Santo Stefano Quisquina (Ag), un vecchio carrobotte. Foto di P. Valenti
Santo Stefano Quisquina (Ag), un vecchio carrobotte. Foto di P. Valenti

Crisi idrica in Sicilia, chi mangia sulla sete

Molti soldi, poca trasparenza: così pozzi, autobotti e misure d'emergenza arricchiscono pochi, senza risolvere il problema

Paolo Valenti

Paolo ValentiRedattore lavialibera

Aggiornato il giorno 12 maggio 2025

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"Ho una visione pessimistica: il Meridione e le isole hanno per i bacini una situazione peggiore dell'anno scorso, la prossima estate sarà particolarmente dura". Suonano come un’ammissione di fallimento le parole pronunciate a fine marzo dal commissario straordinario nazionale per la scarsità idrica Nicola Dell’Acqua. Forse preludono alla proroga dello stato d’emergenza per la Sicilia dichiarato dal governo il 6 maggio 2024.

Crisi idrica in Sicilia, i ribelli delle sorgenti

Sicuramente, ne certificano l’insuccesso: nonostante i milioni spesi a suon di interventi d’urgenza, siamo al punto di partenza, se non peggio. Viene allora da chiedersi per cosa siano stati impiegati quei soldi. Rispondere non è semplice: lo stato d’emergenza consente di derogare a molti degli obblighi che invece vigono per le opere pubbliche ordinarie, tra cui quelli relativi alla trasparenza.

Piani opachi

Era il 10 giugno del 2024 quando il presidente della Regione siciliana Renato Schifani annunciava l’approvazione del "piano da 138 interventi" da realizzare con i 20 milioni stanziati dal governo con la dichiarazione dello stato d’emergenza. L’elenco non è mai stato reso pubblico, ma l’abbiamo ottenuto dalla Protezione civile regionale tramite una richiesta di accesso civico: 86 riguardano le autobotti – 8 acquistati di nuovi mezzi, 78 riparazioni –, i restanti 52 sono interventi infrastrutturali sulla rete idrica, la maggior parte dei quali consiste nella realizzazione o riattivazione di pozzi.

La Sicilia ha sete di buona politica

Lavialibera ha anche ottenuto le relazioni sull’attuazione del piano: dovrebbero essere trimestrali e riportare lo stato d’avanzamento di ogni intervento, invece la Protezione civile regionale ne ha prodotte solo due a distanza di cinque mesi l’una dall’altra e con informazioni sommarie. L’ultima, firmata lo scorso 9 gennaio, certificava che il 92 per cento dei 52 interventi infrastrutturali era completato o in corso di ultimazione.

Di diversi, però non si trova traccia né nella banca dati online dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), su cui dovrebbero comparire tutti i contratti pubblici, né nei portali dedicati sui siti dei singoli soggetti attuatori (Siciliacque e i gestori provinciali). In questi casi è quindi impossibile sapere a chi sono stati affidati i lavori e con quali procedure. Di Aica, il gestore idrico per la provincia di Agrigento, sappiamo però che il 97 per cento dei lavori commissionati presenti sul portale Anac (non solo quelli connessi all’emergenza) è stato assegnato a società scelte discrezionalmente con affidamento diretto, e non tramite gara aperta.

Sulla gestione della crisi idrica indaga la Corte dei conti. Intanto Agrigento ha autorizzato le autocisterne abusive

E non conforta il fatto che, dalla sua istituzione nel 2021, l’azienda non abbia mai pubblicato il Piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza, obbligatorio per legge. Intanto, di soldi per l’emergenza idrica ne sono arrivati ancora: 28 milioni dal governo a dicembre, 71 dalle casse della Regione a marzo. Allo stato attuale, non si trovano documenti che illustrino come questi fondi sono stati o saranno spesi. Altri 100 milioni sono stati stanziati per riattivare i dissalatori di Trapani, Porto Empedocle e Gela "entro giugno", ma i lavori sono iniziati solo a fine aprile. Il dossier è attenzionato dalla Corte dei conti, che lo scorso luglio ha avviato un’indagine "sulla gestione dello stato di emergenza in relazione alla situazione di grave deficit idrico e alla criticità delle infrastrutture nel territorio della Regione siciliana".

Il business delle autobotti

Ad Agrigento, l’emblema di questa gestione opaca è il settore delle autobotti. Nei periodi di grave carenza idrica, quelle pubbliche non bastano a soddisfare le richieste dei cittadini rimasti senz’acqua. Allora ci si rivolge a quelle private, che in diversi casi, come hanno dimostrato inchieste giornalistiche e interventi delle forze dell’ordine, operano senza le necessarie autorizzazioni, prelevando da pozzi abusivi e gonfiando i prezzi.

Ad Agrigento, nei periodi di grave carenza idrica, le autobotti pubbliche non bastano a soddisfare le richieste dei cittadini rimasti senz’acqua e ci si rivolge a quelle private

Lo scorso giugno, in piena emergenza, Aica, d’accordo con la prefettura, ha quindi deciso di autorizzare anche i veicoli privati a prelevare e trasportare acqua potabile per proprio conto, secondo un tariffario prestabilito e previa iscrizione a un apposito albo. Per accedere bisogna autocertificare di essere iscritti all’Albo nazionale degli autotrasportatori e di aver dichiarato l’inizio dell’attività alimentare presso l’Azienda sanitaria provinciale (Asp).

Sicilia, l'acqua perduta

Aica ha autorizzato 54 operatori per un totale di 105 veicoli, ma alcuni non risultano iscritti all’Albo nazionale autotrasportatori che lavialibera ha consultato online. Abbiamo poi chiesto all’Asp di Agrigento quante dichiarazioni di inizio attività alimentare fossero pervenute e quanti controlli igienico-sanitari avesse effettuato sui mezzi, ma non abbiamo ricevuto risposta.

Il sindaco di Agrigento si è spinto ancora oltre, autorizzando a operare nel territorio del comune anche le autobotti non iscritte all’albo Aica né registrate presso la motorizzazione. In questo caso, niente tariffario né lista d’attesa: "Non c’è alcuna trasparenza – lamenta Giuseppe Riccobene, dirigente Legambiente a livello cittadino –. È un servizio che non garantisce né sotto il profilo economico, perché il prezzo lo fa il mercato, né dal punto di vista della sicurezza, perché l’acqua che finisce nelle case e nei ristoranti proviene da fonti la cui potabilità non è certa". Così, sotto il velo dell’emergenza, le scorciatoie si fanno prassi e ciò che era illegale diventa soluzione.


Aggiornamento: Il 9 maggio 2025, il Consiglio dei ministri ha approvato la proroga per altri 12 mesi dello stato d'emergenza relativo alla crisi idrica in Sicilia "al fine di consentire la prosecuzione e il completamento delle attività del piano degli interventi". Lavialibera ha inoltre ottenuto dalla Protezione civile integrazioni ai documenti a cui si fa riferimento nell'articolo. Abbiamo potuto verificare che soltanto 16 dei 52 interventi infrastrutturali approvati lo scorso giugno risultano associati a un codice identificativo gara (cig) sul portale OpenBDAP, che permette il monitoraggio dei contratti pubblici. Abbiamo poi ottenuto il nuovo piano approvato lo scorso marzo: prevede 214 interventi relativi alle autobotti (acquisto o riparazione) e 68 opere infrastrutturali (apertura o riattivazione pozzi, condotte di collegamento), per una spesa complessiva di 37 milioni di euro.

Da lavialibera n° 32, Terra bruciata

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