Shengjin (Albania), 05 giugno 2024. Giorgia Meloni e il primo ministro albanese Edi Rama visitano uno dei due centri di trattenimento per richiedenti asilo. Foto di Palazzo Chigi
Shengjin (Albania), 05 giugno 2024. Giorgia Meloni e il primo ministro albanese Edi Rama visitano uno dei due centri di trattenimento per richiedenti asilo. Foto di Palazzo Chigi

Meloni ha ragione, i centri in Albania funzioneranno

Il nuovo Patto immigrazione e asilo dell'Unione europea, che entrerà in vigore a giugno, estende le possibilità di confinare i richiedenti asilo e disarma i tribunali. È il compimento dell'erosione del diritto, in cui i sovranismi vedono un ostacolo

Alessandra Sciurba

Alessandra SciurbaUniversità di Palermo

1 gennaio 2026

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Giorgia Meloni ha ragione: l'accordo con l’Albania funzionerà, perché il nuovo Patto immigrazione e asilo dell’Unione europea, che entrerà in vigore tra pochi mesi, mina profondamente le garanzie poste al diritto d’asilo, disarmando in gran parte le Corti che fino ad ora hanno potuto appellarsi a queste per fermare le violazioni.

Cosa prevede il nuovo Patto Ue

Diritto d'asilo sotto attacco

Il Patto si inserisce in un percorso decennale di svuotamento del diritto d’asilo voluto dai governi per due ragioni fondamentali. La prima è che l'asilo costituisce il principale ostacolo all’esercizio assoluto della sovranità nazionale sul controllo dei confini: il suo effettivo rispetto impedisce di respingere in massa le persone, e quindi di “chiudere” le frontiere. Perché il principio di non refoulement, per cui non si può rimandare nessuno dove rischia la vita o la tortura, è un principio non derogabile in nessuna condizione. La seconda ragione è che su questo principio si fonda la credibilità dei diritti umani tutti, la loro esistenza come orizzonte cui tendere. Ce lo hanno insegnato gli orrori della prima metà del Novecento, quando, come ha scritto Hannah Arendt, il fatto che milioni di apolidi ridotti a nuda vita siano stati trattati come schiuma della terra ha aperto le porte al baratro in cui l’Europa è caduta.

"I sovranismi che non vogliono limiti ai loro poteri trattano l’asilo come orpello di cui disfarsi, non ancora cancellato dagli ordinamenti perché troppo protetto da Convenzioni e costituzioni, ma eroso lentamente"

Ecco perché i sovranismi che non vogliono limiti ai loro poteri trattano l’asilo come orpello di cui disfarsi, non ancora cancellato dagli ordinamenti perché troppo protetto da convenzioni e costituzioni, ma eroso lentamente, con le prassi e le modifiche delle fonti del diritto cosiddette secondarie, o con gli accordi di esternalizzazione delle frontiere che hanno delegato il lavoro sporco della sua violazione a paesi come la Libia, la Turchia o la Tunisia. È questa erosione che il nuovo Patto Ue porta a compimento, creando la cornice affinché gli Stati possano con maggiore “flessibilità”, e quindi sempre più impunemente, fare quello che gli pare.

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Frontiere blindate

Senza prevedere canali di ingresso regolare, il Patto continua a lasciare chi cerca asilo nelle reti del traffico di esseri umani, mentre rinnova l’idea di una solidarietà europea meramente difensiva e costruita “contro” le persone che chiedono protezione. Non superando in alcun modo il famigerato "sistema Dublino", si consolidano e ampliano procedure di frontiera che privano di garanzie i richiedenti asilo che saranno quasi tutti confinati o detenuti, in luoghi sempre meno normati, se provenienti da paesi con basso tasso di riconoscimento della protezione (contando solo, però, i responsi in prima istanza, e non anche gli esiti dei ricorsi contro i dinieghi). Il Patto, soprattutto, rafforza il concetto di paese terzo sicuro anche come paese in cui ricollocare chi chiede asilo nel corso della procedura, indipendentemente dall’effettivo rispetto dei diritti umani, mentre promuove le stipule di intese anche informali per esternalizzare le frontiere degli Stati Ue dove sarà impossibile monitorare sulle violazioni che verranno consumate.

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Restano vigenti nel diritto internazionale e nelle fonti primarie Ue i principi posti a tutela dei diritti fondamentali, ma quello che si aprirà è un nuovo capitolo nella lotta per il diritto, che deciderà se questo può ancora essere uno strumento di protezione delle persone e non solo uno strumento di potere. La Corte di Giustizia europea, qualora raggiunta nei casi in cui le persone potranno esercitare il diritto di difesa e i giudici nazionali rinvieranno ad essa, avrà la grande responsabilità di opporsi a delle modalità attuative che prevedono strutturalmente la violazione di quei principi, mentre sarà certamente posta sotto una pressione politica sempre crescente.

"Giorgia Meloni sa bene quanto sta rischiando lo Stato di diritto e aspetta, sul bordo del fiume, di veder passare il suo cadavere"

Ecco perché Giorgia Meloni, con la pazienza che la contraddistingue, continua a dire che i centri in Albania funzioneranno. Sa bene quanto sta rischiando lo Stato di diritto per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, e aspetta, sul bordo del fiume, di veder passare il suo cadavere. Al di là dei soldi sprecati fino ad ora per il “modello Albania”, dovrebbe essere questo pericolo a creare davvero turbamento e a produrre opposizione e mobilitazione.

Da lavialibera n°36

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