In un programma governativo, alla frontiera messicana vengono distrutte delle armi in cambio di soldi. Ansa
In un programma governativo, alla frontiera messicana vengono distrutte delle armi in cambio di soldi. Ansa

A 20 anni dalla Convenzione di Palermo, le armi dimenticate

Il traffico illecito di armi è ancora considerato un fenomeno isolato ed è spesso sottovalutato dai governi, quando è ormai evidente che sia connesso ad altre forme di criminalità

Simonetta Grassi

Simonetta GrassiResponsabile del Global Firearms Programme (UNODC)

23 dicembre 2022

Quando si parla di traffico di armi ci riferiamo a un fenomeno multidimensionale e trasversale, connesso con tante altre forme di criminalità. Tutti i criminali usano armi e un dato per misurarne l'impatto immediato è quello dei tassi di omicidio. Il Global study on homicide, realizzato nel 2019 dall’Unodc (l’Ufficio delle Nazioni unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine), rivela che più della metà degli omicidi nel mondo sono stati commessi con un'arma da fuoco. Secondo la Small arms survey del 2020, sono più le persone che muoiono per effetto delle armi fuori dai conflitti armati che nelle guerre.

Secondo la Small arms survey del 2020, sono più le persone che muoiono per effetto delle armi fuori dai conflitti che nelle guerre

Contrastare il traffico di armi significa quindi lottare anche contro la criminalità organizzata. Le armi possono essere lo strumento con cui viene commesso un reato, oggetto di scambio, talvolta diventano un mezzo di finanziamento per il terrorismo, ad esempio in Africa. Eppure, gli Stati continuano a trattare il problema come un fenomeno isolato. In parte ciò è dovuto a un grande vuoto di conoscenza: molti Paesi raccolgono i dati sulle armi confiscate, ma non tutte sono state prima trafficate. In alcune zone del mondo, ad esempio, le armi vengano sottratte dai depositi statali, dopo essere state a loro volta sequestrate e confiscate. Armi che a causa di meccanismi di corruzione, possono finire di nuovo in mano ai criminali.

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Un’altra ragione per cui gli stati faticano a contrastare questa tipologia di traffico è la difficoltà a intercettare le armi nel momento in cui escono dal circuito legale. A differenza delle droghe, infatti, nella maggioranza dei casi le armi sono fabbricate e commercializzate legalmente e solo in un secondo momento entrano nel mercato illecito.

Un reato invisibile

La maggior parte delle armi vengono sequestrate in contesti criminali che nulla hanno a che fare con il traffico. Secondo il Global study on firearms, pubblicato dall’Unodc nel 2020, in molti casi dietro al sequestro vi è la detenzione illecita. Per le autorità è più semplice sottrarre l’arma dalle mani del legittimo proprietario e perseguire un reato piuttosto che aprire un’indagine per risalire alle origini dell’arma stessa.

L'Italia che arma i regimi: l'infografica

L’Unodc, da un lato, supporta i paesi nell’adozione di leggi e misure pratiche per garantire una migliore tracciabilità delle armi, attraverso la marcatura e la creazione di registri e inventari che permettano di seguire il percorso che dalla fabbricazione porta alla distruzione. Dall’altro lato, lavora a fianco degli inquirenti per promuovere le indagini sul traffico delle armi, in un’ottica di cooperazione internazionale. È essenziale che gli stati si scambino informazioni, anche perché non sempre dietro al traffico ci sono le mafie, spesso sono altri gruppi criminali che, senza le opportune indagini, rischiano di passare inosservati.

La rivista

2022 - numero 18

Oltre le convenzioni

Nel dicembre del 2000, a Palermo veniva firmata la Convenzione Onu contro il crimine organizzato transnazionale, presentata in termini trionfalistici come una svolta nella lotta ai fenomeni mafiosi in tutto il mondo. Ma cosa è cambiato da allora? Qual è lo stato dell'arte in fatto di contrasto ai traffici illeciti globali?

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