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9 giugno 2026
I centri di permanenza per il rimpatrio (cpr) sono “opere destinate alla difesa e alla sicurezza nazionale”, al pari di basi militari, depositi di armi e poligoni di addestramento. Con questa motivazione il ministero dell’Interno, il commissariato del governo (equivalente della prefettura) e la provincia autonoma di Trento hanno negato alle associazioni Cittadinanzattiva e Assemblea antirazzista Trento l’accesso ai documenti relativi alla progettazione e alla realizzazione del nuovo centro previsto nel capoluogo trentino.
Le condizioni dei cpr sono pessime. Lo dicono anche le carte del ministero
L'equiparazione dei cpr e dei centri d'accoglienza alle strutture militari risale al decreto Cutro del 2023, ma è la prima volta che viene invocata per negare l'accesso agli atti
A stabilire questo principio è stato il cosiddetto “decreto Cutro” del settembre 2023, che ha modificato il Codice dell’ordinamento militare aggiungendo la parola “sicurezza” alla categoria “opere destinate alla difesa” e vi ha inserito non solo i cpr, ma tutte le strutture governative di ricezione dei migranti: i cosiddetti “hotspot” per l’identificazione e il primo soccorso nei luoghi di sbarco, i centri di prima accoglienza (cpa) e quelli di accoglienza straordinaria (cas). “È la prima volta che questa norma viene invocata per negare l’accesso agli atti – spiega a lavialibera l’avvocato Salvatore Fachile, che ha supportato le due associazioni nel formulare la richiesta, inoltrata il 23 aprile scorso, e ora le assisterà nell’istanza di riesame –. Si tratta di una dichiarazione politica del governo, che va oltre la lettera della legge”.
Cosa comporta l’equiparazione alle strutture militari è scritto nero su bianco nel testo: la progettazione e realizzazione dei centri è affidata al ministero della Difesa, che può avvalersi delle forze armate e del genio militare e ricorrere a procedure straordinarie e accelerate, per esempio l’affidamento diretto dei lavori a un’azienda senza passare per una gara d’appalto aperta a tutti gli operatori interessati. Non solo: le “opere destinate alla difesa militare” e le strutture equiparate sono “assoggettate a uno speciale regime derogatorio assoluto in materia urbanistica ed edilizia” e dunque “non sono soggette all’accertamento di conformità alle previsioni urbanistiche, né al rilascio di titolo abilitativo”. Possono anche essere esentate dalla valutazione dell’impatto ambientale, che “potrebbe dare origine alla divulgazione di importanti informazioni riservate suscettibili di compromettere gli scopi di difesa”.
Le deroghe permettono di affidare i lavori senza una gara pubblica, di bypassare i vincoli urbanistici e la valutazione d'impatto ambientale
A queste disposizioni, riportate anche nei documenti per la progettazione del nuovo cpr che il governo intende costruire a Castel Volturno (Caserta), si aggiungono quelle contenute nell’ultimo “decreto sicurezza”, approvato lo scorso 24 febbraio: l’articolo 30 estende fino al 31 dicembre 2028 la possibilità di derogare “a ogni disposizione di legge diversa da quella penale”, fatto salvo il codice antimafia e i “vincoli inderogabili” europei, per “la localizzazione, la costruzione, l’acquisizione, il completamento, l’adeguamento e la ristrutturazione delle strutture e infrastrutture destinate all’assistenza, all’accoglienza e al trattenimento dei cittadini stranieri”, compresi i cpr. “La norma apre la porta a una valanga di deroghe, ma non ne definisce la misura e l’applicazione concreta – continua Fachile –. Quella la determina il governo, e lo sta facendo con grande spudoratezza”.
Segretezza e procedure d’urgenza sono quindi gli strumenti con cui il governo tenta di blindare il piano per la realizzazione di nuovi centri di permanenza per il rimpatrio, da aggiungere ai dieci già attivi sul territorio nazionale e a quello “offshore” di Gjadër, in Albania. Lo scorso 27 maggio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato alla Camera che sono state avviate le procedure per la realizzazione di sei nuove strutture di questo tipo. Di quella previsto a Castel Volturno è già stato pubblicato il bando, da 43 milioni, ma il progetto vede la ferma opposizione della Regione Campania, oltre che della Chiesa e delle realtà della società civile, tra cui Libera. C’è poi quella di Trento, per la quale la Provincia, favorevole, ha acquistato a fine maggio il terreno. Il Viminale ha inoltre individuato nel comune di Aulla (Massa-Carrara) l’area per la realizzazione del cpr toscano, nonostante la contrarietà della giunta regionale. Completano il progetto altri tre centri previsti rispettivamente in Calabria, Emilia-Romagna e nella provincia di Bolzano.
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"Il governo sembra immaginare un’onda di segretezza che si muove parallelamente all’onda di confinamento, trattenimento e detenzione diffusa dei migranti"Salvatore Fachile - avvocato
Sullo sfondo, l’imminente entrata in vigore del Patto europeo su migrazione e asilo, prevista per il prossimo 12 giugno, che amplierà notevolmente le possibilità di trattenimento dei cittadini stranieri, non solo quelli per cui è stata decisa l’espulsione, ma anche i richiedenti asilo. “Il governo sembra immaginare un’onda di segretezza che si muove parallelamente all’onda di confinamento, trattenimento e detenzione diffusa – conclude Fachile –. Cavalca l’idea di un mondo parallelo in cui il migrante viene trattenuto con modalità segrete e senza le garanzie tipiche dei sistemi democratici. Ogni tassello va in quella direzione, compreso il patto europeo”.
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