Palazzo del Quirinale, 29-01-2022. Dichiarazione del Presidente Sergio Mattarella dopo la comunicazione dell'esito della votazione per il capo dello Stato
Palazzo del Quirinale, 29-01-2022. Dichiarazione del Presidente Sergio Mattarella dopo la comunicazione dell'esito della votazione per il capo dello Stato

Caro Presidente

La riconferma del presidente Sergio Mattarella è come un'investitura popolare più che il frutto del fallimento dei partiti. L'appello perché non siano archiviati i limiti della classe politica emersi con forza nell'ultima settimana

Rosy Bindi

Rosy BindiEx ministra della Salute, presidente Commissione antimafia nella XVII legislatura

30 gennaio 2022

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Caro Presidente Sergio Mattarella,

Grazie per avere accolto la richiesta di tante italiane e di tanti italiani nonché la volontà del Parlamento: grazie per aver accettato di essere ancora il nostro Presidente.
Sappiamo bene che i suoi programmi di vita erano diversi e soprattutto avevamo capito che la sua dichiarata indisponibilità al secondo mandato non era dettata da interessi personali, ma da un'attenta interpretazione del ruolo che la nostra Costituzione assegna al Capo dello Stato. Tuttavia la Carta non esclude un secondo mandato e ancora una volta la sapienza dei Costituenti, particolarmente profonda nel disegnare la figura del Presidente della Repubblica, ci è tornata utile in questo difficile momento della vita del nostro Paese. 

"Desidero ringraziare i parlamentari e i delegati delle Regioni per la fiducia espressa nei miei confronti. I giorni difficili trascorsi per l’elezione alla Presidenza della Repubblica nel corso della grave emergenza che stiamo tuttora attraversando - sul versante sanitario, su quello economico, su quello sociale – richiamano al senso di responsabilità e al rispetto delle decisioni del Parlamento.
Queste condizioni impongono di non sottrarsi ai doveri cui si è chiamati – e, naturalmente, devono prevalere su altre considerazioni e su prospettive personali differenti – con l’impegno di interpretare le attese e le speranze dei nostri concittadini". Presidente Sergio Mattarella


Vorrei subito togliere di mezzo quello che mi sembra un equivoco ingombrante: lei non si appresta ad assolvere il secondo mandato perché la politica ha fallito. Sarà il nostro Presidente per i prossimi sette anni perché è stato un ottimo Presidente, secondo me il migliore della storia repubblicana, e soprattutto perché è la persona giusta per ricoprire la più alta responsabilità istituzionale in questa fase politica, economica e sociale dell’Italia. In tanti, in ripetute occasioni glielo avevano manifestato. Non ricordo altri presidenti ai quali sia stato richiesto il bis durante le manifestazioni teatrali, o sui quali si sia registrato un gradimento sempre crescente negli anni in tutti i sondaggi. 
Se non avessi il timore di tradire il mio affetto per la democrazia parlamentare direi che la sua riconferma assomiglia molto ad una elezione diretta. Mi limiterò quindi a definirla un'investitura popolare di cui i parlamentari hanno dovuto prendere atto. Ed è interessante notare che i singoli parlamentari ne hanno preso atto ben prima dei loro capi di partito ed hanno incominciato a scrivere il Suo nome sulla scheda in modo crescente fino a convincere tutti, o quasi, che si poteva interrompere la ricerca di candidature, perché  il Presidente c’era già!

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La settimana che abbiamo vissuto merita tuttavia qualche riflessione perché molti altri equivoci andranno chiariti.
Uno di questi si è consumato su noi donne. Quante volte è stato affermato:ci vuole una donna, è il momento di una donna! Mai come in questa occasione si sono moltiplicati gli appelli e sono stati anche fatti nomi e cognomi di donne autorevoli. È stato uno dei tanti mantra della settimana, ma anche questa volta non era il momento di una donna. Non lo era perché c’era  la persona giusta, Lei presidente, ma anche perché le candidature femminile avanzate sono rimaste vittime di un gioco strumentale, e di un altro pericoloso equivoco, forse il più ingombrante.
Mi riferisco al tanto invocato argomento della non divisività. Nessuno può pretendere di eleggere il presidente della propria parte politica, si è ripetutamente affermato. Non ci possono essere vincitori e vinti. In questo Parlamento nessuno schieramento ha la maggioranza e nessuno può eleggere il capo dello Stato da solo.  Non si possono invocare candidature di parte. Affermazioni certo condivisibili in via di principio, ma altrettanto suscettibili di interpretazioni pericolose. Cosa vuol dire essere di parte? E chi non è di parte? Ci hanno insegnato che la democrazia è la convivenza pacifica delle parti. La nostra Costituzione assegna ai partiti, espressione di una parte, la funzione di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Anche Lei Presidente apparteneva ad una parte. Ha una sua storia culturale, politica e partitica a tutti nota, nel suo servizio parlamentare e ministeriale si è intestato battaglie significative, penso fra tutte alle sue dimissioni da ministro quando fu approvato il decreto sul sistema televisivo e alla riforma che abolì il servizio di leva obbligatorio. Eppure in questi anni gli è stato riconosciuto di aver svolto in modo encomiabile la sua funzione di arbitro e di aver rappresentato al meglio l’unità della nazione, prova ne è che il suo secondo mandato è stato richiesto da una maggioranza ben più ampia di quella che si espresse nel 2015.

Chi non è di parte? Tutti lo siamo, anche quelli che non hanno tessere di partito, ma hanno le loro idee, esprimono una sensibilità culturale, appartengono ad un gruppo di potere, esercitano la loro professione con una determinata visione del mondo. Cosa significa essere divisivi, senza specificare i motivi per i quali lo si è? Non volendo dare una risposta a questa domanda si è consumata in queste ultime settimane una odiosa ipocrisia intorno alla candidatura di Silvio Berlusconi che è stata fermato perché, in quanto capo di un partito, era divisivo. Davvero Silvio Berlusconi sarebbe divisivo perché ha fondato Forza Italia? O non piuttosto perché ha un pesante conflitto di interesse come fondatore e riferimento del gruppo Mediaset? O non perché  è stato condannato per frode fiscale? O non piuttosto perché avrebbe dovuto giurare su quella Costituzione che quando era maggioranza in Parlamento aveva provato a stravolgere? O magari perché non sono mai stati chiariti completamente i sospetti per i suoi rapporti con Cosa nostra adombrati non da inchieste giornalistiche ma da sentenze definitive? O perché forse le donne di queste Paese rivendicano di poter essere considerate intelligenti anche se non sono belle? O meglio non sono considerate tali?

Conosco invece tante persone che sono divisive perché difendono la Costituzione, perché combattono la corruzione e il malaffare, perché stanno dalla parte degli ultimi, perché si adoperano per salvare vite umane in mare e lungo i confini segnati da muri e da fili spinati, perché combattono per superare le disuguaglianze, perché invocano il rispetto dei diritti fondamentali e la libertà  per tutti, perché vogliono la pace. Aggiungo Presidente che forse possiamo anche affermare che ci sono culture politiche che pur essendo di parte, sono autenticamente democratiche e come tali sono in grado di formare donne e uomini unitivi, animati da un autentico senso delle istituzioni, generatori e generatrici dell’unità del genere umane e culture politiche o esperienze politiche che non hanno radici profonde nei valori della nostra Costituzione e che faticano a interpretarne lo spirito e la lettera e faticano a esprimere biografie che abbiano il profilo richiesto per ricoprire le responsabilità della più alta magistratura dello Stato. Può sembrare paradossale ma le candidature femminili sono state vittime di questo pericoloso equivoco. Nella spasmodica ricerca di profili “non divisivi” e quindi non politici si è addirittura rischiato di eleggere Capo dello Stato la responsabile dei servizi segreti, una eccellente funzionaria dello Stato, che non andava trascinata nella contrapposizione più pericolosa, che non è mai quella politica, ma quella tra i principi fondamentali della democrazia liberale.



 

Le forze politiche diano prova di maturità e non sprechino questo anno in una lunga ed estenuante campagna elettorale (...) o a rivendicare rimpasti ministeriali. Si faccia in fretta a curare le ferite per dedicarsi ai problemi dell’ItaliaRosy Bindi

Caro Presidente, oggi siamo in molti, la maggioranza dei cittadini ad essere felici per la sua riconferma, ma ci sentiremmo più sicuri se questi equivoci non fossero archiviati, ma si manifestasse la volontà politica di chiarirli, di scioglierli, se ci fosse il coraggio di chiamare per nome i limiti di una classe dirigente politica che comunque dovrà farsi carico di risolvere i tanti problemi che stanno piegando la vita di tanti. La sua disponibilità assicurerà anche la continuità del governo Draghi. Tutti sapevamo che questo passaggio parlamentare aveva due obiettivi: eleggere un buon capo dello Stato e non far precipitare l’Italia in una fase di incertezza governativa. 

Si poteva ottenere questo risultato anche senza chiedere a Lei un ulteriore sacrificio, ma nessuna soluzione poteva essere migliore di questa: lei al Quirinale e Mario Draghi, che Lei ha scelto, a Palazzo Chigi. Il prestigio internazionale del nostro Paese non potrà che crescere, ma a una condizione: che le forze politiche diano prova di maturità e non sprechino questo anno in una lunga ed estenuante campagna elettorale o in una egoistica concentrazione sui problemi che si sono aperti all’interno di ogni forza politica, o a rivendicare rimpasti ministeriali. Si faccia in fretta a curare le ferite per dedicarsi ai problemi dell’Italia e soprattutto non si trasferiscano sull’azione di governo le tensioni partitiche che si sono aperte. Piuttosto se ne approfitti per restituire alla politica la dignità che ha rischiato di perdere anche in questo passaggio. Serve visione, competenza, spirito di servizio, consapevolezza della propria responsabilità. 

Infine, Presidente, Le chiedo di vigilare sul dibattito che si è già aperto sulle possibili riforme istituzionali e che sembrano concentrarsi sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Anche chi, come me, è innamorata della nostra Carta e ha sempre lottato perché restasse intatta, avverte la necessità di interrogarsi sull’assetto istituzionale della nostra Repubblica perché sia più capita e più amata dai cittadini, ma questo non potrà avvenire alterando quel magnifico equilibrio tra i poteri dello Stato e la loro fonte di legittimazione di cui, proprio il Presidente della repubblica è il massimo garante. A chi invoca l’elezione diretta del Capo dello stato soprattutto in nome della debolezza del Parlamento e della inadeguatezza dei partiti forse bisognerebbe contestare che le scorciatoie e le semplificazioni non hanno mai risolto i problemi, forse li hanno aggravati e che forse, prima di un intervento così invasivo ci si potrebbe interrogare su come rafforzare il parlamento e restituire autorevolezza alla politica e riformare i partiti. Siamo certi Presidente di avere al Quirinale una sentinella che veglierà invitando tutti a maneggiare con cura una materia tanto delicata e preziosa. Grazie Presidente

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