Gaza (Palestina), 10 ottobre 2023. La disperazione di alcuni giornalisti palestinesi dopo che due colleghi sono rimasti uccisi durante gli attacchi israeliani a Gaza City. Foto di Haitham Imad/Epa
Gaza (Palestina), 10 ottobre 2023. La disperazione di alcuni giornalisti palestinesi dopo che due colleghi sono rimasti uccisi durante gli attacchi israeliani a Gaza City. Foto di Haitham Imad/Epa

Guerra, un racconto distorto

I conflitti in Ucraina e Medio Oriente mostrano le crepe dell'informazione, con le parti che in tv e sui giornali si affrontano come su un ring. Un duello che allontana la pace e alimenta il clima d'odio

Marco Panzarella

Marco PanzarellaRedattore lavialibera

21 dicembre 2023

Sarà l’abitudine ad abbuffarsi di notizie sensazionalistiche o forse è l’assuefazione alla violenza di una società che si è solo illusa di essere “migliore” rispetto a quelle che l’hanno preceduta. Di certo, nel racconto della guerra offerto dai media è sempre più evidente l’esaltazione del conflitto, con opinionisti ed esperti più o meno accreditati che aizzano gli animi e sbraitano le loro ragioni. E chi si dissocia, provando ad analizzare il problema da un punto di vista alternativo, focalizzato più sulla risoluzione che sulla rivendicazione, è puntualmente isolato.

Guerra in Ucraina, giornalismo vittima della propaganda

Secondo Annabel McGoldrick – che insieme a Jake Lynch ha ripreso le teorie sul giornalismo di pace, risalenti alla metà degli anni Sessanta, del sociologo Johan Galtung e della politologa Mari Holmboe Ruge –  i reportage di guerra prediligono le fonti “ufficiali”, sono propensi a concentrarsi su eventi spesso drammatici, violenti e improvvisi e, soprattutto, tendono a rappresentare un conflitto come uno scontro tra due parti, quasi fosse un incontro di boxe dove la vittoria dell’uno è unicamente possibile previa la sconfitta dell’altro.

La narrazione distorta della guerra ha spesso origine proprio sul campo di battaglia, dove i media fanno fatica a raccogliere informazioni di prima mano. È quanto sta avvenendo oggi a Gaza, dove il governo israeliano, a parte qualche eccezione, vieta ai giornalisti stranieri di accedere autonomamente. Il racconto è quindi affidato esclusivamente a reporter gazawi, che al pari dei civili non possono in alcun modo lasciare la Striscia. Tra loro c’è chi ha perso la casa o i propri cari durante i bombardamenti delle forze di difesa israeliane, come Wael Al-Dahdouh, cronista a capo dell’ufficio di Al Jazeera. Mentre era in onda, ha ricevuto la notizia che un raid aereo aveva sterminato la sua famiglia: moglie, figlia e figlio rimasti sepolti sotto le macerie della casa in cui si erano rifugiati. E che ritenevano un luogo sicuro.

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