
Lo smartphone ci isola e ruba la capacità di stare soli



1 agosto 2026
Con la vittoria di Péter Magyar, per l’Ungheria si è chiuso un capitolo difficile e se ne è aperto uno incerto. Durante la sua campagna elettorale, il primo ministro ha promesso un ritorno allo Stato di diritto, ma su molte questioni è rimasto silente. Per esempio, sui diritti della comunità LGBTQI+, che sotto Orbán ha subìto pesanti discriminazioni.
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Emese Alter, attivista di Háttér Society, la più autorevole e longeva organizzazione impegnata sul tema, sa quanto è stato complesso. A fronte di un accesso già difficile al processo di transizione medicalizzata, in passato il governo ha colpito le persone transgender vietando nel 2020 la modifica formale del nome e del genere sui documenti. Nel 2021 ha poi impedito alle associazioni di tenere incontri sul tema LGBTQI+ nelle scuole, spingendo anche i docenti all’auto-censura. E ancora, ha promosso campagne contro la comunità (compresa Háttér Society) per strada, in tv e sui social.
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