suo ultimo report.
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