Il movimento Bds per il boicottaggio contro Israele è nato nel 2005 e si è espanso in tutto il mondo, riscuotendo un enorme successo dopo il 2023
Il movimento Bds per il boicottaggio contro Israele è nato nel 2005 e si è espanso in tutto il mondo, riscuotendo un enorme successo dopo il 2023

Boicottare Israele per fermare il genocidio, Bds: "Ottenuti grandi risultati"

Le istituzioni israeliane hanno riconosciuto le conseguenze del boicottaggio sulla propria immagine e sulle relazioni internazionali. Bds: "Per fermare le azioni di Israele bisogna arrivare alle sanzioni, ma il processo è lungo"

Luca Marino

Luca MarinoGiornalista praticante

25 maggio 2026

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Dove la politica non agisce, le persone comuni e il consumo critico possono fare la differenza. “Come ha ricordato Francesca Albanese, abbiamo un potere nelle nostre mani. L’esperienza del passato con il Sudafrica ci ha insegnato che il boicottaggio funziona: ovunque sia stato usato ha funzionato”. Questo è il messaggio con cui il movimento Bds (Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) chiama all’azione la popolazione mondiale in difesa dei diritti dei palestinesi. Sentita da lavialibera, Leila (nome di fantasia), responsabile della comunicazione di Bds Italia, ha raccontato - volendo rimanere anonima - l’andamento della campagna di boicottaggio contro Israele, il successo che sta riscuotendo e gli obiettivi che intende raggiungere. In origine lo scopo era porre fine all’occupazione israeliana in Palestina, riconoscere pari diritti alla comunità degli arabo-israeliani e il diritto al ritorno per tutte e tutti gli esuli palestinesi, dal 1948 a oggi, e dal 2023 si è aggiunto l’obiettivo primario di far cessare il genocidio in corso nella Striscia di Gaza.

L’origine del movimento Bds risale al 2005, ben prima del 7 ottobre 2023 (giorno degli attacchi di Hamas contro la popolazione israeliana), all’indomani della costruzione del muro di separazione tra Cisgiordania e Israele e dopo quasi mezzo secolo di “soprusi e colonialismo d’insediamento”, per usare le parole dello storico israeliano Ilan Pappé. Bds nasce proprio in Palestina, fondato da Omar Barghouti e altri palestinesi come strumento di lotta legale e pacifica, finalizzata a lanciare un appello al mondo intero affinché si faccia pressione su Israele con una spinta dal basso. “Dal 2023 a oggi boicottare è diventato più mainstream - spiega Leila -. Per le persone si tratta di uno strumento di resistenza per fare qualcosa di concreto contro quello che sta succedendo a Gaza”.

"Bds è una minaccia all'esistenza stessa di Israele"Ben-Dror Yemini - giornalista israeliano

Il danno d’immagine

“Quello che stiamo cercando di fare è isolare Israele dal punto di vista accademico, culturale e poi economico - riassume Leila - ma solo nel momento in cui si riuscirà ad arrivare alla ‘s’ di Bds (sanzioni, ndr) si potrà pensare di costringere Israele a cambiare modo d'agire, perché fino a quando ci sarà qualcuno che lo sostiene dall’esterno, continuerà il suo genocidio”. Il boicottaggio contro Israele è in atto da due decenni e da tre anni è uscito dalla sua nicchia, diventando un movimento popolare, riuscendo a ottenere una lunga serie di successi. Ma comunque resta difficile misurarne gli effetti. “È uno strumento lento: bisogna entrare nell’ottica di piccole maratone per arrivare agli obiettivi più concreti. Il principale risultato raccolto fino ad oggi, e quello che Israele teme di più, è il danno d’immagine, altrimenti non farebbe tutti questi sforzi per essere all’Eurovision, nell’Eurolega, per ripulirsi la faccia e apparire 'occidentale'. Veder danneggiata la propria reputazione è grave perché sanno benissimo che la battaglia si gioca molto sull’immagine che riesce a costruire di sé. Israele ora è in allarme”.

Chi guadagna sul genocidio palestinese?

In diverse occasioni istituzioni e figure di spicco della società israeliana si erano espresse con preoccupazione nei confronti del boicottaggio. Si ricordi per esempio che nel 2015, il primo ministro attuale e di allora, Benjamin Netanyahu, era arrivato a definire Bds “una minaccia strategica”. Lo stesso anno il giornalista Ben-Dror Yemini in un editoriale sul quotidiano Yediot Aharonot scrisse: “Bds è una minaccia all’esistenza stessa di Israele”. 

Ma vediamo alcuni dei principali successi ottenuti dalla campagna di boicottaggio.

L’embargo militare

Forse il risultato più impattante e simbolico contro il genocidio a Gaza è stata l’opposizione dei portuali all’invio di armi a Israele. Nel 2025 Bds e alcune inchieste giornalistiche (tra cui de il manifesto e di Altreconomia) hanno svelato che nei due anni precedenti dai porti italiani sono continuate a transitare armi destinate all’esercito israeliano, senza che fosse stata rilasciata l’autorizzazione dell’Uama, l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento, controllata dal ministero degli Esteri. La Legge 185/90 prevede il divieto il commercio e il transito di armi verso paesi in guerra o che non rispettano i diritti umani e il rilascio di un’autorizzazione dall’Uama. Autorizzazioni che, infatti, dopo il 7 ottobre 2023 formalmente non sono più state concesse, dando seguito solo ai contratti in essere: fatto sta che secondo i dati dell’Istat nel 2024 ci sono state esportazioni verso Israele di “armi, munizioni e loro parti e accessori” per un valore di 5,8 milioni di euro. Da questa scoperta è partita la protesta di diversi porti, tra i quali quelli di Genova, Livorno, Salerno, Ravenna, Gioia Tauro, che si sono appellati al rispetto della Legge 185/90 e si sono opposti all’invio di armi a Israele. Particolarmente coinvolte in questo traffico erano le compagnie Zim, Msc e Maersk

Chi vende armi a Israele?

Contro Carrefour

Come effetto del boicottaggio che l’ha colpita, nel 2025 la catena di supermercati Carrefour ha annunciato la cessione di tutte le filiali italiane a NewPrincess Group e in precedenza aveva già subito pesanti perdite in Asia occidentale, in particolare in Oman e in Giordania. Carrefour è accusata di intrattenere partnership con aziende israeliane come Electra ConsumerProducts e Yenot Bitan, in più ha una filiale aperta a Modi’in-Maccabim-Re’ut, considerata una colonia illegale da Bds. A maggio 2023 l’azienda aveva stretto collaborazioni con sei start-up israeliane che operano nei settori dell’intelligenza artificiale e della cybersecurity ed è anche accusata di sostenere l’esercito israeliano fornendo gratuitamente razioni alimentari e di vendere prodotti provenienti dai territori occupati.

Boicottare l’agricoltura israeliana

L’esportazione di prodotti agricoli ha subito un netto calo (secondo alcune stime attorno al 70-80 per cento) fin dai primi mesi dopo l’inizio del genocidio a Gaza. “In Scandinavia dopo la guerra non abbiamo esportato un singolo container”, ha detto a inizio 2026 Daniel Klusky, segretario generale dell’Organizzazione israeliana dei coltivatori di agrumi, tanto che la frutta in certi casi è stata lasciata a marcire sugli alberi. L’agricoltura israeliana è soggetta al boicottaggio perché, secondo Bds, gran parte di essa si basa sullo sfruttamento delle terre, dell’acqua e delle risorse naturali palestinesi, sottratte alla popolazione dai coloni israeliani.

Il passo indietro di Iren

L’accordo in vigore tra Iren e la società idrica israeliana Mekorot è scaduto a gennaio 2024 e da quel momento non è più stato rinnovato. Si trattava di un memorandum d’intesa attivo da inizio 2023 per lo scambio di competenze e di soluzioni tecnologiche, che nei mesi precedenti al mancato rinnovo aveva ricevuto forti contestazioni da parte di Bds e dallo stesso personale di Iren. Mekorot è tra le aziende bersaglio di boicottaggio perché accusata di sottrarre acqua illegalmente dalle falde palestinesi, provocando il prosciugamento delle risorse idriche e fornire l’acqua alle colonie illegali israeliane. Già nel 2022 l’Ong palestinese Al Haq aveva lanciato un’accusa pubblica contro la compagnia per “violazione dei diritti umani dei palestinesi”.

La pressione su Puma

Puma, marchio di abbigliamento sportivo tedesco, ha deciso di non rinnovare il contratto in corso con le nazionali di basket e calcio israeliane. “Questa campagna è nata in Italia prima del 2023 e si è poi espansa in tutto il mondo”, spiega Leila. Dopo Puma, anche Errea ha rinunciato al proposito di sponsorizzare le nazionali a seguito di forti pressioni. Il boicottaggio sportivo - si legge sul sito di Bds - è dovuto all’inclusione di diversi militari dell’Idf nelle squadre israeliane e alla partecipazione di club fondati sulle colonie nella lega calcistica. Oltre ciò dall’inizio del genocidio sono state uccise centinaia di atleti e atlete palestinesi ed è stata distrutta la maggior parte degli impianti sportivi nella Striscia di Gaza.

La mobilitazione delle università

Si stima che più di cinquanta poli accademici in tutto il mondo abbiano interrotto i rapporti con gli atenei israeliani, con i quali erano in corso accordi di collaborazione e ricerca. In Europa il boicottaggio si è concretizzato in diversi modi. Interrompendo la condivisione di laboratori, infrastrutture di ricerca e banche dati; sospendendo o non rinnovando accordi bilaterali per lo scambio di studenti e docenti, l’organizzazione di laboratori congiunti, co-tutele di dottorato e la partecipazione a bandi comuni; escludendo gli atenei israeliani da progetti di ricerca come Horizon Europe, dove i partner associati ricevono fondi dall’Unione. Spiega Bds: “Prima del 2023 Israele era il paese non-europeo a prendere più soldi dal progetto Horizon”. Tra le università italiane che hanno interrotto i rapporti con quelle israeliane ci sono Torino, Statale di Milano, Firenze, Palermo, Cagliari, Ca’ Foscari, Sapienza di Roma e Roma Tre. Le università israeliane sono accusate di complicità nel genocidio per via della collaborazione a stretto contatto con l’esercito in ricerca militare applicata, corsi dedicati a ufficiali e collaborazioni con aziende della difesa.

Genocidio a Gaza, il dovere di dire basta

Il ciclismo come vetrina

La squadra Israel-premier tech, creata per promuovere Israele nel mondo, a inizio 2026 ha cambiato il nome in Nsn cycling team. L’annuncio è arrivato ad autunno del 2025 ed è stata specificata l’intenzione di togliere ogni riferimento a Israele per “allontanarsi dall’identità israeliana attuale”. Sylvan Adams, imprenditore israeliano-canadese e principale finanziatore della squadra, ha specificato che continuerà comunque a sovvenzionare la squadra, della quale fanno ancora parte alcuni atleti israeliani. La Israel-premier tech era stata bersaglio di un’intensa campagna di protesta organizzata da Bds durante la Vuelta di Spagna, il Giro d’Italia e il Tour de France del 2025.

Dove Israele pensa di trasferire i palestinesi di Gaza

Contro McDonald’s e il fast food

McDonald’s nel 2024 e nel 2025 ha registrato il primo calo delle vendite in quattro anni, soprattutto a causa del boicottaggio subito in Asia occidentale e in altri paesi a maggioranza musulmana. La campagna contro la catena di fast food statunitense ha origine dopo che la sua sede israeliana aveva annunciato di aver donato migliaia di pasti gratuiti a soldati e soldate dell’Idf. In seguito alle proteste la casa madre nel 2024 aveva annunciato il riacquisto della filiale israeliana per cambiare la narrativa e dissociarsi dal gesto. Oltre a McDonald’s, anche le catene Starbucks, Pizza Hut e Kfc - ritenute vicine a Israele - hanno subito danni economici derivanti dal boicottaggio.

Contro Teva

Teva, azienda farmaceutica israeliana, è stata boicottata a partire dall’Italia nel 2024 e poi a catena nel resto del mondo. Molte amministrazioni comunali italiane hanno approvato ordinanze per interrompere la vendita di medicinali generici a marchio Teva nelle farmacie comunali, dove era possibile trovare un’alternativa, interrompendo di fatto i rapporti economici con l’azienda. Bds accusa Teva di imporre alle compagnie farmaceutiche palestinesi “severe limitazioni nella produzione e nella vendita”, oltre a sostenere attivamente l’esercito israeliano con “donazioni e partecipando a programmi di sostegno psicologico per i soldati”.

La pressione su Coop 

Non si è trattato di una campagna di boicottaggio, ma di un moto di pressione di soci e associazioni verso la rete di supermercati Coop per far rispettare il codice etico di Coop Alleanza 3.0. La cooperativa fino a un anno fa commerciava prodotti israeliani nei propri punti vendita, ma diverse raccolte firme e la partecipazione alle assemblee da parte dei soci hanno portato a un cambio di rotta a metà 2025. Il codice etico impone infatti lo stop alla vendita di beni derivanti da paesi che violano i diritti umani

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