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30 giugno 2026
Manca più di mezz'ora alle 8.30, orario di apertura dello sportello del Commissariato di polizia "Barriera di Milano" al 116 di via Botticelli, nella periferia nord di Torino, e sul marciapiede si snoda già una lunga coda: 230 persone, tra cui diverse donne con bambini piccoli, che aspettano, anzi sperano tutte di poter ritirare il proprio permesso di soggiorno. Il caldo è ancora clemente, complice il temporale della sera precedente, ma in molti sono attrezzati con bottiglie d'acqua, ombrelli e ventagli: sanno che dovranno aspettare ore sotto il sole e il meteo prevede temperature intorno ai 35 gradi.
Un gazebo della protezione civile, posto all'ingresso degli uffici, dà riparo solo a qualche decina di persone, tra quelle arrivate prima. "Sono qui da mezzanotte, non ho dormito niente – racconta a lavialibera Moussa, originario del Gambia –. Alcuni miei amici sono arrivati addirittura alle dieci di ieri sera, prendendosi la pioggia".
Per Moussa, come per la maggior parte delle altre persone in coda, non è la prima volta: "Ero qui anche ieri, ma all'una e mezza hanno chiuso tutto e ci hanno mandati a casa", spiega. Quello delle lunghe attese fuori dagli uffici immigrazione a Torino (e non solo) è un problema annoso: lo scorso agosto, il tribunale del capoluogo piemontese ha condannato la questura della città e il ministero dell'Interno per una "prassi che impone condizioni mortificanti e con effetti discriminatori" ai cittadini stranieri costretti a ore, se non giorni di coda per presentare la propria richiesta di protezione internazionale. Allora, la questura aveva deciso di spostare lo sportello per il ritiro dei permessi di soggiorno dall'ufficio di corso Verona, dove si erano registrati veri e propri accampamenti di persone in attesa per più giorni, a quello di via Botticelli. Il problema, però, è tutt'altro che risolto.

La maggior parte delle persone in coda non ha un appuntamento per oggi: alcuni, ci raccontano, non hanno mai ricevuto il messaggio di convocazione nonostante il permesso di soggiorno risulti pronto per il ritiro, altri non sono riusciti a presentarsi il giorno fissato per motivi di lavoro e il portale online, che descrivono di difficile consultazione e spesso malfunzionante, non permette di cambiare data.
"Non ho potuto presentarmi all'appuntamento perché avevo un esame. Anche adesso dovrei essere a studiare, invece devo aspettare ore a 40 gradi. È disumano"
Nei primi metri della coda, tre giovani discutono seduti su sedie da campeggio: "Siamo arrivati alle tre di notte", dicono. Vengono dalla Turchia e studiano al Politecnico di Torino. "Ho dovuto chiedere al professore un permesso speciale perché so che ci metterò una vita", racconta uno. "Io non ho potuto presentarmi all'appuntamento che mi avevano fissato perché avevo un esame – racconta il compagno –. Anche adesso dovrei essere a studiare, invece devo aspettare ore a 40 gradi. È disumano. Niente acqua, niente bagni: sono dovuto andare al distributore".

Alle otto e trenta, gli agenti iniziano a chiamare chi ha il messaggio di convocazione per oggi e danno ad ognuno un biglietto numerato. "Poi passeremo a chi non ha il messaggio, in ordine di fila", dicono ad alta voce. Non mancano i momenti di tensione, quando qualcuno tenta di farsi avanti a scapito di chi è arrivato prima. Intanto il caldo inizia a farsi pesante e il marciapiede è completamente esposto al sole. Ci si fa ombra come si può, chi con l'ombrello, chi coprendosi la testa con il proprio fascicolo di documenti.
Un manuale per riconoscere i migranti climatici
"Settimana scorsa sono stata male", dice Alice, giovane camerunense, al terzo tentativo nel giro di pochi giorni. "Ho mandato tutti i documenti, mi dicono che il permesso è pronto, ma non riesco ad avere l'appuntamento per ritirarlo. Per chi lavora è un grosso problema: ci sono capi che non accettano che ci si assenti per più giorni, anche se è per venire qui". Anche un'altra donna è stata qui altre due volte nei giorni scorsi: "Ho il permesso di soggiorno cartaceo, ma il mio datore di lavoro lo vuole elettronico. Sono in regola, ma non abbastanza", ironizza.
"Settimana scorsa sono stata male per il caldo. Per chi lavora è un grosso problema: ci sono capi che non accettano che ci si assenti per più giorni"
"Anch'io ho dovuto prendere giorni di lavoro, ma se uno deve stare via diversi giorni rischia di essere licenziato", dice Friday, che è in fila dalle quattro. "C'è gente che arriva anche da fuori Torino, perché questo è l'unico sportello della provincia. Devono aprire più uffici e mandare ognuno in quello più vicino. Siamo esseri umani, non animali, non schiavi, e non c'è nessuno che parla per noi e chiede di cambiare questo sistema".

Intanto, la questura di Torino fa sapere a lavialibera di non avere aggiornamenti rispetto al progetto di spostare tutti gli sportelli dell'ufficio immigrazione nel complesso del Santo Volto, vicino al Parco Dora, messo a disposizione dalla diocesi. Inizialmente, l'apertura era prevista per lo scorso autunno, rimandata poi "entro la metà del 2026". Cgil Torino ha organizzato per lunedì 6 luglio un presidio fuori dal commissariato di via Botticelli "per stare vicino a donne e uomini migranti e protestare contro una situazione mai risolta che espone queste persone al rischio di entrare nel vortice dell’illegalità e dello sfruttamento".
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