Demetrio Quattrone. Foto da Vivi, il portale di Libera dedicato alla memoria delle vittime innocenti delle mafie
Demetrio Quattrone. Foto da Vivi, il portale di Libera dedicato alla memoria delle vittime innocenti delle mafie

Demetrio Quattrone, cittadino non comune vittima della 'ndrangheta

Un gruppo di studenti ripercorre la storia dell'ispettore del lavoro ucciso nel 1991 dalla 'ndrangheta. Si era laureato al Politecnico di Torino ed era tornato a Reggio Calabria per lavorare, spinto da un insaziabile bisogno di giustizia

Presidio Tina Motoc

Presidio Tina MotocPresidio universitario di Libera a Torino

23 dicembre 2022

Non era un poliziotto, un magistrato o un politico, era un cittadino comune. Non aveva votato la sua vita alla causa, ma era spinto da un insaziabile bisogno di giustizia. Era Demetrio Quattrone, un ispettore del lavoro ucciso dalla ‘ndrangheta il 28 settembre 1991 nella sua città, Reggio Calabria, insieme all’amico Nicola Soverino.

Una vittima innocente per la quale non esiste una verità giudiziaria. Ingegnere, Quattrone aveva studiato al Politecnico di Torino. Era stato uno studente fuorisede, come molte e molti di noi del presidio Tina Motoc di Libera, che ha sede nel capoluogo piemontese. Abbiamo ascoltato la sua storia attraverso la testimonianza dei figli Rosa e Nino, in una sera di fine settembre al Comala, uno spazio giovanile non distante dal Poli. Quei racconti hanno suscitato in noi alcune riflessioni.

Mafie senza pietà: bambini vittime delle faide

Una vita che va oltre

Prima riflessione: incontrare i parenti delle vittime innocenti di mafia è un’esperienza preziosa, capace di aprire un varco che nessuna pagina di giornale, documentario, film o libro può aprire allo stesso modo. È stato un momento formativo, ma è andato oltre le aspettative: la tenerezza e l'ammirazione con cui Rosa e Nino parlavano del padre hanno fatto sì che questo incontro restituisse il disegno di una persona profondamente amata. Ci hanno ricordato che dietro la morte di una vittima di mafia c'è tutta una vita con un valore inestimabile, che continua a esistere nel tempo, cambiando forma e abitando nella memoria delle persone che restano.

La seconda riflessione è sulla visione della mafia e dell’antimafia sociale, che ancora prevale nell’opinione pubblica. Anche senza essere un uomo delle forze dell’ordine o della magistratura, Quattrone aveva fatto dell’etica e della giustizia i cardini del suo lavoro e si opponeva al metodo mafioso. Per dirla con le parole del giudice Giovanni Falcone, la mafia "non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società". E così, la storia di Quattrone insegna che non basta non essere mafiosi, ma bisogna agire attivamente. Non solo bisogna astenersi dal commettere ingiustizia, ma soprattutto bisogna farsi testimoni attivi delle irregolarità così diffuse nei nostri territori. Bisogna essere cittadini nel senso più largo del termine. Citando ancora Falcone: "Se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro, né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci rassomiglia".

"Trent'anni dopo", lo speciale de lavialibera per il trentennale delle stragi di Capaci e via D'Amelio

La scelta di partire

La rivista

2022 - numero 18

Oltre le convenzioni

Nel dicembre del 2000, a Palermo veniva firmata la Convenzione Onu contro il crimine organizzato transnazionale, presentata in termini trionfalistici come una svolta nella lotta ai fenomeni mafiosi in tutto il mondo. Ma cosa è cambiato da allora? Qual è lo stato dell'arte in fatto di contrasto ai traffici illeciti globali?

Oltre le convenzioni
Vedi tutti i numeri

La newsletter de lavialibera

Ogni sabato la raccolta degli articoli della settimana, per non perdere neanche una notizia. 

Ogni prima domenica del mese un approfondimento speciale, per saperne di più e stupire gli amici al bar