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15 gennaio 2026
Ad Assisi (Perugia) hanno quattro ristoranti nel centro storico della città di San Francesco, come emerso dall’inchiesta de lavialibera, “Assisi in vendita. Come il turismo si sta prendendo la città”. A Santa Maria Capua Vetere (Caserta) e dintorni, invece, avevano comprato e gestito due tabaccherie tra il 2017 e il 2020 circa. Per quelle attività due componenti della famiglia Maisto, Luigi Maisto e la figlia Caterina, insieme ad altre persone dovranno affrontare dal 27 gennaio un processo davanti al tribunale della cittadina casertana.
La Direzione distrettuale antimafia di Napoli li accusa – a vario titolo – di trasferimento fraudolento di valori, il reato commesso da chi attribuisce formalmente ad altri dei beni per evitare, ad esempio, sanzioni, sequestri e confische. Sarebbe stato commesso in concorso con un imprenditore locale, Simmaco Maio (ritenuto il titolare effettivo), e altri presunti complici. I pubblici ministeri contestano a tutti l’aggravante “di aver agito al fine di agevolare l’attività dell’associazione camorristica del clan dei casalesi” perché Maio è stato condannato in primo e secondo grado di concorso esterno in associazione mafiosa ed è in attesa del giudizio della Cassazione. In parole più semplici, per i pm le rivendite di sigarette sarebbero state intestate fittiziamente ai Maisto e ad altri per conto di Maio, che voleva evitare sequestri e confische. La questione, ora, dovrà essere vagliata dal tribunale.
Quattro ristoranti (più quattro) ad Assisi
La notizia del procedimento è emersa agli inizi di agosto, quando – nell’ambito dell’inchiesta condotta dai carabinieri di Santa Maria Capua Vetere, supportati dal Nucleo investigativo del comando provinciale di Caserta e coordinati dalla Dda di Napoli – i militari hanno messo i sigilli a tre tabaccherie riconducibili a Simmaco Maio. Commentando gli articoli pubblicati sui media casertani, a metà agosto Libera Umbria affermava: “La richiesta di rinvio a giudizio che colpisce Luigi Maisto ci porta ad alzare ancora di più le antenne per capire cosa succede nel nostro territorio. Nell’attesa che la magistratura faccia il proprio corso, il nostro compito e il nostro impegno è di monitorare cosa accade in città e sollecitare l’opinione pubblica a tenere alta l’attenzione”. In autunno, a Napoli, un giudice ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio e fissato la data del processo, mentre il 16 dicembre scorso la Cassazione ha confermato il sequestro delle rivendite.
Secondo l’avvocato difensore dei Maisto, Delfo Berretti, del foro di Perugia, “è tutto azzardato – dichiara a lavialibera –. Hanno acquistato gli esercizi vendendo degli immobili qui, li hanno gestiti per un periodo, non si sono trovati bene e poi li hanno rivenduti. È tutto tracciato”. Per questo il legale confida nel buon esito del processo per i suoi assistiti.
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Tutta la questione ruota intorno a Simmaco Maio, imprenditore nato nel 1969 a Santa Maria Capua Vetere, condannato in primo e secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa perché ritenuto vicino al clan camorristico degli Amato, con il quale avrebbe gestito affari legati alle slot machine, e ora in attesa di un nuovo verdetto della Suprema corte. Secondo gli accertamenti dei carabinieri, tra il 2017 e il 2022 l’uomo, temendo sequestri e confische legate al primo processo, ha trasferito ad altre persone le licenze di tre tabaccherie. Tra gli intestatari – sempre secondo le ipotesi investigative – figurano anche i figli di Maisto, il primogenito Pasquale (nato nel 1993, non indagato) e la secondogenita Caterina (1997). Delle tre tabaccherie sequestrate ad agosto dai carabinieri, due erano state amministrate da loro fino all'estate 2020.
Una tabaccheria, in via Galatina a Santa Maria Capua Vetere, era gestita dall’impresa individuale aperta nell’agosto 2017 da Pasquale Maisto, figlio di Luigi e fratello di Caterina. Sebbene non indagato, negli atti compare anche il suo nome: per i pm riversava gli incassi della tabaccheria a Maio “che ne era di fatto il proprietario”.
“Le intercettazioni riguardano l’ultimo periodo di gestione dei Maisto, quando le attività erano già state vendute"Delfo Berretti - Avvocato difensore dei Maisto
Un’altra tabaccheria era invece in via Regina Elena 48 a Bellona. Qui aveva sede l’impresa individuale di Caterina Maisto, avviata nel 2018 e chiusa definitivamente nel 2024. Simmaco Maio, i due Maisto e altre due persone, sono indagati per avere “attribuito i beni aziendali”, cioè la tabaccheria a Bellona (Caserta) “al fine di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione”. Maio avrebbe nascosto il suo ruolo di titolare effettivo, Caterina Maisto è indagata per aver “costituito la ditta individuale omonima”, che ha gestito dal 27 luglio 2018 al 28 luglio 2020 con l’aiuto del padre e di un altro uomo. Inoltre “riversava gli utili a Maio Simmaco che di fatto ne era il proprietario”, è l’ipotesi formulata dalla Dda napoletana.
In Campania, come nelle attività ad Assisi, Luigi Maisto non figura nelle compagini societarie, ma dalle intercettazioni agli atti risulta essere in contatto con Maio per la gestione degli esercizi commerciali, delle forniture di sigarette e delle compravendite delle attività. “Le intercettazioni riguardano l’ultimo periodo di gestione dei Maisto, quando le attività erano già state vendute – spiega l’avvocato Berretti –. Per i Monopoli l’intestazione della tabaccheria segue un iter e il nuovo acquirente nei primi sei mesi non aveva questa iscrizione, quindi effettivamente (l’attività, ndr) era a nome di Caterina Maisto, ma c’era già stata la vendita. Era una sorta di cortesia fatta per sei mesi nell’attesta dell’intestazione”. Per la difesa, questo dimostrerebbe che i Maisto non erano intestatari fittizi per conto di Maio.
Il procedimento ha avuto un corso tortuoso. La Dda aveva chiesto il sequestro delle tre attività, ma il 13 dicembre 2023 il giudice per le indagini preliminari aveva rigettato la richiesta. La decisione era stata confermata anche dal tribunale del Riesame di Napoli il 14 giugno 2024. La procura ha quindi fatto un ricorso in Cassazione, che a fine 2024 le ha dato ragione. Il 10 luglio 2025 il tribunale del Riesame di Napoli ha dato l’ok ai sequestri e ad agosto i carabinieri hanno posto i sigilli sulle tabaccherie.
Altrettanto complesso è l’iter giudiziario del principale sospettato, Simmaco Maio. Il 3 marzo 2022 la Cassazione aveva annullato la sentenza del 7 dicembre 2018 con cui la Corte d’appello di Napoli lo aveva condannato a otto anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa perché – è l’ipotesi dei pm – avrebbe cooperato a truffare i Monopoli di Stato (reato prescritto) con l’utilizzo di slot machine clonate, favorendo il clan Amato.
In un primo processo, Simmaco Maio avrebbe contribuito consapevolmente “agli affari illeciti e alla posizione di monopolio del clan nel settore" delle slot
Secondo i giudici, nel gennaio 2009 era stato accertato che il capo clan Salvatore Amato imponeva con minacce le sue slot agli esercizi commerciali di Santa Maria Capua Vetere e dintorni anche grazie alla collaborazione di Simmaco Maio, ritenuto “specializzato ed esperto del settore”. Questo risulterebbe da alcune intercettazioni e dalle dichiarazioni del boss, nel frattempo diventato pentito, e di altri collaboratori di giustizia, atti da cui emergerebbe – secondo i giudici – “la consapevolezza del ricorrente di contribuire agli affari illeciti e alla posizione di monopolio del clan nel settore, tutelando al contempo la propria”. Maio non sarebbe stato in posizione di “soggezione o sudditanza” e sarebbe stato anzi consapevole di avere a che fare con dei camorristi. Il 15 settembre 2023 c’è stato un secondo processo d’appello, ma in seguito la Cassazione ha ordinato di celebrarlo di nuovo.
Sulla base di questo processo e di alcuni elementi emersi nell’indagine sui “tabacchini”, i pm ritengono che Maio abbia agevolato con dolo – cioè intenzionalmente – il clan dei casalesi, mentre per gli altri indagati, tra i quali i due Maisto, il dolo sarebbe “eventuale” perché “hanno agito accettando il rischio” che il Maio riversasse ai clan il ricavato delle attività. Sarà uno degli aspetti cruciali da vagliare nel corso del processo. Il giudice che per primo ha bocciato la richiesta di sequestro aveva sollevato dubbi circa i contatti più recenti tra Simmaco Maio e i “casalesi”, ma a luglio il tribunale del riesame ha ritenuto queste circostanze il segnale di rapporti con la criminalità mai veramente interrotti.
L’avvocato Angelo Raucci, difensore di Simmaco Maio, ha fatto ricorso alla Suprema corte contro i sequestri, ma il 16 dicembre 2025 gli ermellini hanno respinto la richiesta e confermato i sequestri.
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