Foto di Warren/Unsplash
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Lo smartphone ci isola e ruba la capacità di stare soli

Nel mondo dell'iperconnessione digitale, genitori e adolescenti si rifugiano in un isolamento silenzioso. Ma la pedagogia insegna che esiste una solitudine feconda da cui dover ripartire

Redazione lavialibera

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24 agosto 2026

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Viviamo nell'era della e-generation, un'epoca in cui i dispositivi digitali permeano ogni istante della vita dei nostri figli. Smartphone, social network e console non sono più semplici strumenti, ma veri e propri ambienti quotidiani che ridefiniscono il modo di comunicare, l'autostima e lo sviluppo dell'identità dei più giovani. Eppure, dietro la promessa di una connessione perenne e globale, si nasconde un paradosso sempre più evidente: una profonda ed estesa crisi relazionale che si traduce in una vera e propria epidemia sociale di isolamento.

Contro lo smartphone, punto

Per comprendere cosa stia accadendo, la pedagogia digitale ci invita a fare una distinzione fondamentale, oggi più che mai necessaria: quella tra "essere soli" e "sentirsi soli".

Il miraggio dei social e la solitudine non proficua

Il "sentirsi soli" è una condizione interiore, uno stato d'animo che prescinde da quante persone si abbiano intorno o da quanti follower si accumulino su uno schermo. Le piattaforme commerciali e i social network — spesso progettati per monetizzare la nostra attenzione ed estrarre valore economico dalle relazioni — sfruttano i bisogni umani più elementari, finendo per esasperarli. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l'uso acritico e compulsivo della rete non cura l'isolamento, ma spesso lascia i ragazzi più alienati, spaventati e soli di prima.

L'uso acritico e compulsivo della rete non cura l'isolamento, ma spesso lascia i ragazzi più alienati, spaventati e soli di prima

Quando lo scambio vivo e reale con l'altro viene sostituito da dinamiche di autopromozione e profili virtuali, l'identità si ripiega su se stessa. Ci si ritrova dentro un'autoreferenzialità illusoria, priva di un confronto autentico o di un giudizio costruttivo. È la nascita di un Sé ideale ma distorto, intrappolato in una solitudine non proficua.

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Il conflitto muto tra genitori e figli

Questa frattura si manfesta in modo dirompente all'interno delle mura domestiche, alterando profondamente i legami tra generazioni. Se un tempo la protesta adolescenziale era "agita" attraverso parole di aperto conflitto e ribellione visibile, oggi assistiamo a uno scontro muto. Di fronte alle incomprensioni o alla tendenza degli adulti a sminuire i problemi dei più giovani, il dialogo si interrompe.

Oggi, di fronte alle incomprensioni o alla tendenza degli adulti a sminuire i problemi dei più giovani il dialogo si interrompe

Adulti e ragazzi finiscono per rintanarsi ognuno nel proprio isolamento, cercando di evitare un conflitto che sarebbe invece evolutivamente necessario per la crescita. Le ferite si curano in silenzio, con il pollice che scorre sul display dello smartphone. I dispositivi diventano così "armi di distrazione di massa" usate per riempire l'ansia e il vuoto, anestetizzando ogni momento di noia o di riflessione.

Riscoprire la solitudine come risorsa

Eppure, la pedagogia — da Maria Montessori a Carl Gustav Jung — ci ricorda che esiste un'altra faccia della medaglia. "Essere soli", inteso come temporanea sospensione delle comunicazioni esterne, non è un male da fuggire a tutti i costi, ma una dimensione pedagogica vitale. Se impariamo a viverla, la solitudine smette di essere uno spettro e si trasforma in una compagna preziosa.

"Essere soli", inteso come temporanea sospensione delle comunicazioni esterne, non è un male da fuggire a tutti i costi ma una dimensione pedagogica vitale

Diventa l'habitat naturale della concentrazione profonda, un contenitore fecondo di sogni, introspezione e cura di sé. È solo nel silenzio e nello stacco dal rumore digitale che la psiche trova il tempo storico e intimo per integrarsi, riflettere e rigenerarsi.

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Verso nuovi modelli educativi

La sfida della pedagogia digitale non è quella di demonizzare la tecnologia, ma di promuovere un uso consapevole che restituisca valore al tempo e alla relazione. Educatori, insegnanti e genitori sono chiamati a interrogarsi sul proprio consumo digitale prima ancora che su quello dei minori.

Educatori, insegnanti e genitori sono chiamati a interrogarsi sul proprio consumo digitale prima ancora che su quello dei minori

È urgente creare una rete di supporto che educhi i ragazzi a non temere il silenzio e a ritrovare il valore dello scambio autentico con l'altro. Solo riappropriandoci di questi spazi di solitudine proficua e di ascolto reale potremo strappare i nostri figli dall'alienazione e gettare le basi per una nuova, e più salutare, alleanza educativa.

Fabio Artigiani, insegnante

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