Giulio Regeni. Foto Wikimedia
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A dieci anni dall'uccisione di Giulio Regeni, condannati tre agenti dei servizi segreti egiziani per sequestro di persona

Dieci anni di reclusione a tre agenti dei servizi segreti egiziani per il sequestro di Giulio Regeni. Non regge l'accusa di omicidio, e la famiglia sottolinea: "È stata riconosciuta la responsabilità dell'Egitto". Luigi Ciotti: "È una verità fragile, la fame di giustizia rimane insaziata".

Elena Aquilanti

Elena AquilantiGiornalista praticante

29 settembre 2026

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Tutti i presenti si alzano in piedi, in un silenzio carico di rispetto, nell'istante in cui la famiglia di Giulio Regeni fa il suo ingresso nell'aula della prima Corte d'Assise di Roma. La madre di Giulio Regeni, Paola Deffendi, porta appuntata al centro del petto una spilletta gialla, come il marito Claudio e la figlia Irene. A 3.890 giorni dal ritrovamento del corpo del giovane ricercatore in Egitto, la giudice Paola Roja pronuncia la sentenza: dieci anni di reclusione per tre ufficiali dei servizi segreti egiziani, il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. La condanna arriva unicamente per il reato di sequestro di persona. Cade invece la più grave accusa di omicidio, per la quale la Procura aveva chiesto l'ergastolo, mentre il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, viene totalmente assolto.

La magistrata procede nella lettura della sentenza, articolo dopo articolo e poi toglie l’udienza. I familiari di Giulio rimangono fermi, uno vicino e all’altro e mentre ascoltano i loro avvocati che spiegano il verdetto del tribunale, si tengono stretti in un abbraccio.

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Il sollievo della famiglia e del popolo giallo

Roma, 28 settembre 2026. I genitori e la sorella di Giulio Regeni con l'avvocato Alessandra Ballerini (Foto di E. Aquilanti)
Roma, 28 settembre 2026. I genitori e la sorella di Giulio Regeni con l'avvocato Alessandra Ballerini (Foto di E. Aquilanti)

Terminata l’udienza l’aula si riempie di commenti. Alcuni dei presenti non hanno capito il contenuto della sentenza, altri si domandano perchè non sia stata riconosciuta l’accusa di omicidio, ma la maggior parte delle persone è sollevata.

"Da stasera tutti i regimi, i loro apparati, le loro divise saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile, così come i loro corpi, che l'impunità può essere sconfitta e l'arbitrio può trovare un argine nelle democrazie", avvocata Alessandra Ballerini

I genitori di Giulio Regeni sono troppo emozionati per poter parlare, così l’avvocata Alessandra Ballerini, legge un comunicato scritto dalla famiglia: “Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale”. Ballerini cita il discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della scomparsa di Giulio, e prosegue: “Queste parole, oggi, hanno trovato concretezza in una sentenza emessa nel nome del popolo italiano, che costituisce un presidio per tutti i Giuli e le Giulie del mondo. Al di là delle singole condanne, è evidente che l'impianto probatorio sostenuto dalla procura ha superato il vaglio della Corte. Da stasera tutti i regimi, i loro apparati, le loro divise saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile, così come i loro corpi, che l'impunità può essere sconfitta e l'arbitrio può trovare un argine nelle democrazie”. Poi l’avvocata conclude facendo riferimento ai rapporti tra Italia ed Egitto: “Ora anche il nostro Governo dovrà prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno e rompere i rapporti con un Paese che, lungi dall'essere sicuro, tortura e uccide anche i cittadini degli Stati cosiddetti amici”.

L'Italia che a(r)ma i regimi

“L’impianto accusatorio ha retto nonostante quella che possiamo tranquillamente definire una cooperazione non particolarmente proficua da parte delle autorità egiziane”, procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi

Critico sull'Egitto anche il procuratore della Repubblica, Francesco Lo Voi: “L’impianto accusatorio ha retto nonostante quella che possiamo tranquillamente definire una cooperazione non particolarmente proficua da parte delle autorità egiziane”.

“Noi siamo soddisfatte perchè è stata accertata la responsabilità dell’Egitto e dei suoi servizi segreti”. Dicono tre signore presenti in aula, Maria Luisa Bandini e le figlie Eleonora e Paola Timarco, che fanno parte del popolo giallo, persone che nei dieci anni dalla scomparsa di Giulio Regeni hanno contribuito a mantenere alta l’attenzione sulla vicenda: “Nostra madre ha assistito a tutte le udienze, non ne ha saltata una” dice una di loro. Tutte e tre sono molto coinvolte emotivamente: “Ogni volta è una sofferenza vedere questa famiglia dignitosissima, immaginare il dolore che devono rivivere"; la signora Bandini dice di non essere riuscita a dormire la notte precedente, tanta era la preoccupazione per il verdetto dei giudici. Indossano magliette gialle con scritto: “Verità per Giulio Regeni”.

La difesa degli 007 e la scorta mediatica

Finita l’udienza, il popolo giallo si riversa davanti al tribunale, rimanendo lì anche quando la famiglia Regeni è ormai andata via. Nel piazzale ci sono anche i quattro avvocati degli imputati, assegnati d’ufficio dal tribunale. La magistratura italiana non è mai riuscita a fare comparire in aula gli 007 egiziani condannati adesso in primo grado peri l sequesto di Regeni, scontrandosi in tutti questi anni con insabbiamenti e depistaggi. Il processo si è svolto in assenza degli imputati, un fatto che ha complicato molto l’azione giudiziaria e che probabilmente renderà difficile anche l'eventuale appello. “Io sono parzialmente soddisfatta – dice l’avvocata Filomena Pollastro – sicuramente proveremo a fare appello. Dico proveremo perché al momento, in qualità di difensori d'ufficio di questi imputati, non potremmo farlo. Quindi probabilmente, anzi sicuramente, adiremo nuovamente la Corte Costituzionale”. A essere totalmente soddisfatta è invece la collega Anna Lisa Ticconi, il cui assistito è stato assolto: “Non c’erano assolutamente prove, sarebbe stato impossibile condannare Sharif per l’omicidio di Giulio Regeni”. Entrambe le avvocate aspettano di leggere le motivazioni della sentenza, che saranno depositate entro 90 giorni: “Siamo molto curiose di capire dove hanno colto la responsabilità penale dei tre”, dicono e aggiungono un commento: “Francamente, se questo processo non fosse stato così mediatico, probabilmente l'esito sarebbe ancora diverso. Perché le prove erano veramente irrisorie”.

Sono molte le persone che da dieci anni supportano la famiglia di Giulio riempiendo le piazze e colorandole di giallo con magliette, striscioni, bandiere, spille e braccialetti. Proprio come è successo la mattina dell’ultima udienza davanti al Tribunale di piazzale Clodio, già dalle prime ore del giorno. La cosiddetta onda gialla, come la definisce l’avvocata Ballerini, che prima di entrare in tribunale con la famiglia Regeni ha ringraziato tutti coloro che in questi anni sono stati vicini alla causa: “Senza di voi non saremmo arrivati a processo e poi a sentenza. È stato un percorso a ostacoli con tutto quello che il regime egiziano ha potuto mettere in campo per ostacolarci”.

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Dieci anni di buio

Questa sentenza fissa un primo punto fermo su una tragedia iniziata la sera del 25 gennaio 2016 a Il Cairo. Giulio Regeni, brillante ricercatore dell'Università di Cambridge, si trovava in Egitto per studiare i sindacati indipendenti dei venditori ambulanti. Tradito da Mohamed Abdallah, proprio il capo del sindacato che stava analizzando, il giovane venne inghiottito nel nulla per poi essere ritrovato, il successivo 3 febbraio, quando il suo corpo è stato rinvenuto lungo l'autostrada per Alessandria, segnato da orribili sevizie. Secondo la ricostruzione della Procura, il ricercatore venne privato della libertà, torturato e ucciso, spogliato della sua stessa condizione di persona titolare di diritti per mano di uomini appartenenti agli apparati di sicurezza egiziani. La madre Paola racconterà in seguito di aver riconosciuto solo la punta del naso del figlio e di aver visto su quel volto "tutto il male del mondo".

Nonostante l'assoluzione per l'omicidio materiale, il tribunale di Roma ha certificato che quegli uomini, parte integrante dell'apparato egiziano, sequestrarono Giulio. Una verità raggiunta dopo dieci anni. “I Regeni lo hanno fatto anche per noi e se oggi i nostri diritti valgono un po' di più è merito loro”, ha detto Ballerini.

Cosa manca ancora

"La verità senza giustizia è come un fiore che appassisce prima di dare frutto. Una verità che illude e non matura", è stato il commento di Luigi Ciotti alla sentenza. "Oggi siamo grati alla magistratura italiana per il suo coraggioso lavoro di scavo e ricerca della verità, la stessa verità che Giulio Regeni era impegnato a cercare nel suo ruolo di studioso, senza scorciatoie né compromessi". "Ma è una verità fragile quella che è stata scritta oggi – aggiunge –, destinata purtroppo a restare sulla carta senza incarnarsi in provvedimenti concreti. Questa sentenza ci ribadisce qualcosa di doloroso: non esiste uno stato di diritto che superi i confini nazionali". Poi la conclusione: "Giulio, perdonaci. Genitori, famigliari, amici di Giulio, perdonateci. Perché la vostra sete di verità oggi trova un parziale sollievo, ma la fame di giustizia rimane insaziata".

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