Syensqo Solvay: nelle case degli alessandrini si respira cloroformio

Il liquido tossico utilizzato per produrre i pfas dalla multinazionale belga – che nel 2020 è stata condannata dalla Cassazione per disastro ambientale – è presente nelle abitazioni vicine allo stabilimento. Secondo Arpa negli ultimi anni i valori sono diminuiti e i cittadini non corrono alcun pericolo

Laura Fazzini

Laura FazziniGiornalista

19 febbraio 2026

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Le vie dell'inquinamento sono infinite. Chi abita in via Giuseppe Garibaldi, nella frazione di Spinetta Marengo, ad Alessandria, a poche decine di metri dallo stabilimento Syensqo Solvay, respira nel salotto di casa 6 microgrammi per metro cubo di cloroformio, un microgrammo di tetracloruro di metano, tetracloroetile e altri inquinanti provenienti dal polo chimico.

Il dato è contenuto nella recente relazione prodotta dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa) di Alessandria – già recapitata all’Asl e al sindaco della città piemontese – che fa seguito all’ordinanza emessa nel 2022 dalla stessa amministrazione comunale che vietava ai residenti l’uso delle cantine delle case ubicate vicino allo stabilimento, dove per l’appunto sono state ancora una volta riscontrate tracce rilevanti di cloroformio e altri inquinanti.

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Aria tossica

Per capire come stanno le cose occorre tornare al 2020, quando la Cassazione ha condannato Solvay per disastro ambientale da sostanze “storiche”. Nell’elenco figurava anche il cloroformio, che arriva da oltre confine a Spinetta Marengo in ferrocisterne ed è utilizzato a tonnellate per ottenere il tetrafluroetilene, il monomero necessario a produrre i pfas, fiore all’occhiello della multinazionale belga, ma anche inquinanti esterni dannosi per l’ambiente e la salute umana.

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Il direttore dell'Arpa di Alessandria dell’epoca, Alberto Maffiotti, aveva chiesto alla direzione regionale dell’Agenzia di poter cercare il cloroformio nell’acqua di falda sotto al sito produttivo, ma anche nell’aria respirata dagli operai e dai cittadini che abitano nelle vicinanze della zona industriale. Arpa di Alessandria aveva quindi ottenuto un finanziamento e proceduto con le misurazioni, che avevano confermato come il composto fosse presente nell’aria all'interno delle cantine delle abitazioni che si trovano nei pressi dello stabilimento Solvay.

Nel 2020 il direttore dell'Arpa di Alessandria dell’epoca, Alberto Maffiotti, aveva chiesto alla direzione regionale dell’Agenzia di poter cercare il cloroformio nell’acqua di falda sotto al sito produttivo, ma anche nell’aria respirata dagli operai e dai cittadini che abitano nelle vicinanze della zona industriale

Nel 2022 i dati erano stati inviati al Comune e il sindaco Giorgio Abonante, appena eletto, aveva emesso un’ordinanza che vietava ai residenti di via Garibaldi e delle vie limitrofe di recarsi nelle loro cantine. Nelle vesti di ufficiale di polizia giudiziaria (upg), Maffiotti aveva trasmesso la relazione alla procura di Alessandria, che proprio in quegli anni stava lavorando a un possibile, secondo procedimento per disastro ambientale causato dai pfas e, in particolare, dalla distillazione del tetrafluoroetilene, possibile grazie all’utilizzo del cloroformio.

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Le indagini avevano portato alla richiesta di rinvio a giudizio per due direttori dello stabilimento di Spinetta Marengo – Stefano Bigini e Andrea Diotto – accusati, tra le altre cose, di avere “con siffatte condotte ed omissioni colpose, perpetrato e aggravato la già sensibile alterazione (irreversibile o comunque tale da richiedere interventi onerosi ed eccezionali per il ripristino dell’equilibro dell’ecosistema) delle matrici ambientali (…) per l’aria, all’interno delle abitazioni collocate in corrispondenza delle maggiori concentrazioni in falda dei principali organici volatili a base di cloro e fluoro, i monitoraggi Arpa hanno rilevato la presenza di cloroformio, tetracloruro di carbonio, tetracloetilene, tricloroetilene”.

Tre campionamenti in cinque anni

A partire da quei primi dati aveva preso avvio un monitoraggiodi tutti gli inquinanti storici prodotti e utilizzati da Syensqo Solvay, ma anche dei più recenti, tra cui i composti perfluoroalchilici pfas. Nel 2021 Arpa aveva già riscontrato la presenza costante di queste sostanze nelle acque dei pozzi interni ed esterni nonché nell’aria, ma nel 2022, dopo il cambio al vertice dell’Agenzia, il monitoraggio era stato interrotto per poi riprendere tre anni dopo su richiesta dell’Osservatorio ambientale del comune di Alessandria, istituito nel 2024.

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Nel marzo 2025 cinque abitazioni ritenute possibili punti di raccolta degli inquinanti presenti in aria, sono state analizzate dai tecnici Arpa, che hanno installato nei salotti e nelle cantine degli strumenti di rilevazione. In particolare, un piccolo campionatore a forma triangolare verde (radiello), è stato appeso ai muri di scale e salotti per valutare l’esposizione umana e i fattori di diluizione tra i locali interrati e fuori terra, mentre un campionatore metallico a forma di secchio tondo (canister) è stato posizionato sopra tombini e fessure presenti nelle cantine, per rilevare un’ampia gamma di sostanze organiche, oltre ad alcuni specifici composti fluorurati. Il canister, tra le altre cose, ha individuato la presenza di cloroformio che evapora dall’acqua di falda sottostante le case di via Gabiladi, Sant’Audina e via Genova.

Nel marzo 2025 cinque abitazioni ritenute possibili punti di raccolta degli inquinanti presenti in aria, sono state analizzate dai tecnici Arpa, che hanno installato nei salotti e nelle cantine degli strumenti di rilevazione

I valori di cloroformio misurati a fine aprile 2025 risultano essere pari a 8 microgrammi per metro cubo nella cantina di via Garibaldi e di 3 microgrammi per metro cubo nel salotto di casa. Negli ambienti sono state trovate anche tracce di tetracloruro di carbonio e tetracloroetilene, nonché di un mix di composti organici volatili, presenti a centinaia di microgrammi per litro nei pozzi interni al sito chimico.

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A metà ottobre 2025 Arpa replica il monitoraggio nelle stesse abitazioni e in una cantina di via Garibaldi sono stati misurati 3 microgrammi per metro cubo di cloroformio, che in salotto salgono a 6 microgrammi. Il cloroformio è un liquido incolore, inodore e molto volatile, che non ama l’acqua e trasuda dal terreno. Per arrivare all’interno di un’abitazione, deve essere presente in alte quantità nell’acqua di falda che, nel caso di Spinetta Marengo, arriva da sud, ossia dal pozzo interno “102” dello stabilimento Solvay dove, secondo i dati dell'Arpa, a marzo 2025 risultavano esserci 200 microgrammi per litro, a fronte di una concentrazione di soglia di rischio imposta dall'Arpa di Alessandria alla multinazionale chimica di 65 microgrammi, vale a dire tre volte la concentrazione massima consentita.

Nessuna correlazione

Nelle conclusioni della relazione consegnata da Arpa al comune di Alessandria si legge, tra le altre cose, che le misurazioni del 2025, raffrontate con la serie storica 2020/2021, mostrano “per i valori in ambiente outdoor, una sensibile diminuzione delle concentrazioni di cloroformio, mentre per tetracloruro di carbonio e tetracloroetilene le concentrazioni risultano stabili nel tempo; per gli ambienti di vita indoor: una generale diminuzione delle concentrazioni riscontrate per cloroformio, tetracloruro di carbonio e tetracloroetilene”.

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E ancora, “le concentrazioni di inquinanti all’interno delle abitazioni denotano meccanismi complessi di accumulo negli ambienti di vita, talvolta riconducibili a fenomeni di migrazione che originano concentrazioni maggiori nei locali fuori terra rispetto a quelli interrati”. Non si fa nessun riferimento alla provenienza di queste sostanze, così come non viene data una motivazione sulla loro presenza nelle abitazioni di cinque famiglie che vivono a pochi metri dal polo chimico. Ma, soprattutto, Arpa utilizza i termini “stabili” e  “diminuzione” per inquinanti storici campionati solo tre volte in cinque anni.

Nell'ultima relazione dell'Arpa non si fa nessun riferimento alla provenienza di queste sostanze, così come non viene data una motivazione sulla loro presenza nelle abitazioni di cinque famiglie che vivono a pochi metri dal polo chimico

La relazione, firmata dalla direttrice dell’Arpa di Alessandria Marta Scrivanti, è sulla scrivania del sindaco Giorgio Abonante, del direttore dell’Asl Giuseppe Fracchia e dei componenti dell’Osservatorio ambientale del Comune. I dati purtroppo non sono stati ancora pubblicati: c’è solo un comunicato caricato sul sito online dell’Arpa secondo il quale le concentrazioni rilevate nelle campagne del 2025, raffrontate con i dati degli anni 2020 e 2021, mostrano negli ambienti di vita indoor una generale diminuzione delle concentrazioni di cloroformio, tetracloruro di carbonio e tetracloroetilene. Niente più.

La relazione sarà con tutta probabilità ripresa durante l’udienza preliminare in programma il prossimo 12 marzo, quando i due ex direttori di Solvay saranno chiamati in un’aula della sezione penale a rispondere di disastro ambientale, anche da cloroformio.

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