Filippo Ceravolo, ucciso il 25 ottobre 2012 a Pizzoni (Vibo Valentia), vittima innocente di un agguato a un uomo legato alla 'ndrangheta
Filippo Ceravolo, ucciso il 25 ottobre 2012 a Pizzoni (Vibo Valentia), vittima innocente di un agguato a un uomo legato alla 'ndrangheta

Presi i presunti killer di Filippo Ceravolo, 19enne vittima innocente della 'ndrangheta. Il padre: "Ora so i loro nomi"

I carabinieri di Vibo Valentia hanno arrestato i presunti responsabili dell'omicidio del giovane Filippo Ceravolo, ucciso il 25 ottobre 2012 nell'agguato contro il parente di un boss, nel corso della faida tra due famiglie della 'ndrangheta delle Preserre vibonesi

Andrea Giambartolomei

Andrea GiambartolomeiRedattore lavialibera

15 aprile 2026

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Non aveva neanche venti anni Filippo Ceravolo quando è stato ucciso. Era nato a Soriano Calabro, in provincia di Vibo Valentia, nel 1993 e la sera del 25 ottobre 2012 nella vicina Pizzoni ha trovato la morte per un caso sfortunato: la sua auto era rimasta in panne e aveva chiesto un passaggio a un ragazzo più grande di lui, che però era legato a un boss coinvolto in una faida di ‘ndrangheta. Era lui l’obiettivo dell’agguato, non quel ragazzo di 19 anni estraneo ai contesti criminali. Colpito dai proiettili sparati da un fucile, Filippo Ceravolo morirà alcune ore dopo in ospedale. All’alba di oggi, 15 aprile 2026, i carabinieri del comando provinciale di Vibo Valentia hanno arrestato i presunti mandanti e autori dell’omicidio del 19enne. “Mi è arrivata la comunicazione dei carabinieri – ha dichiarato Martino Ceravolo, padre della vittima innocente –. Finalmente ho i nomi e i cognomi degli assassini di mio figlio. Filippo Ceravolo ha ricevuto giustizia e ora mi auguro di sentire nelle aule di tribunale il ‘fine pena mai’, perché mio figlio non torna”.

Gli arresti sono avvenuti nell’ambito di un’operazione dei carabinieri di Vibo Valentia, che hanno eseguito le misure cautelari stabilite dal Tribunale di Catanzaro nei confronti di 15 persone, di cui cinque già detenute, indagate a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso e detenzione di armi.

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La faida di ‘ndrangheta delle Preserre vibonesi

Roma, 18 febbraio 2020. I familiari delle vittime durante una manifestazione davanti a Montecitorio. In prima fila in centro, Martino Ceravolo con la foto del figlio Filippo. Alla sua sinistra, Federica, figlia di Maria Chindamo
Roma, 18 febbraio 2020. I familiari delle vittime durante una manifestazione davanti a Montecitorio. In prima fila in centro, Martino Ceravolo con la foto del figlio Filippo. Alla sua sinistra, Federica, figlia di Maria Chindamo

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha acceso nuovi fari sulla faida tra la ‘ndrina Loielo e la ‘ndrina Emanuele, due famiglie che rientrano nella locale (una struttura territoriale composta da più famiglie mafiose, ndr) di ‘ndrangheta dell’Ariola. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la prima voleva riprendere il controllo dell’area delle Preserre vibonesi su cui aveva esteso il suo dominio la seconda dopo il duplice omicidio dei Giuseppe e Vincenzo Loielo, esponenti dell’omonima cosca, nel 2002. “Il gruppo avverso dei Loielo ha tentato di riacquisire il controllo del territorio scatenando una cruenta guerra”, ha spiegato durante la conferenza stampa il procuratore capo, Salvatore Curcio.

In questo quadro si inserisce l’omicidio di Ceravolo, rimasto vittima di un agguato il cui obiettivo principale era Domenico Tassone, allora 27enne, legato al boss Bruno Emanuele “che invece sulle spalle aveva una condanna all’ergastolo ed era stato protagonista, insieme a tutta la sua famiglia, della cosiddetta faida dei boschi, una guerra senza esclusione di colpi con la ‘ndrina dei Loielo per il controllo delle Preserre vibonesi, tra i comuni di Soriano, Ariola e Gerocarne”, si legge su Vivi, progetto di Libera dedicato alle vittime innocenti delle mafie. Poche settimane prima dell’omicidio di Ceravolo, era avvenuto un altro omicidio, quello di Antonino Zupo, affiliato alla ‘ndrina Emanuele.

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Le rivelazioni del pentito Loielo sull'omicidio Ceravolo

"Oggi possiamo dire anche con una certa soddisfazione di aver quantomeno contribuito restituire dignità al dolore di due genitori"Salvatore Curcio - Procuratore capo di Catanzaro

Se una prima inchiesta sull'omicidio si è conclusa con l'archiviazione, negli ultimissimi tempi erano arrivati segnali di una svolta. L'8 aprile Tassone è stato arrestato nella recente operazione Jerakarni condotta dalla Polizia di Stato nell'ambito di un'inchiesta sulla 'ndrina Emanuele. Agli atti di quel procedimento c'erano le dichiarazioni di un pentito, Walter Loielo, che aprivano nuovi scenari: nel 2020 il collaboratore ha riferito quanto appreso dal fratello Cristian, cioè che a sparare a Ceravolo erano state due persone che “non sanno neanche sparare, perché in quell’occasione dovevano colpire Domenico Tassone e invece per errore colpirono chi con loro non c'entrava niente”, riportano l’emittente LaC, il Tgr Calabria edella Rai e il Corriere di Calabria. Aveva fatto dei nomi, proprio quelli di alcune persone arrestate oggi per l'omicidio del 19enne: Nicola Ciconte e Bruno Lazzaro sono ritenuti i basisti, mentre Giovanni Alessandro Nesci, detto Alex, sarebbe uno dei killer.

Filippo, vittima innocente da ricordare

"Il nostro abbraccio più grande va a papà Martino Ceravolo, alla mamma Anna e alle sorelle di Filippo. In questi anni Libera ha camminato al loro fianco, testimone di un dolore che non si è mai trasformato in rabbia distruttiva, ma in una sete instancabile di verità, in voglia di cambiamento. In senso di responsabilità"Coordinamento provinciale di Libera a Vibo Valentia

Nel 2014 il ministero dell’Interno ha riconosciuto Filippo Ceravolo vittima di mafia. Dopo l'inchiesta, archiviata nel 2016, nel 2020 la famiglia ha ricevuto una lettera anonima che sembra promettere rivelazioni importanti e dare nuovamente vigore alla speranza. Ora la svolta. “Oggi il cielo è plumbeo ma è una gran bella giornata – ha detto il procuratore Curcio –. Riteniamo di aver fatto un gran passo in avanti, specie con riferimento all’omicidio di una vittima innocente”, Ceravolo, appunto, “assolutamente avulso da qualunque contesto di ‘ndrangheta”.

Il procuratore ha ricordato che “vale per tutti la presunzione di innocenza, ma oggi possiamo dire anche con una certa soddisfazione di aver quantomeno contribuito restituire dignità al dolore di due genitori. Io penso che il dolore di una persona che sopravvive a un figlio sia una delle disgrazie peggiori che possano capitare a un essere umano, e perdere un figlio in questa circostanza è ancora più doloroso, specie se per tredici anni si è aspettato di avere una risposta certa quantomeno sulle ragioni che hanno portato alla perdita del proprio congiunto”.

“Per dodici lunghi anni, il nome di Filippo è stato per noi un monito e un impegno quotidiano – commenta il coordinamento provinciale di Vibo Valentia di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie –. Il nostro abbraccio più grande va a papà Martino Ceravolo, alla mamma Anna e alle sorelle di Filippo. In questi anni Libera ha camminato al loro fianco, testimone di un dolore che non si è mai trasformato in rabbia distruttiva, ma in una sete instancabile di verità, in voglia di cambiamento. In senso di responsabilità. La tenacia della famiglia Ceravolo è l'esempio di come l'amore per un figlio possa diventare un faro di legalità per un intero territorio”. Da Libera, un ringraziamento alla magistratura e alle forze dell’ordine per il lavoro “silenzioso e costante, che non si è arreso davanti al passare degli anni e al muro di omertà, dimostra che lo Stato non dimentica i suoi figli migliori. Questa operazione restituisce fiducia ai cittadini e conferma che la lotta alle mafie richiede pazienza, competenza e una memoria che non si stanca mai di cercare riscontri”.

Il nome di Filippo Ceravolo è tra quelli ricordati ogni 21 marzo, giornata di memoria e impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. A lui è intitolato il presidio di Libera a Savona. A Soriano Calabro, nel 2015 è stato installato un monumento per ricordarlo, un monumento vandalizzato nel 2018. “Continueremo a trasformare la memoria di Filippo in impegno concreto, nelle scuole e nelle piazze, affinché il sacrificio di un giovane innocente continui a generare frutti di libertà e consapevolezza contro la prepotenza della criminalità organizzata”, conclude il coordinamento provinciale di Libera.

Se, come ricorda Luigi Ciotti, quasi l'80 per cento dei familiari delle vittime innocenti delle mafie non conosce la verità, le indagini sull'omicidio di Filippo Ceravolo, così come il processo che a febbraio 2026 ha portato alla condanna in primo grado per il sequestro e l'omicidio di Cristina Mazzotti nel 1975, dimostrano che "la verità non va in prescrizione mai".

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