Santo Stefano Quisquina (Ag), un vecchio carrobotte. Foto di P. Valenti
Santo Stefano Quisquina (Ag), un vecchio carrobotte. Foto di P. Valenti

Crisi idrica in Sicilia, chi mangia sulla sete

Molti soldi, poca trasparenza: così pozzi, autobotti e misure d'emergenza arricchiscono pochi, senza risolvere il problema

Paolo Valenti

Paolo ValentiRedattore lavialibera

Aggiornato il giorno 12 maggio 2025

"Ho una visione pessimistica: il Meridione e le isole hanno per i bacini una situazione peggiore dell'anno scorso, la prossima estate sarà particolarmente dura". Suonano come un’ammissione di fallimento le parole pronunciate a fine marzo dal commissario straordinario nazionale per la scarsità idrica Nicola Dell’Acqua. Forse preludono alla proroga dello stato d’emergenza per la Sicilia dichiarato dal governo il 6 maggio 2024.

Crisi idrica in Sicilia, i ribelli delle sorgenti

Sicuramente, ne certificano l’insuccesso: nonostante i milioni spesi a suon di interventi d’urgenza, siamo al punto di partenza, se non peggio. Viene allora da chiedersi per cosa siano stati impiegati quei soldi. Rispondere non è semplice: lo stato d’emergenza consente di derogare a molti degli obblighi che invece vigono per le opere pubbliche ordinarie, tra cui quelli relativi alla trasparenza.

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